L’ARTE DEI GIARDINI – III ed.Interno Verde

Le nuove fioriture non trasportano solo un intenso profumo, ma anche le nostre radici culturali; come i narcisi che abbondano nei campi intorno a Ferrara, lungo le sponde della Darsena e sotto le mura medievali. La ricchezza di significati e la loro carica simbolica custodita fra i petali e le foglie non mancheranno al Festival di Interno Verde, sabato 12 e domenica 13 maggio, dalla mattina al tramonto. La manifestazione aprirà in via eccezionale oltre 70 giardini, privati per tutto il resto dell’anno, grazie alla collaborazione di enti e associazioni, ma specialmente di famiglie e aziende locali che credono che la cultura significhi condivisione.

Per la sua capacità di far risuonare gli accordi profondi dell’animo, l’arte di ogni giardino interpreta il rapporto sviluppato dall’uomo con la natura di secolo in secolo. Proprio Pia Pera insegnava che senza cura non si dà giardino: un mondo chiuso e indefinitamente malleabile, spazio abitabile dell’antico sogno del microcosmo. Lo si struttura, consapevolmente, come l’immagine su scala terrena del Cosmo smisurato. Nel giardino tutto diventa possibile. Vi si può modellare a proprio modo la creazione, giocare con le stagioni, le luci, le prospettive, le chiome. Per questa ragione i giardini di un’epoca sono tanto rivelatori dello spirito che la anima, esattamente quanto possono esserlo la scultura, la pittura o le opere degli scrittori che spesso li popolano o danno loro voce Così, i bronzi volanti di Sergio Zannio quelli vivaci di Stefano Bottoni, per citarne un paio, caratterizzano alcune isole verdi del centro storico ferrarese. La guida alla terza edizione del festival accoglie, tra gli altri, tre disegni a penna biro di Marcello Carrà: una formica, una locusta e un bruco. «Fanno parte di un progetto più ampio, sviluppato qualche anno fa – motiva l’artista– e teso a valorizzare l’estetica e l’unicità di queste creature che l’uomo di solito calpesta con noncuranza. Gli insetti affollano i nostri giardini e spesso muoiono per ragioni assurde. Lo stesso, dopotutto, succede a noi: si tratta di una mera questione di ‘scala’». Altre illustrazioni vegetali si aggiungono nel catalogo per incuriosire i visitatori e invitarli a ritrovare nella realtà le piante raffigurate.Architetture di altri tempi e angoli segreti si possono scorgere anche nelle opere che raccontano le sue “Accelerazioni dello spirito”, in mostra fino al prossimo di 10 giugno alla MLB Home Gallery.

Il tratto prezioso di Carrà non sarà il solo a lasciare il segno su quest’edizione di Interno Verde. Ad aprire il festival uno degli appuntamenti più significativi del fine settimana, la retrospettiva che raccoglie l’intero corpus delle fotografie scattate da Paolo Zappaterra per il volume Giardini e cortili di Ferrara(1988). Dalle 10 di sabato, presso la sede de Ilturco, al civico 39 dell’omonima via, saranno visibili per la prima volta e grazie al lavoro di recupero e scansione realizzato dai soci gli scatti inediti di quel progetto. Fotografo di fama internazionale che preferisce i giardini selvaggi a quelli all’italiana, Zappaterra si dichiara affascinato dalla quantità insospettabile di verde all’interno della città. «Iniziai a cercare i giardini che avevo sorvolato – specifica a proposito delle sue foto aeree – Comunque dall’alto è tutta un’altra cosa: dal basso il Parco Massari diventava un po’ Blow Up. Sono sempre andato a zonzo. Se a priori conosci già qualcosa godi di meno nell’incontrarla. Mi piaceva camminare da solo e scoprire, entrare in un portone aperto e vedere quello che non potevo immaginare, ma che riusciva a sorprendermi. A volte ho pure suonato ai citofoni». In una Ferrara che, nella sua visione, sconta il suo essere troppo piana, quasi distesa sotto il livello del mare, una sorta di sofferto piacere della stasi spinge ancora i suoi abitanti a fantasticare sul ducato Estense. Tuttavia, la primavera e la sua sensualità esercitavano sulla corte un’attrazione potente, come il vermiglio dei melograni in fiore che anticipa e aspira al rosso sanguigno dei frutti. Iconograficamente sempre in bilico tra sacro e profano, il malum granatumrisalta, rotondo e compatto, in mano alla sinuosa e dolcissima Madonna scolpita nel 1408  da Jacopo della Querciae oggi conservata nel Museo della Cattedrale. Ricompare poi per mano del Garofalo, a distanza di un secolo, sul soffitto della Sala del Tesoro di Palazzo Costabili: festosa e cortigiana interpretazione dell’oculo mantegnesco di Mantova, il ballatoio che affaccia sull’ideale hortus conclususdedicato alle arti è una perla imprescindibile per comprendere il raffinato sincretismo della pittura ferrarese del XVI secolo. Invisibile in ragione dei lavori che stanno finalmente interessando il palazzo, infine, il frutto che racchiude la contraddizione del peccato originale, il confine esatto fra vita e morte, torna in relazione al mito di Proserpina nell’Agostodel Salone dei Mesi di Schifanoia. Per approfondire l’argomento, alle 11 di domenica 13 si terrà al Museo Archeologico Nazionale la conferenza “La melagrana nel mito e nell’arte ferrarese”, con Francesca Bonaccorsi, Massimo Casoni, Claudio Cazzola e Giuseppe Monte.

