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Bettie van Haaster

Il gesto per noi, non sarà più un momento fermato del dinamismo universale: sarà, decisamente, la sensazione dinamica eternata come tale. Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. Una figura non è mai stabile davanti a noi ma appare e scompare incessantemente.

U.Boccioni, C. Carrà, L. Russolo, G. Balla, G. Severini, Manifesto tecnico della pittura futurista, 11 aprile 1910.

 

Ciò che contraddistingue l’olandese Bettie van Haaster dagli altri pittori è la sua carica fortemente emozionale espressa attraverso un intenso uso del cromatismo. Il suo rapporto materico con il colore è alla base della sua ricerca espressiva che si manifesta attraverso la modellazione dei pigmenti come materia viva. Già nelle sue primissime esperienze giovanili la Haaster, essendo cresciuta nel Bollenstreek, un’area sabbiosa vicino alle dune dove si estendono i tulipani, ha dimostrato un notevole interesse per il modellato, dalla sabbia delle piane olandesi dell’ovest alle sculture in argilla fino al colore materico disteso con forza ed energia. Una volta presa coscienza del proprio talento e delle sue inclinazioni artistico-creative, la Haaster intraprese il suo percorso di studi conoscitivo che sfocerà poi con la liberazione del gesto pittorico che diventa fluido per assecondare il moto interiore dell’artista, quell’impulso creativo che caratterizza ogni sua opera.

Partendo da un dato naturale e spaziale, di cui se ne perdono i riferimenti figurativi sebbene siano riproposti nei titoli delle opere, la Haaster esprime con spontaneità e immediatezza gestuale la propria carica espressiva fatta di pochi colori e dove i segni, privi di riferimenti naturalistici diretti, diventano i protagonisti assoluti dell’opera in quanto strutture di materia colorata. Il gesto impulsivo è trasferito sulla tela che, da campo della rappresentazione, diventa spazio dell’azione dell’artista che trasferisce la propria energia nella materia pittorica. La pennellata corposa, stesa dinamicamente e di getto, va a formare delle escrescenze di colore che trattengono l’energia dell’atto creativo. La pittura si increspa sulla tela come le onde del mare si infrangono formando un movimento incessante e stimolante a livello emotivo ed empatico. Questo flusso di coscienza inarrestabile è ciò che contraddistingue l’operato artistico della Haaster che realizza dipinti in una successione senza fine. La pittura come atto creativo e vitale accoglie sulla tela accelerazioni e rallentamenti, proprio come la vita stessa, poiché essa è soggetta all’alternanza di impulsi vitalistici e momenti di assoluta quiete.

La pittura a olio, portatrice di un valore culturale e artistico legato alla tradizione fiamminga, permette alla Haaster di lavorare su una superficie malleabile, date le proprietà dell’olio come legante a lenta asciugatura, su cui l’artista può intervenire a più riprese rielaborando in più fasi il dipinto. La sua pittura vitalistica fatta di gesti rapidi e repentini potrebbe stridere con questa scelta tecnica ma, in realtà, essa è una componente fondamentale del suo gesto capace di spargere il colore attraverso le diverse qualità e natura del movimento: lento, veloce, morbido e violento. Il dinamismo che ne sovviene è lo stesso della pittrice, nato dalla sua emotività e trattenuto dal colore disteso su un piano orizzontale affinché non si creino colature ma solo concrezioni solide di colore testimoni di quello spontaneo impeto creativo. Il valore espressivo, nato dall’azione combinata del corpo, della mente e del sentimento dell’artista, si accompagna a una grande capacità tecnica. Da ciò ne deriva la scelta del piccolo formato, 35×25 cm, poiché esso concorre all’esecuzione dell’opera secondo un controllo utile e funzionale a livello tecnico a esprimere tutta la carica fisico-emotiva dell’artista. Inoltre, il formato ridotto le permette di non realizzare progetti, studi o bozzetti, seguendo così unicamente la sua spinta creativa interiore che via via cresce e decresce seguendo un ritmo vitale.

