home Notiziario, Recensioni Di fili e di segni, di mani e di cuori: una mostra che riscatta l’incisione

Di fili e di segni, di mani e di cuori: una mostra che riscatta l’incisione

Volge al termine un esperimento espositivo complesso che mette in campo diversi elementi di riflessione: generazioni a confronto, rilettura e dinamica di una tecnica preziosa qual’è l’incisione riletta in chiave contemporanea e il rilancio di un importante premio internazionale sospeso da oramai da dieci anni. Del Filo e del Segno, una mostra degli artisti marchigiani Walter Valentini (1928) e Giovanni Gaggia (1977), a cura di Chiara Canali alla Galleria Bramante di Fermignano (PU), raccoglie tutte queste intenzioni, anche se a ben vedere sono molto più profonde e poetiche le sottili trame che questa genera. E’ un progetto a quattro mani che si realizza intorno ad un’acquaforte intitolata Unitis Signis, un lavoro che mostra il condensarsi dei temi del tempo, dei linguaggi di entrambi, della memoria, della spiritualità e della ritualità, temi che muovono da sempre l’opera dei due artisti. Da questo lavoro parte una esposizione che ha più a che fare, per eleganza e per intensità, con una partitura musicale, corale, melodica, un fraseggio delicato fatto di armonie e continue corrispondenze. La visione iconica di Gaggia incontra quella spazialista di Valentini in una unica opera per forma e sostanza, e analogamente, si incontrano nella mostra Per Filo e per Segno frutto di un dialogo costruito in numerosi incontri e confronti. L’opera centrale, Unitis Signis ricorda le pagine aperte di un libro o un dittico indissolubile: a sinistra, una lastra di Walter Valentini con i suoi segni inconfondibili, su cui poi successivamente interviene Gaggia. A destra la sagoma di un cuore ricucito con i solchi delle suture che rimandano al gesto di incidere, segnare, che si imprimono sulla carta e si incastonano all’interno della forma perfetta di un cerchio, realizzato da Giovanni Gaggia

Questa sintonia virtuosa, corredata da un apparato critico di tutto rilievo con testi di Maria Letizia Paiato e Massimo Mattioli oltre che della curatrice Chiara Canali, centra l’attenzione sulla necessità di far rivivere i momenti di confronto e di sperimentazioni che erano propri dei “premi”, in questo caso del Premio Internazionale “Fabio Bertoni” per l’incisione promosso, a cadenza biennale, dal Comune di Fermignano e dall’Accademia di Belle Arti di Urbino e orami fermo da dieci anni. Il premio offriva un’ampia panoramica sull’arte incisoria contemporanea ed era testimonianza della ricerca e della sperimentazione in corso all’interno delle Accademie e degli Istituti artistici. Ora, questa mostra getta una luce creativa e vitale su questa tecnica e sulla possibilità di ripresa del premio.

Il resoconto finale? E’ semplice: è un incontro che doveva accadere. Valentini doveva incontrare Gaggia, la visione iconica doveva incontrare l’approccio spazialista, l’arte contemporanea doveva incontrare una tecnica che, anche se presente nella storia di ogni artista, a volte corre il rischio di essere considerata minore, il sistema culturale doveva incontrare un premio dimenticato e il pubblico doveva incontrare la magia di questo sodalizio.

Galleria Bramante

Via Martiri della Libertà, 25

61033 Fermignano PU

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