L’esigenza creativa della città affiora dal racconto dei luoghi, dall’eco degli androni. L’antico e grandioso Palazzo Calcagnini vanta un passato lungo e appassionante, che comincia nel XVI secolo e prosegue tra nomi e vicende altisonanti sino ai giorni nostri. Il pittore Filippo De Pisisvi si trasferì insieme alla famiglia quando il padre, il conte Ermanno Tibertelli, fu costretto a vendere la vecchia dimora di via Mortara e trovò ospitalità dall’amico conte Giovanni Grosoli Pironi, personalità di spicco del mondo cattolico ferrarese, che nel frattempo aveva acquisito la proprietà del civico 33. Qui De Pisis iniziò a dipingere e ad esporre, allestendo delle originali camere-museo prima nella soffitta, poi nelle scuderie, e infine nell’appartamento situato nel mezzanino, accessibile attraverso le scalette in fondo al giardino a destra. In queste stanze riceveva amici, pittori, giornalisti e poeti. Tra i vicini di casa che non mancarono di frequentare il palazzo anche i fratelli Giorgio de Chiricoe Alberto Savinio, conosciuti presumibilmente nell’estate del 1916 quando i due alloggiavano con la madre Gemma Cervetto al numero 24 della stessa via Montebello. Pare che De Pisis cambiasse spesso abiti e travestimenti in relazione al lavoro che doveva compiere – pittore, scultore, scrittore o secondo l’umore della giornata – e che tra tutti gli abiti il suo preferito fosse quello da poeta, che indossava la sera per recitare in giardino Le ricordanze di Giacomo Leopardi, «con scrosci di pianto e con abbandoni sconsolati d’amore». Palazzo Calcagnini fu dunque soprattutto dimora della sua anima letteraria, dal momento che l’interesse per la pittura – sbocciato in quelle sale – fiorì essenzialmente lontano dalla città, con il trasferimento a Roma del 1920 e poi a Parigi. Un’intimità di sguardo, quella di De Pisis, che non può però prescindere dalla memoria del senso di protezione offertogli, giovane ed eclettico, dall’atmosfera soffusa di questa Ferrara giardino essa stessa, isola di pianura rigogliosa e murata.

 

Visita gratuita al Giardino delle Domande

Il MEIS – Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, inaugurato nel 2017 all’interno delle vecchie carceri di via Piangipane, le stesse dove fu rinchiuso anche lo scrittore Giorgio Bassani, offre a tutti i partecipanti di Interno Verde la possibilità di visitare gratuitamente il Giardino delle Domande e di entrare con biglietto ridotto alla mostra “Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni”. Conservando il braccialetto del festival l’ingresso alla mostra sarà ridotto anche nei due weekend successivi, sabato 19 e domenica 20, e sabato 26 e domenica 27 maggio.

 

Per ulteriori informazioni: www.internoverde.it

Addetto stampa Interno Verde

Matteo Bianchi– +393280116981



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Data e Ora
12/05/2018 - 13/05/2018 / Tutto il giorno

Luogo
Varie Sedi