Agrigentérotique – parce que la vie n’est pas esthétique

Si è inaugurata in anteprima il 21 giugno, al Farm Cultural Park, la mostra “Agrigentérotique, parce que la vie n’est pas esthétique” di Salvo Barone, Momò Calascibetta, Alfonso Siracusa, a cura di Dario Orphée La Mendola. Aprirà ufficialmente il 19 luglio 2017.

Si tratta di un’indagine estetica riguardo la città, mezzo secolo dopo la frana. Le opere sono da intendersi come tre punti di vista: “Obstupesco” di Salvo Barone è la sezione di un ipotetico appartamento franato, i cui soggetti all’interno della cornice sono gli stessi sfollati, in un’atmosfera congelata e impolverata dal tempo; “Cui prodest?” di Momò Calascibetta pone una domanda agli artisti del secondo Novecento e, figurativamente, ne illustra la risposta in un disegno di grande dimensione, la cui fritne corrugata del soggetto ci dimostra lo sforzo e il mancato prodotto; “Error communis” di Alfonso Siracusa illustra i protagonisti della frana, dall’inchiesta Martuscelli alla scopa del netturbino che salvò gli abitanti del quartiere, inseriti in un contesto simbolico che dialogano con l’unica vittima della frana e con il viadotto che insiste sulla necropoli.

Sono tre opere site-specific, dai titoli in latino, che possono essere “lette” singolarmente o come scene di un’unica opera teatrale, e offrono un’indagine su quanto accaduto nella città dei Templi nel corso del Novecento, dalla devastazione urbana all’eredità contemporanea.

La mostra, fondamentalmente sperimentale, e che si ispira ai principi della permacultura, sarà intramezzata da differenti iniziative: da esposizioni private a improvvise installazioni urbane temporanee, senza un termine preciso e con una programmazione in costante aggiornamento. Ciò accadrà soprattutto per avviare un processo di allontanamento dalle regole imposte dal sistema dell’arte contemporanea, oggi purtroppo non in grado di ironizzare su stessa. Il titolo della mostra, invece, trae spunto dal mito di Eros e da una diceria locale, il cui significato sarà svelato oralmente nel corso degli appuntamenti.

Le opere alla Farm sono riproduzioni degli originali esposte in appositi allestimenti installativi, che rendono il fruitore parte integrante dell’opera e che dialogano con l’atmosfera circostante (le opere originali, essendo delicate, potranno essere fruiti a richiesta o nelle mostre al chiuso).

Nei dettagli. Salvo Barone, in “Obstupesco”, ha illustrato due donne e un uomo in atteggiamento smarrito, come se fossero stati appena sfollati e desiderassero comprendere il loro destino. Momò Calascibetta, in “Cui prodest”, analizza l’inettitudine dell’artista contemporaneo al tempo della speculazione edilizia, il cui sforzo non è mai stato all’altezza di produrre opere che potessero fronteggiare il potere. Alfonso Siracusa, in “Error communis” strappa e modifica una frase dalla celebre inchiesta Martuscelli, redendola un dialogo tra due protagonisti della frana e della città, sotto l’influsso di simbologie riattualizzate, tratte da un antico disegno alchemico.

Contributi dell’iniziativa sono le opere multimediali. La grafica della mostra, intitolata “De gustibus non est disputandum’’, realizzata da Giuseppe Miccichè, fissa con degli elementi grotteschi, e mediante una soluzione minimalista, un elemento allegorico dell’architettura contemporanea, il quale, pur nella libera interpretazione, sintetizza quel triste luglio del 1966. Nell’animazione “Quisque faber fortunae suae”, Elìa Zaffuto, in collaborazione con Giuseppe Miccichè, accentuano la violenza psicologica e visiva di un “oggetto” estraneo all’interno di un armonico centro storico formatosi naturalmente, ispirandosi a concepts di cult e ambienti horror degli anni ’60.

Organizzazione tecnica: Salvo Sciortino. Foto: Gerlando Sciortino.

 

 

 



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Data e Ora
21/07/2017 / 10:00 - 22:00

Luogo
Farm Cultural Park