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Donato Piccolo | Imprévisible

Donato Piccolo è protagonista con la mostra personale Imprévisible alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano. Imprévisible è il primo appuntamento del nuovo ciclo delle Project Room della Fondazione in cui quest’ultima ospita giovani curatori ed artisti nella volontà tenace d’ispezione delle più interessanti tendenze della scultura contemporanea.

Nel 1945 Arturo Martini chiosava aspramente nel suo celebre libello: “Niente giustifica la sopravvivenza della scultura nel mondo moderno” : l’atroce abiura viene tamen simul smentita dall’autore stesso, protagonista di un’altissima pratica di quest’arte e forse dalla capziosa chiusa del trattato che così recitava: ”Nego la paternità di qualunque pensiero io abbia espresso, da chiunque raccolto e fissato, su questo argomento, perché si tratta di parole immature forse contrarie alle mie conclusioni”.

Lungi dal volere qui sottoporre ad uno smanioso bisturi critico l’attuale scenario della scultura (in tempi e luoghi che ci costringerebbero ad una fallace e di certo non esaustiva disamina) ed essendo la sottoscritta appassionatamente versata nell’approfondimento della scultura-scultura che ad oggi sempre palesa degli exempla di alta caratura, ciò nondimeno inseguendo l’input martiniano ci sovvengono degli interrogativi. Che nuove strade può percorrere oggi la scultura? Ci sono lieviti di cui essa si nutre per rinnovare intrinsecamente la propria sostanza? Quali gli esiti della scultura quando questa s’apre alle più stranianti invenzioni ed innerva le proprie vertiginose visioni delle tecnologie più contemporanee?

Auscultare la scultura. Auscultare la scultura nelle sue accensioni polimorfe. È dunque questo lo scopo delle Project Room 2018 la cui curatela è stata affidata a Flavio Arensi. Arensi costruisce un progetto in tre atti, La Stanza di Proust, un vero itinerario che si dispiega in tre momenti per sussumere in una coerente valutazione del ruolo della scultura in questo momento storico. Il titolo del ciclo afferma il richiamo alla camera di Boulevard Haussmann nella quale il pensatore francese scrisse in schivo isolamento la sua Recherche: la Project Room della Fondazione diviene pertanto stanza di sughero, diviene monade, diviene laico naòs in cui l’artista conduce la propria precipua meditazione. Ma, come già per Proust, lo spazio si libera dalla stretta delle sue mura per sfuggire alla sua immanenza in una dilatazione animica e poietica in cui passato e futuro, presenza e assenza, suono e silenzio intessono una trama fatta di inattese tensioni estetiche, emozionali, percettive.

Per il primo dei tre appuntamenti, ecco Donato Piccolo che alla Fondazione presenta un gruppo di opere inedite. La mostra prende il nome di Imprévisible, un termine francese che l’artista romano rinnova ed interpreta con la personale accezione di concrezione di Imprevedibile ed Invisibile (Impre-visible). Tale “esegesi” assume una forma altamente simbolica che ben riesce ad evocare gli immaginifici universi di Piccolo dove l’inatteso, il fantomatico non solo risultano assolutamente fondamentali ma persino divengono oggetto di indagine artistica. Se Piccolo ci ha abituati a quella che potremmo definire, parafrasando Federico Schiller, una rappresentazione del Sublime, la mostra in atto a Milano decifra una fondamentale ipostasi della sua opera: lo sprigionarsi del Butterfly Effect i cui esiti inquieti si traducono poi in arte con formule e mezzi espressivi assai perspicui che sempre scaturiscono nel fruitore una risposta di rapimento narcotizzante.

Movente della mostra sono le parole del fisico Edward Lorenz citate alle pareti  a fare da insegna icastica e da rivelazione: se due sistemi sono in dialogo tra di loro, l’uno influenzerà ineluttabilmente l’altro. La teoria lorenziana viene acquisita nella sua complessità e procede nelle verifiche dell’esperienza artistica: con esatto compimento demiurgico, Piccolo individua le ragioni di una meta-epoca fatta di capovolgimenti, di interferenze ed abitata da perturbanti macchine-insetto. Immediata la mente va a Gregor Samsa, protagonista kafkiano de Le Metamorfosi ed al suo primo risveglio da gigantesco scarafaggio. Come scrive Arensi: “Nella stanza, che è un territorio di conoscenza e memoria, lo scarafaggio mette in scena il dramma, principia a sapere e comprendere una situazione d’esistenza”.

Mirabile il corto-circuito che Piccolo crea ancora una volta tra naturalia ed artificialia, tra frammenti di preistoria e intuizione del futuro. Due tartarughe (l’animale più antico a noi giunto) ed un robot un pò carapace ed un po’ aracnide danno vita ad un complesso gioco di inafferabili consequenzialità. Butterfly Effect, per l’appunto: è dal movimento delle tartarughe che si genera quello dell’auto rovesciata esapode. L’agitarsi delle chele robotiche è il risultato della trasmissione dell’azione pregressa delle piccole testuggini. Non può sfuggirci come la tartaruga che mitologicamente rappresenta il cosmo (per le peculiarità del suo guscio)  in quanto tale sia anche Forma omnicomprensiva: e qui diviene principio di una sorta di natura naturante che travalica sé stessa, inconsapevole e non cosciente, e iperbolicamente s’estende fino a conquistare l’egida dell’AI. Evidenzia il curatore: “Così, la macchina-insetto di Donato Piccolo entra in scena, neonata, immagazzina i dati di quanto avviene intorno, stiva e rilascia conoscenza attraverso l’input e l’output, ossia pratica lo scambio abitudinario con cui ogni essere umano si confronta con la realtà. Qui, tuttavia, siamo di fronte a qualcosa che processa le informazioni, le stocca e le modifica secondo un calcolo matematico preciso, senza la distrazione emotiva che fa dipendere tutte le nostre decisioni. Censurare i sentimenti significa abdicare dalla specificità che ci appartiene, quella che per intendere segna l’intero cammino dell’individuo”. A completare la mostra una serie di disegni di Donato Piccolo che, come scrissi già, lungi dall’essere semplici sussidi, s’affermano nella propria autonomia creativa: “essi sono un repertorio di fantastiche iperboli destinate a rimanere, per la stessa complessità dell’Idea che ad esse sottende, in gran parte irrealizzabili; bizzarie che si consumano sulla soglia dell’utopia”.

 

 

 

PROJECT ROOM #7 | Donato Piccolo

Imprévisible
a cura di Flavio Arensi

Fondazione Arnaldo Pomodoro

Via Vigevano, 9, 20144 Milano MI

Fino al 25 Maggio 2018