I disegni a matita o ad acquerello sono, quindi, delle opere uniche e indipendenti nate anch’esse dalla creatività dell’artista come una sorta di pausa o sospensione temporale dalla pittura. In essi è possibile rintracciare la stessa forza comunicativa potente e astratta del segno pittorico atto a evocare una condizione esistenziale.

Le relazioni cromatiche, l’andamento apparentemente casuale del segno e la tessitura fitta e serrata della pennellata costituiscono la firma della Haaster che trasmette attraverso il suo segno gestuale le tensioni visive e tattili prodotte dalla vitalità delle pennellate che si sovrappongono. Tale sovrapposizione dei piani di colore assegna un’importanza primaria al succedersi delle azioni della pittrice e allo stesso tempo descrive una spazialità omogenea senza gerarchie né confini. Il colore, infatti, deborda ed entra prepotentemente nello spazio visivo dello spettatore. La rappresentazione è priva di una direzione determinata e l’astante è, quindi, libero di immergersi in un vorticoso intreccio di colori e piani, grumi e pennellate che rivelano quanto l’improvvisazione, sebbene guidata da principi di equilibrio compositivo, sia un elemento fondante dell’arte della Haaster.

La frammentazione del colore e della forma sono riuniti dall’armonia dell’insieme compositivo come nelle compenetrazioni di colori futuriste dove le esplosioni di luce danno forma all’astrazione. La ricerca purista del colore, da notarsi soprattutto nella scelta di utilizzare pochi colori alla volta, due massimo tre, è ciò che dà vita a una sintassi cromatica fatta di luci e ombre, chiaro e scuro. Nell’ultima decade, la pittura della Haaster si fa luministica come quella dei pittori rinascimentali veneziani per la scelta cromatica dei blu e dei gialli, dove il blu indica per lei lo spazio e il giallo la luce. Per Lichaam (2016) ella dichiara apertamente di essersi ispirata ai blu della Madonna della Pala di San Giobbe (1487 c.) di Giovanni Bellini per il corpo centrale e alla disposizione luministica dei gialli del fondale.

La successione delle cromie e l’astrazione della forma ottenute attraverso tecniche derivate da un processo di apparente improvvisazione, restituiscono un’immagine spaziale caratterizzata dalla matericità del colore, steso per tocchi, che provoca alterazioni visive e ombreggiature. Il chiaroscuro è di derivazione non solamente fisico-materica ma anche sintattica dovuta all’uso linguistico e spaziale del blu e del giallo.

La dicotomia che ne deriva fra spazialità e gesto è ciò che fa della Haaster un’artista dalla risoluta libertà espressiva capace di trasmettere emozioni e di stabilire relazioni empatiche e allusive in colui che osserva i suoi dipinti. Fra il pieno e il vuoto dei pigmenti è consentito far viaggiare la propria fantasia fra i flutti di colore fino a che non si ritrova quell’immagine fugace che l’artista ha celato attraverso le ripetute azioni e manipolazioni astrattive, quell’essenza interiore e individuale di cui solo lei ne è la custode.

Le opere di Bettie van Haaster sono visibili nella collezione permanente del De Pont Museum di Tilburg (NL).

Inoltre, l’artista farà parte a Maggio 2018 di un progetto espositivo ospitato e promosso dalla SEA Foundation di Tilburg a cura di  Valeria Ceregini.

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Valeria Ceregini

Valeria Ceregini è una storica dell’arte, curatrice e scrittrice indipendente con sede a Torino e a Dublino, Irlanda. Ha conseguito la laurea magistrale in Semiotica presso l'Università di Torino e in Storia dell'arte contemporanea cum laude presso l'Università di Genova. Ha proseguito i suoi studi in storia dell’arte frequentando la Scuola di Specializzazione in Beni Artistici Storici dell'Università di Genova. Nel 2015 è stata Assistente Curatore presso la GAM - Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, nel 2016 curatrice editoriale e archivista presso la Fondazione Centro Studi Piero Gilardi. Dal 2015 è contributore abituale per alcune riviste di settore e risulta vincitrice di diverse residenze europee per curatori. Dal 2017 collabora come curatore con il Pallas Projects/Studios di Dublino e con la SEA Foundation di Tilburg, Olanda.