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Carlo Alfano – Soggetto Spazio Soggetto

Il Mart dedica due progetti espositivi ad altrettanti intrepreti delle grammatiche contemporanee italiane: Carlo Alfano e Francesco Lo Savio. Due proposte parallele dedicate a due grandi precursori delle istanze dell’ultimo Novecento. Due mostre di ricerca che confermano l’adesione del Mart alla esplorazione dei linguaggi più recenti e meno noti che hanno contribuito in maniera determinante a ridefinire l’orizzonte delle ricerche più attuali.

Per la mostra di Carlo Alfano, a cura di Denis Isaia e Gianfranco Maraniello, l’antologica presenta un notevole corpus di opere raramente esibito o da anni assente sulla scena espositiva nazionale e internazionale. Cinquanta opere, realizzate tra la metà degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Novanta, testimoniano gli sviluppi di una ricerca non ancora pienamente indagata. L’esposizione segue il percorso creativo di Carlo Alfano, insistendo sulla propensione scenica dell’artista e dunque inquadrando le opere non solo negli sviluppi cronologici o storico-artistici, ma anche in quelli allestitivi. Risultano evidenti tanto l’attualità della ricerca di Alfano, quanto le peculiarità della sua indagine. In tutta l’opera di Alfano, fin dagli esordi, è costante la tensione verso gli interrogativi legati ai significati della rappresentazione dell’arte e dell’esistenza, in senso filosofico. L’arte diviene esperienza privata nella quale si fondono il letterario e il visivo, la scrittura e l’immagine, la voce, il racconto, la memoria.

Dopo gli esordi legati alla pittura Informale degli anni Cinquanta, Alfano avvia una riflessione dedicata ai meccanismi della visione e della percezione, che dalla produzione di opere d’arte cinetica approda alla realizzazione di ambienti tridimensionali.

Dalla fine degli anni Sessanta l’attitudine analitica che lo contraddistingue assume con sempre maggiore evidenza i caratteri della ricerca concettuale. Ampiamente rappresentata in mostra, questa stagione è caratterizzata da elementi linguistici e filosofici che indagano lo spazio e il tempo, l’individuo e l’altro da sé. Tra i lavori più significativi si distinguono la serie delle Distanze e l’opera Stanza per voci, installata per la prima volta nella versione a doppio telaio come da progetto originale dell’artista, il ciclo Frammenti di un autoritratto anonimo, cominciato nel 1969 e concluso solo con la scomparsa dell’artista. Nel corso degli anni Settanta e con più continuità nel decennio successivo, l’opera di Alfano torna alla figurazione trattando soggetti mitologici e riferimenti iconografici della storia dell’arte, senza però rinunciare alla dimensione autoriflessiva che ne contraddistingue gli esiti fino alle ultime realizzazioni. La grande esposizione del Mart illustra gli sviluppi della ricerca di Alfano con particolare attenzione agli aspetti allestitivi, restituendo al visitatore l’inclinazione teatrale che caratterizza tutta l’opera. In mostra lavori provenienti da importanti collezioni private e da istituzioni pubbliche, come la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e il Museo d’Arte contemporanea Donnaregina di Napoli, il cui direttore Andrea Viliani, commenta in catalogo, che “Alfano sembra essere al contempo contemporaneo e alieno al suo tempo. Se da un lato partecipa, fino a farsene uno dei più lucidi interpreti, alle ricerche coeve su linguaggio e parola, rappresentazione e immagine, intesi quali campi di cui analizzare, scomporre, decostruire e ricostruire i meccanismi di funzionamento predeterminati, dall’altro sembra estraniarsi da una pratica concettuale di intelligenza e di svelamento, prediligendo le zone d’ombra di dubbio e investigazione”. La mostra è accompagnata da un catalogo monografico in inglese e italiano con contribuiti di Flavia Alfano, Maria De Vivo, Stefano Ferrari, Denis Isaia, Gianfranco Maraniello e Andrea Viliani. Il volume costituisce la più esaustiva raccolta delle opere dell’artista resa possibile grazie alla collaborazione con l’Archivio Alfano. (dal c.s).

La recensione è pubblicata sul n.265 di Segno