home Recensioni Alessandro Sciarroni al Centquatre

Alessandro Sciarroni al Centquatre

CENTQUATRE Più ALESSANDRO SCIARRONI
Focus per Francia e Arte.

Il Centquatre, in 104 rue d’Aubervilliers , diciannovesimo arrondissement nel nord di Parigi, è un ente pubblico di cooperazione culturale. Inaugurato solo nel 2008 si è già imposto come uno dei luoghi più dinamici e interessanti dell’intera proposta artistica francese grazie a un fitto programma di attività che coinvolgono artisti da ogni parte del mondo.

Un ex sito industriale, costruito alla fine dell’ottocento che si sviluppa su un’area di 41.000 metri quadrati, per più di 120 anni è stato destinato all’attività di pompe funebri cittadina, esattamente un’autorimessa per le vetture adibite a tale compito.Nel 2003 viene fatto oggetto di un’ingente azione di recupero urbanistico da parte del comune, con l’obbiettivo specifico di permettere alle persone più diverse un accesso a contenuti culturali e pratiche artistiche di elevata qualità. Con la finalità di promuovere un approccio aperto a tutte le discipline artistiche, danza, musica, teatro, arti plastiche e performative per quello che i suoi curatori José-Manuel Gonçalvès e Lucile Walther chiamano: “..uno stile di vita improntato all’estetica dell’arte”. Imprimere il territorio col segno dato dal contatto diretto con gli artisti e le opere, dunque calate in modalità permanente in un contesto marginale, solitamente non toccato dai grandi circuiti culturali. E coinvolgere attivamente i suoi abitanti nella possibilità di esprimersi artisticamente, di produrre contenuti artistici. Il progetto viene affidato al giovane duo di architetti Marc Iseppi e Jacques Pajot, che con il loro “Atelier Novembre”, ad oggi uno studio che ha presieduto a numerosi lavori di recupero architettonico in tutta la Francia.

In un decennio di intensa attività, che si sviluppa per lo più con la modalità delle residenze artistiche, il Centquatre diventa nel panorama artistico contemporaneo un vero e proprio “oggetto atipico”. Un esperimento allestito in un quartiere a maggioranza adibito a edilizia popolare che si presenta come la combinazione fra un’accademia d’eccellenza genere Villa Medici, una Kunshaus d’avanguardia Berlinese genere Tacheles, una sala polivalente comunale genere funzionale. Questa istituzione locale ha dato vita e lanciato un vero e proprio modo di operare, trasversale, multidisciplinare e “multimodale”, aperto a incontrare tutti i tipi di pubblici, ridisegnando il baricentro del quartiere. Facilitato, inoltre, proprio dalla sua architettura che diviene presto iconografica – un grande passaggio pedonale coperto, come una tipica rue parigina del IXX secolo, e con un grande tetto in vetro che si apre allo spazio circostante.

Fra gli italiani di punta associati al Centquatre di Parigi c’è Alessandro Sciarroni; attivo nell’ambito delle performing art è legato al contesto francese da tempo. Considerato fra i più rivoluzionari coreografi della scena artistica contemporanea, come recita testuale il comunicato della Biennale di Venezia 2019, gli è stato recentemente assegnato il Leone d’oro alla carriera, premiazione che avverrà il prossimo 21 giugno 2019 con la coppia di artisti francesi Steven Michel e Théo Mercier destinatari del Leone d’Argento.

Sciarroni è forse l’artista che attualmente meglio rappresenta l’eccellenza non solo nella pratica performativa in Europa, ma per il suo approccio innovativo, sperimentale, e multidisciplinare è capace di inserirsi in uno spazio di confine fra differenti ambiti di ricerca fino a raggiungere una specificità quasi unica. In questo Sciarroni riesce a rompere ogni tipo di stereotipo, rispetto al quale siamo abituati a definire un campo disciplinare, tanto da servirsi nel suo lavoro di più generi e forme d’arte, dalla danza, alle attività circensi, o pratiche completamente estranee all’arte, come lo sport e a tradurle in performance di grande intensità.Lo specchio, o forse la conseguenza di una formazione eterogenea e di un percorso personale non propriamente convenzionale.

