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Alfonso Leto: Opere scelte, 1977-2017

A mio avviso, tutto fiorisce da quei rovi; da quei rovi psichedelici e quisquinesi, così presenti, presenti al punto da pungere le pupille stanche, i polpastrelli del pensiero visivo; e in grado di inacidire e compenetrare tutto. E poi ombre, e poi spiragli, attraverso le pareti increspate del tempo, dalle quali, in una strana coincidenza elettrochimica, entra la luce ed esce lo sguardo del postmoderno, che di moderno gli è rimasto il fatto di trovarsi, per caso, dopo qualcosa di indefinito: una storia ancora da scrivere, un’alba ancora da vivere. Infine una pittura multifunzionale che stringe, nella sua morsa, la cultura di cui dispone attraverso la finzione mediatica della realtà quotidiana, del bazar esistenziale, della numerazione dei nostri giorni.

Un po’ come nella teoria dei sistemi dinamici, un po’ come in un naturale (ed evolutivo) missaggio tra organismi, l’indagine avviene semplicemente con l’ironia della figura, custode della vita; cioè con una figura che è fedele alla sua etimologia e smette di essere tale, sporgendosi aldilà della finzione, emettendo la pulsione epifanica dell’arte: dalla fissità iconografica alla fluidità delle emozioni (formali?). L’estasi pare essere ai bordi, sì, gocciolante; ma sempre opulente, adempiendo al compito di dominio delle menti umane in cerca di verità (o di semplicità…) e contraddizioni.

Alfonso Leto, a Palermo, con la Fondazione Sant’Elia, la curatela del docente dell’Accademia di Brera Marco Meneguzzo e la collaborazione del direttore del Museo delle Trame Mediterranee Enzo Fiammetta, ci parla, con novanta opere scelte, di quarant’anni di arte e di “mestiere” all’interno di disegni, pitture, combine-painting, mezzi extra-artistici e di uso concettuale: ingredienti della pirotecnica espressione artistica di un “analista del reale”, come scrive in catalogo Meneguzzo, che osserva “tutto ciò che capita entro il suo raggio d’interesse (si badi, non nel suo raggio d’azione, e neppure nel suo raggio visivo), e che viene elaborato secondo codici autogeneranti e autogeneratisi. I codici, ancor più dei linguaggi, cambiano abbastanza rapidamente nel corso degli anni, ma lo scopo è sempre lo stesso: la codifica del reale secondo parametri intellegibili. Di fatto, questo è il compito dell’intellettuale, e difatti Leto è prima di tutto un intellettuale, poi un artista, perché dall’arte ha mutuato i suoi codici di riferimento e comunicativi”.

Da quei rovi tutto fiorisce, ripeto. Senza mai fermarsi. Come in un’anarchica macchina alimentata da magiche favole: dalla quale i punti interrogativi si rincorrono senza sosta, ma nulla è veramente “incompLeto”.

 

 

 

Info

Luogo: PALAZZO SANT’ELIA
Indirizzo: Via Maqueda 81 – Palermo – Sicilia
Quando: dal 24/03/2018 – al 29/04/2018
Vernissage: 24/03/2018 ore 17,30
Autore: Alfonso Leto
Curatore: Marco Meneguzzo
Orari: martedì | venerdì 9,30 > 18,30 sabato | domenica 10 > 13 e 15,30 > 18,30. Chiuso il lunedì
Biglietti: Intero € 5 | ridotto € 4
Patrocini: Organizzazione: Fondazione Orestiadi | Fondazione Sant’Elia Sito http://www.fondazionesantelia.it Pagina FB: /Fondazione Sant’Elia sitohttp://www.fondazioneorestiadi.it Pagina FB: Orestiadi Patrocini | Comune di Palermo | Città Metropolitana di Palermo Inserita nel programma di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018

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Dario Orphée La Mendola

Nato ad Agrigento. Maturità scientifica. Laurea magistrale in filosofia. Insegna Estetica ed Etica della Comunicazione presso l'Accademia di Belle Arti di Agrigento e Progettazione delle professionalità presso l'Accademia di Belle Arti di Catania. Critico e curatore indipendente. Collabora con numerose riviste, scrivendo di arte, estetica, filosofia della natura e filosofia dell'agricoltura. Si sta occupando dello studio del sentimento, di gnoseologia dell'arte, estetica della natura e scienze naturali.