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L’Abruzzo nello sguardo e nel cuore di Micheal Kenna

Sono in molti a chiedersi chi è davvero Michael Kenna: chi è quel fotografo, quell’artista, quell’uomo che per due anni ha attraversato l’Abruzzo? Che è riuscito a fissare in immagini spaccati di una regione di surreale bellezza? Che è stato capace di portare in superfice l’anima di un territorio, tanto da creare un’immediata empatia con chi quei luoghi li vive? Ma anche, al contempo, di astrarli a tal punto da renderli spazi assoluti e immaginifici, facendo loro fare letteralmente il giro del mondo: New York, Chicago, Seul, Londra, Parigi, Berlino e a breve anche Tokyo? Michael Kenna, inglese (Widnes 1953), considerato fra i fotografi di paesaggio più importanti sulla scena internazionale, è soprattutto un grande ed eterno romantico e nel cuore dell’Italia, nella biodiversità che lo caratterizza, ha conosciuto un inspiegabile senso di epifania che lo ha condotto a una narrazione per immagini propria e indipendente dal luogo e il tempo in cui è stata scritta.

La mostra ABRUZZO Fotografie di Michael Kenna, curata da Vincenzo De Pompeis, ora in corso a Palazzo Casamarte a Loreto Aprutino (PE) e realizzata grazie all’impegno della Fondazione dei Musei Civici, è lo sguardo stesso di Kenna posatosi su questa regione ed è il racconto del suo intenso e lungo viaggio fra bellezze paesaggistiche che tolgono il fiato. Questa mostra è un Abruzzo che si rivela nella sua essenza ed essa non poteva, assolutamente, non approdare in quei luoghi laddove tutto ha avuto origine.

Ma chi è, dunque, Micheal Kenna? Un po’ ricorda quei pellegrini, intellettuali e artisti di tutta Europa che, dal Settecento in poi, si muovevano lungo le antiche vie del sapere, prevedendo quale tappa imprescindibile l’Italia, terra della classicità, della formazione della civiltà occidentale. Il suo agire ricorda, in sostanza, il fenomeno del Gran Tour. Un itinerario, tuttavia, che in origine escludeva gli Abruzzi, diventati territori da visitare – o meglio, da esplorare – soltanto dalla seconda metà dell’Ottocento, grazie alla penna del gentiluomo Richard Keppel Craven che, nel 1837, pubblicò un libro nel quale narrava il suo Viaggio attraverso l’Abruzzo, e grazie all’immaginario visivo delle illustrazioni realizzate, in seguito, da Edward Lear nel 1846. Oggi quella storia pare ripetersi ed è Micheal Kenna a trascinarci, con il suo sguardo “straniero”, in un’esperienza visiva – in un viaggio ideale – ritmata da un senso continuo di “rivelazione”. Kenna, infatti, ci fa vivere l’esperienza del “sublime”, mostrandoci spazi a perdita d’occhio, quell’assolutamente grande come fossimo in un dipinto di Caspar David Friedrich, procurandoci sensazioni stranianti assorbite in atmosfere che appaiono come sospese, malinconiche, tali da annullare la percezione del tempo.

Tuttavia, Kenna questo lo fa in uno spazio paradossalmente ristretto, in scatti dalle dimensioni quadrate che ricordano quelle delle polaroid, recuperando, attraverso la scelta di questo formato, il senso originario dell’istantanea, ossia la capacità di descrivere un attimo, un momento strappato alla fugacità della vita, al tempo che scorre, all’oblio che per sempre è trattenuto in un’immagine. Kenna, dunque, opera in uno spazio intimo e del tutto personale. Allo stesso tempo, però, egli proietta la sua opera nel presente. Il formato quadrato ricorda, infatti, il più popolare e utilizzato social network di condivisione: Instagram – ispirato proprio alla mitica polaroid – di cui inoltre, recupera anche l’effetto “filtro” conferendo alle proprie immagini un estetismo assoluto, senza mai cadere, tuttavia, in facili o banali manierismi. Kenna, però, nonostante il gioco delle forme, i richiami agli strumenti del passato e dell’oggi, la creazione di effetti visivi straordinari, dell’istantanea trattiene soltanto il dato percettivo finale. Tutto quello che c’è dietro ogni sua fotografia, elude completamente l’idea d’immediatezza, tanto è vero che, tutto il suo lavoro è realizzato con mezzi fotografici tradizionali analogici e non digitali, e ogni singolo scatto può essere conseguito anche con durate di dodici ore consecutive, tali da permettergli di cogliere particolari diversamente non percepibili a occhio nudo.

In tal senso, Kenna resta, sempre e comunque, un fotografo tradizionale, ma è anche, al contempo, un intelligente artista di concetto che riesce, con abilità, a utilizzare il linguaggio della comunicazione contemporanea narrando temi culturali e identitari sbiaditi nel flusso della globalizzazione. Qui entrano in gioco i soggetti. Incontriamo rovine medioevali e antichi borghi circondati da montagne selvagge dalle cime impetuose, paesaggi rurali e coste dove, la relazione fra uomo e natura, anche quando non esplicitamente palesata, si mostra una costante fisica percepibile nell’atmosfera. In questa tipologia di scatti, tutti rigorosamente in bianco e nero, Kenna fissa quell’invisibile – e inviolabile – antico patto fra l’essere umano e il creato che per secoli ha regolato la vita di questi luoghi, un patto oggi pesantemente minacciato dallo sconsiderato agire dell’uomo stesso. Kenna, indirettamente, sembra quasi ricordarci chi siamo e da dove veniamo, decretando un romantico monito a rispettare e non violare ciò che è lì, intorno a noi, quella convivenza millenaria che ha plasmato questi luoghi. Nella sua opera fotografica incontriamo, poi, anche gli alberi. L’albero è nella storia culturale dell’umanità il simbolo di vita per eccellenza, figura che Kenna fa propria, astraendo il tronco in palo, il palo in struttura balneare, sino a dargli sembianze quasi umane, insistendo, così e ancora una volta, sull’atavico legame uomo-natura. Queste composizioni mostrano, inoltre, un insistente rigore geometrico ritmato dalla ripetizione che, solo in apparenza casuale, rimanda a sua volta al sentirsi inspiegabilmente parte di un arcano ordine cosmico. In sintesi, lo straordinario linguaggio fotografico di Micheal Kenna, caratterizzato da un bianco e nero assoluto, si fa grammatica di conoscenza del proprio sé, di esplorazione, di esercizio di trasduzione dove la ritualità espressiva delle forme, quelle forme impresse in immagine fotografica, assume i connotati e la sonorità di una vera e propria poesia visiva.

 

ABRUZZO Fotografie di Michael Kenna è promossa dalla Fondazione dei Musei Civici di Loreto Aprutino, con il patrocinio di Comune di Loreto Aprutino

Palazzo Casamarte, Via del Baio, Loreto Aprutino (PE)

ORARI sabato e domenica, ore 10.00-13.00 e 17.00-20.00


Prorogata fino al 31 ottobre 2017

www.abruzzomichaelkenna.it

https://www.facebook.com/Fondazione-dei-Musei-Civici-di-Loreto-Aprutino-101203460477465/