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ArtVerona 2017: soddisfazioni per tutti

Si è conclusa lo scorso 16 ottobre 2017 ArtVerona, da quest’anno sotto la direzione artistica di Adriana Polveroni che raccoglie il testimone lasciato da Andrea Bruciati. Giunta alla sua 13ª edizione, ArtVerona aveva già nei mesi precedenti creato presupposti interessanti, aumentando di buon grado il numero di gallerie coinvolte, 140 di cui 30 presenti per la prima volta, e collateralmente 14 nuovi spazi indipendenti e 20 realtà editoriali. Dati alla mano, si registra una certa soddisfazione dei partecipanti con ottime percentuali di vendite e plausi a un’organizzazione puntuale e compatta nonostante la complessità logistica del contesto e delle iniziative: il focus coraggioso dell’italianità ha suggerito di allargare lo sguardo verso gli spazi indipendenti, spesso veri e propri studi d’artista allargati, luoghi, probabilmente, maggiormente attraenti per le nuove generazioni di artisti che non di rado manifestano un certo timore reverenziale verso il sistema galleristico. La linea verde auspicata si è colta, piacevolmente, anche nei collezionisti transitanti per Verona, attratti dall’atmosfera rilassata ma anche dalle numerose occasioni di acquisto inferiore ai 5.000 euro, ovviamente dettato dall’abbondanza delle nuove proposte: l’importante è ripristinare quello spirito di appartenenza, da cui il motto “Viaggio in Italia” o #backtoitaly.

Un lieve aumento c’è stato anche sul fronte dell’adesione di pubblico (23.000 visitatori rispetto ai 22.000 delle due edizioni passate). Un dato da considerare incoraggiante sul quale, tuttavia, lavorare ancora, da allargare e sommare anche a quello registrato negli eventi collaterali sparsi nel centro cittadino, con le inaugurazioni delle mostre: “Il mio corpo nel tempo Lüthi, Ontani, Opalka” alla Galleria d’Arte Moderna A. Forti (13 ottobre-28 gennaio) e “Iconoclash Il conflitto delle immagini” al Museo di Castelvecchio (13 ottobre-7 gennaio).

Tornando alla Fiera e al suo contenuto, emerge una piacevole sobrietà nel complesso, con qualche innegabile déjà vu, ma molta accoglienza. Sul fronte del contemporaneo si è mostrato appagante e interessante l’allestimento della galleria Matèria di Roma, che ha confuso piacevolmente con le opere di Stefano Canto e Giuseppe De Mattia, ma anche il ritorno alla “scuola delle cose” di Fabrizio Prevedello della Cardelli e Fontana – arte contemporanea di Sarzana. Notevoli le fotografie di Silvia Camporesi proposta da MLB Home Gallery di Ferrara e le carnose pitture di Alfio Giurato della milanese Federico Rui – arte contemporanea. Per quel che attiene la fotografia e anche il video, merita menzione la giovanissima Fatma Bucak, classe 1984, rappresentata dalla galleria Alberto Peola di Torino con A border view del 2015, stampa digitale a pigmenti su carta cotone, e il video And then God blessed the del 2013 opere entrambe acquisite dal Gruppo d’Acquisto Privato ArtVerona. Tra i maestri, invece, della fotografia italiana, di quella generazione più giovane e vicina a Luigi Ghirri, si segnala Olivo Barbieri presente con una monumentale opera presentata dalla veneziana galleria Michela Rizzo.

