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A room of my own. Quando l’arte è donna

La Milano Design Week ospita ogni anno designer provenienti da tutto il mondo. Per il Fuorisalone 2019, tra le sorprendenti soluzioni architettoniche, tecnologiche e d’arredamento installate negli spazi del Ventura Centrale, si fa largo un progetto artistico proposto da un trio, tutto al femminile, la mostra: A room of my own.

Tre stanze dedicate ad ogni singola proposta ispirata al saggio di Virgina Woolf A room of one’s one, da un’idea del curatore Sabino Maria Frassà. Il testo affronta il tema delle differenze di genere, in particolar modo la visione maschilista che vi era in Inghilterra al tempo della scrittrice, momento in cui alle donne era difficile, se non addirittura negato, l’accesso alla cultura.

La tematica è affrontata in modo singolare dalle artiste; nella prima stanza Flora Deborah propone il rapporto che ha la madre con il figlio, declinato al principio della creazione. D’altronde l’artista ‘crea’ per definizione e qui Flora con I’m Too Old to Float dà vita ad un organismo vivente composto da culture di batteri che, nutrendosi di tè verde e zucchero, crescono formando una sorta di patina, una pelle che diviene sempre più concreta e pesante, fino ad affondare. Tali elementi fluttuano nell’acqua contenuta in vasi di vetro soffiato, le cui forme sono associabili ad organi interni o ad organismi viventi.

La seconda stanza accoglie Still l’installazione di Giulia Manfredi che, attraverso dei parallelepipedi, agisce in modo da bloccare quello che per lei è il senso dell’esistenza. La fragilità di una pianta, di un essere vegetale, viene protetta dalla resina, che però non ne preserva la sopravvivenza. Difatti, benché la trasparenza ci tragga in inganno, da vicino notiamo che l’essere non è più in vita, nonostante la funzione protettiva e protettrice del contenitore.

Vincitrice del Premio Cramum 2017, Francesca Piovesan propone per la MDW 2019 un progetto inedito. L’installazione Uneasy punta l’obiettivo su quei particolari che siamo soliti nascondere: i difetti, le cicatrici che ci contraddistinguono, che ci rendono unici. Le foto non sono visibili nell’immediato, per riuscire a scorgerle dobbiamo avvicinarci e – attraverso il calore del nostro corpo – attivare i pigmenti neri termosensibili che celano l’immagine sottostante. È un chiaro invito ad andare oltre la superficie delle persone, delle cose. Il resto del mondo si presenta a noi inizialmente come un’ombra nera, che si dirada solo nel momento in cui decidiamo di approfondire la conoscenza dell’’altro’.

Tre differenti analisi della figura femminile, della sua purezza, della sua delicatezza, declinate dalla eterogeneità di materiali e tecniche adoperate, inserite in spogli capannoni industriali, rendono unica la visita alla mostra: Una stanza tutta per me.

Fino a domenica 14 aprile presso gli spazi di Ventura Centrale, via Ferrante Aporti 9, Milano