Sciarroni è originario delle Marche, e si interessa molto giovane al teatro, nel frattempo prende una laurea in Conservazione dei Beni Culturali e inizia un itinerario complesso che lo porterà fino alle scene dell’arte internazionale e a un procedere di rappresentazioni e riconoscimenti – dalla Biennale de la Danse di Lione, al Kunstenfestivaldesarts di Brussels, all’Impulstanz Festival a Vienna, il Festival d’Automne e Festival Séquence Danse del 104 a Parigi, Centrale Fies, Abu Dhabi Art Fair, Juli Dans Festival ad Amsterdam, Crossing the Line di New York, o l’Hong Kong Art Festival, il Festival TBA di Portland, Festival Panorama Rio de Janeiro, la Biennale di Venezia (che gli dedica una monografica nel 2017), per citarne alcuni – fino al prestigiosissimo Leone d’oro. Un premio assegnato in passato a coreografi di fama mondiale come Cunningham (1995), Carolyn Carlson (2006), Pina Bausch (2007), Kylián (2008), William Forsythe (2010), Sylvie Guillem (2012), Steve Paxton (2014), Anne Teresa De Keersmaeker (2015), Maguy Marin (2016), Lucinda Childs (2017) e Meg Stuart (2018).
Attualmente Sciarroni è impegnato al Festival di danza Contemporanea “Racconti di altre danze” a Livorno, dove si esibirà con una performance del 2017 intitolata “Don’t Be frightened of turning the page”.

Il lavoro performativo di Alessandro Sciarroni ha sempre un forte impianto concettuale, con un rigore e una disciplina che riesce a tramutarsi in esisti sbalorditivi, seppure parta da assunti logici apparentemente di una semplicità quasi banale.In Don’t be Frightneded of turning the page, inserito in un progetto più grande chiamato “Migrant Bodies”, Sciarroni centra il suo lavoro sul movimento della rotazione.
Il tema è svolto nella semplice azione di un corpo che gira su se stesso, al centro di una sala. Il movimento va avanti ininterrottamente giungendo a toccare i limiti oggettivi di resistenza fisica dei ballerini. Sembra ridurre al minimo il concetto della migrazione rendendolo come moto che avviene sulla superficie circolare del pianeta. Un processo immane, continuo, inarrestabile qualcosa di radicato nell’esistenza, e che include l’uomo e i suoi ritmi circadiani, ma anche gli animali, i fenomeni e gli elementi, le correnti generate dalla circolazione atmosferica, marina, o i moti convettivi terrestri, fino a spingersi alla dimensione cosmica, siderale, che lega i pianeti che proprio ruotando sul proprio asse si legano fra loro come parte di un fenomeno vitale immenso, superiore e potenzialmente senza limiti. L’universo.
Nella pratica non vi è un riferimento ai Dervisci di origine sufi, non vi è nemmeno un riferimento alle pratiche ascetiche di origine religiosa o filosofica. Il lavoro di Sciarroni si Jirí incentra esclusivamente sul fatto fisico del movimento, ma trascinando inevitabilmente gli osservatori dentro una forte suggestione che ha mille ripercussioni interiori.
Sciarroni dei suoi atti performativi ne dà differenti “versioni”; quella solista, interpretata direttamente da lui, come a Livorno, o quella di gruppo. I performers in questo caso non sono necessariamente ballerini, ma possono essere artisti visivi, musicisti, designer, proprio per usare toni e differenti sensibilità visive, volutamente atipiche da quella preordinata e prevedibile che può dare il corpo atletico di un ballerino.

L’ultimo progetto di Sciarroni invece si intitola Augusto, ed è un lavoro ancora diverso. Uno spettacolo sul bisogno di sentirsi amati in maniera incondizionata e sul dolore, ma si serve della risata.Nell’azione vocale gli interpreti del lavoro ridono ad oltranza, per rappresentare tutto lo spettro di emozioni gioia, euforia, commozione, così come sofferenza, rabbia e paura. Il cast è composto da undici interpreti. Si tratta di un nuovo gruppo di lavoro composto da attori, danzatori e cantanti, ancora una volta rompendo lo stereotipo dell’interprete, cui l’azione sarebbe in origine destinata.
Il titolo dello spettacolo è un omaggio alla figura dell’Augusto: il clown, il fool, l’idiota che combina sempre guai e che si orina addosso, sempre ubriaco, col naso rosso, e che ride di tutto. Ma “Augusto” significa anche imperiale, regale, autorevole, ed è il nome del primo imperatore romano.
L’artista a tal proposito dice: “L’ondata razzista e xenofoba che sta attraversando i paesi occidentali ha influenzato fortemente la mia visione. Oggi il mio sguardo è più disilluso, critico. In “Augusto” vi è la rappresentazione di una società che per un’ora intera è costretta a ridere senza sosta, senza alcun motivo. Oggi come allora i miei lavori cercano di stabilire uno scambio emozionale con il pubblico”, fino ad esiti paradossali che possono anche disturbare chi osserva.

Alessandro Sciarroni proprio il prossimo 20 Aprile sarà nella sede del Centquatre di Parigi a presentare “Augusto”.