Non meno ricco il settore moderno, abbondanti Scanavino, Accardi, Capogrossi, Veronesi …, mai abbastanza in verità, presenti, ad esempio, alla galleria Santo Ficara di Firenze, intervallati ad affabili pause come i Renato Ranaldi proposti dalla galleria Il Ponte – arte contemporanea di Firenze, o le graziose statuine di Marino Marini offerte da OpenArt di Prato, a dimostrazione che certi artisti riescono ad essere monumentali anche a dimensioni ridotte. Citiamo anche Bonioni Arte di Reggio Emilia con opere degli intramontabili Victor Vasarely, Hartung e Daniel Spoerri, protagonista quest’ultimo della performance dal titolo Banchetto Palindromo andata in scena al Palazzo dei Mutilati il 14 ottobre, e la galleria di Giovanni Bonelli di Milano che sta continuando a promuovere l’opera di Gianni Pettena tra i fondatori, alla fine degli anni ’60 a Firenze, del movimento “Architettura radicale” il cui lavoro, in questo ultimo anno, si sta facendo riscoprire agli occhi di molti collezionisti. I nomi degli storicizzati Mainolfi, Dessì, Gastini, Messina si alternano nello stand della galleria di Nicola Pedana di Caserta a quelli dei più giovani Montani e Bini, Frattini e Valla mostrando, con uno sguardo temporale allungato, la solidità progettuale di talune ricerche, ancora oggi attualissime, e l’originalità di altre consce delle proprie radici. Sul recupero dei grandi maestri, si muove anche Eidos immagini Contemporanee che in ArtVerona ha presentato i lavori di Concetto Pozzati, scomparso lo scorso 1 agosto, un omaggio al grande artista bolognese ma anche, al contempo, un modo per ripercorrere sia l’arte Informale gestuale e materica, sia la Pop Art, correnti che Pozzati ha cavalcato entrambe. Segnaliamo, infine Labs Gallery di Bologna e alcuni pezzi, interessantissimi, di Paolo Icaro degli anni Settanta.

Fra le novità di ArtVerona 2017 c’è sicuramente la sezione Scouting, che si potrebbe definire una sorta di continuazione della Raw Zone, dove i galleristi sono stati invitati a presentare 2 o massimo 3 artisti, con progetti dal forte impatto sperimentale. Fra Questi si distinguono la Galleria Collicalireggi di Catania, che ha presentato uno stand dedicato a Alice Cattaneo, Hugo Canoilas, e Urs Luthi, Luca Tommasi di Milano impegnato sul fronte di un nuovo astrattismo con le opere di Alexis Harding, Maria Teresa Ortoleva e il giovanissimo Patrick Tabarelli, Traffic Gallery di Begamo con Eva Hide e Rosy Rox, Villa Contemporanea di Monza con le opere di Adi Haxhiaj, Valentina Perazzini, Silvia Vendramel.

Nella Raw Zone meritano di essere ricordate tutte le gallerie partecipanti a cominciare da Annarumma di Napoli con le opere pittoriche di Patrick Sandri, la neonata Cellar Contemporary di Trento e le curiose figure di David Aron Angeli, GalleriaPiù di Bologna con le curiosissime opere di Marco Ceroni e Ivana Spinelli, infine Renata Fabbri di Milano che ha presentato il lavoro di Andrea Nacciarriti e la RizzutoGallery di Palermo con Katharina Maderthaner.

Free Stage è, invece, la sezione che è stata dedicata ai giovani artisti non ancora promossi da una galleria, presentati da artisti della generazione precedente. Amos Cappuccio, Antonio Della Guardia e Lula Broglio sono stati tenuti a battesimo da H.H. Lim, Giuseppe Pietroniro e Daniele Puppi e ci auguriamo che al termine di questa avventura fieristica i giovanissimi abbiano trovato galleristi da cui farsi rappresentare su questo stesso palco il prossimo anno.

Ultimissima: Novissima autem non minimus la menzione di Flavio Favelli, vincitore del premio ICONA 2017 con il suo Extra Profondo Oro, un collage di carte di cioccolatini su pannello presentato dalla galleria Studio Sales di Norberto Ruggeri di Roma, quasi ad indicare un romantico ritorno al passato nostrano, abbondante, glorioso seppur omologato come fu il Medioevo italiano, oggi incredibilmente contemporaneo.