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Eva Hide: l’arte nella Società senza Padre

È una scena del delitto quella che il duo artistico Eva Hide propone con la mostra Dad is God alla Traffic Gallery di Roberto Ratti, Bergamo. Un delitto che si compie tra le confortanti (solo in apparenza) mura domestiche dalle tinte pastello. C’è invece qualcosa di torbido e greve nei collage dei poster sulle pareti o tra le finestrelle delle insolite casette per le bambole, nei teatrini e negli inquietanti pupazzi. C’è una infanzia inquinata, danneggiata. C’è tutta una generazione compromessa. C’è un sapore oscuro. Sembra sì, proprio un delitto! Eva Hide (Leonardo Moscogiuri e Mario Suglia) non usano filtri, non sono vittime di visioni estetizzanti e non usano mezze misure per descrivere il vuoto di valori di cui tutti siamo responsabili e allo stesso tempo vittime: una fontana eroga liquido da organi sessuali promiscui, organi che, amputati dal corpo di appartenenza, vivono solo della loro sessualità compulsiva privata della pratica riproduttiva. Poi teatrini, con scene poco edificanti, che mettono in relazione i pensieri più oscuri e funzioni corporali, con animaletti da camera e da compagnia come appena usciti da un sogno hard, angoscioso e perverso. I collage, come in una sala operatoria da B-movie, producono aberrazioni sessuali e corpi dal genere confuso e indefinibile. Ci troviamo difronte ad una forma di parafilia avanzata dove ogni oggetto, bambola o organo è predisposto per diventare canale sensoriale e sessuale.

Ecco, adesso, dopo aver visto tutto ciò, dopo aver preso consapevolezza degli aspetti più formali di questo lavoro, ci si può affrancare, allontanarsi, da queste immagini che a prima vista potrebbero sembrare destinate a provocare, offendere, scandalizzare e oltraggiare. Nulla di tutto questo nel lavoro di Eva Hide! Gli artisti presentano con Dad is God una dimensione sorda che attinge a piene mani da quel bacino psicologico e sociologico che è irrimediabilmente radicato in quella che oggi viene chiamata “società senza padre”. Una società che non prevede svezzamento, una società che ha perduto il valore del rapporto paterno, inteso come guida e riferimento. Quello messo in scena è un mondo domestico anaffettivo, senza più cordoni ombelicali, nel quale la violenza della vita è artisticamente esasperata e resa plastica dalla sessualità compulsiva che si manifesta nelle opere. Ecco perché si è aperto questo testo parlando di delitto. Delitto, è la morte del padre. Delitto, è il tessuto familiare compromesso e la sua ipocrita e vuota persistenza in forma di simulacro; Delitto, è lo smarrimento della nuova generazione incapace di muoversi tra le macerie di ciò che abbiamo perduto. Nel vuoto restano le pulsioni abbandonate a sé, resta la reificazione dei corpi e delle anime esposte all’uso e all’abuso. A dare forza al tragico frammento di realtà raccontato da Eva Hide, il ciclo di opere Why Children Steal (perché i bambini rubano). Il titolo è citazione del saggio di Donald Winnicott sul auto-risarcimento affettivo del bambino. Di nuovo il vuoto, la perdita dell’amore e in particolare di quell’amore che diamo per scontato dalla nascita e che quando ci abbandona ci espone alla fragilità più estrema. Passare da una società senza padre e senza amore a una nella quale il padre vagheggiato diviene un Dio, non produce forse la stessa disfunzionalità? Qui non c’è happy end signori e signore. E’ una mostra questa che non ha un lieto fine, il disgregarsi della società travolge tutti e non c’è nulla in questa esposizione che possa alludere ad una soluzione o ad una forma di speranza. Non si tratta di pessimismo, ma di consapevolezza del rischio di un caos simbolico e valoriale. La fine del Sacro, la crisi, il conflitto, il disagio e lo sgomento sono risolti da Eva Hide con una macchina di apparenti provocazioni che nascondono un sentimento profondamente romantico. Sì, è possibile rintracciare in una modalità espressiva così estrema un atteggiamento profondamente romantico e al tempo stesso antiretorico, riscattato dalla forza di un linguaggio contemporaneo e spudorato. L’arte di Eva Hide è capace di situarsi consapevolmente sul filo di un rasoio dal quale scatenare interrogativi e ipotesi di risposte destabilizzanti ma sincere. Chi è il padre assente che viene cercato come fosse un Dio al quale offrire sacrifici? E quale è (se c’è) la figura paterna che la contemporaneità produce? Eccolo apparire e incarnarsi in un video inscritto in una cornice da cameretta: è un uomo ripugnante, un adulto che fuma la sua pipa e si tocca un capezzolo, materializzazione plastica del Mostro, dell’Assente, la cui assenza riecheggia in un loop senza fine tra le pareti di questa coraggiosa galleria di Bergamo.

 

Eva Hide – Dad is God

A cura di Ginevra Bria

Traffic Gallery

Fino al 16 settembre 2017

Bergamo, via San Tomaso, 92

www.trafficgallery.org

035.0602882 – info@trafficgallery.org

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