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Ettore Frani

Ettore Frani, Elegia, 2010. Olio su mdf, cm100x120

La Galleria Maniero presenta Elegia, una selezione di opere di Ettore Frani in cui la pittura si apre ad un dialogo silenzioso con la parola poetica di Leonardo Bonetti.
Sulla sterile superficie, bianco-laccata del mdf, Frani opera una paziente stratificazione di velature con l’uso esclusivo di nero e olio di lino. Prendono forma luoghi desertici e liminali che trattengono in bilico sulla soglia, in una continua sospensione tra profondità e superficie. Alcune opere, la cui ‘pelle’ trasuda umori, tracce, impronte di un rimosso sconosciuto, vengono a volte scalfite dall’artista che lascia riaffiorare il bianco del supporto.

L’immagine dipinta ne esce così sacrificata, bucata o viceversa, in altre opere, negata sotto una fitta coltre di nero. Da queste alchimie, ossidate e riscaldate dal tempo, ecco un’inattesa ‘fioritura’ nella poetica di Frani: perturbanti fiori che pendono inafferrabili, le Elegia e Rosa di Nulla. Lo sguardo meduseo scolpisce l’eternità nel trascorrere del tempo attraverso questi esili corpi scorticati, che nella grazia della loro pesante leggerezza cristallizzano la luce di un attimo, gettando la propria ingannevole ombra sulla superficie. Sono custodi d’attesa, orfani esiliati e recisi, sradicati dal loro mondo e definitivamente sospesi sull’infinito della lontananza. Come feticci, dalla funzione apotropaica, rimandano continuamente di là da se stessi a qualcosa che non potrà mai essere afferrato o posseduto, intimi ed estranei al luogo in cui dimorano. Da queste figure, che sembrano voler alludere alla condizione esistenziale dell’uomo, emerge, silenzioso, il senso religioso-sacrale della pittura di Frani, così come nelle opere Colloquium e Tentativo di ascensione. Infine, nel trittico Rosa di nulla, l’artista abbandona la profondità del paesaggio. Attraverso l’inganno della pittura e l’ausilio del bianco acrilico egli fa emergere, dietro rose appassite, consunte tele, simulando superficie su superficie.
Impreziosiscono l’esposizione le tre poesie composte da Leonardo Bonetti ed ispirate, non solo ad alcune delle opere in mostra, ma più in generale all’ultimo periodo di ricerca di Frani. Queste sembrano voler indagare tre aspetti molto profondi della sua pittura. Emerge, secondo Bonetti, una tripartizione involontaria: le tre liriche sottolineano gli aspetti complementari delle opere. L’una si sofferma sullo sfondo, sul bianco, sull’attesa, sull’assenza; l’altra sul fiore, o parte di esso, nel suo rapporto di ombre con il fondo che lo accoglie; l’ultima, sull’occhio interno al mondo pittorico di Frani che lo stesso Bonetti definisce “un’isola-sguardo”, come presenza umana interna al mondo rappresentato nelle opere. La voce del poeta intesse, con il filo puro della parola lirica, un colloquium vivo con l’opera pittorica per attraversare il silenzio e restare sospesi in un momento di infinita attesa. Elegia è il canto malinconico e compassionevole di un coro a due voci. (Paola Feraiorni)
Inaugurazione, venerdì 19 marzo ore 18 in mostra fino al 30 aprile alla Galleria Maniero via dell’Arancio, 79 Roma

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Roberto Sala

Art director della rivista Segno insegna Grafica editoriale all’Accademia di Belle Arti di Brera

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