Aligi Sassu – I Caffè di Aligi Sassu

…posso dire di aver vissuto nei caffè, che divennero infatti un universo di riferimento della mia pittura fin dall’inizio degli Anni Trenta. Naturalmente conoscevo i dipinti di Toulouse-Lautrec, di Monet e di Renoir; così come conoscevo quelli dei maestri parigini degli Anni Dieci. Però da allora molta acqua era passata sotto i ponti della Senna, come del Naviglio. E si trattava, piuttosto che ripetere il naturalismo dei grandi contemporanei francesi, di ricreare in pittura il caffè, di restituire alla tela un sogno incendiato di colori……. (Aligi Sassu, Un grido di colore, autobiografia, Todaro Editore, Lugano 1998)

Note biografiche

ALIGI SASSU nasce a Milano il 17 luglio 1912, trascorre l’infanzia tra Thiesi e Milano. Date le difficoltà economiche della famiglia, abbandona la scuola per lavorare come apprendista in un’officina litografica e come aiutante di un decoratore murale.
Insieme all’amico Bruno Munari, con cui firmerà il manifesto della pittura Dinamismo e riforma muscolare, viene a sapere che Filippo Tommaso Marinetti avrebbe incontrato giovani artisti all’Hotel Corso: si presenta mostrandogli i disegni su Mafarka il futurista, opera di Marinetti stesso. La sera successiva, durante una manifestazione, Marinetti li indica come “due giovani promesse dell’arte italiana” e nel 1928 invita Sassu (appena sedicenne) a mandare due opere alla Biennale di Venezia: Nudo plastico e l’Uomo che si abbevera alla sorgente, opere che saranno notate e recensite dalla critica. Si iscrive nel frattempo ai corsi serale dell’Accademia di Brera, stringendo amicizia con Lucio Fontana, Renato Birolli, Umberto Lilloni e Giacomo Manzù, col quale dividerà lo studio di piazzale Susa. Lasciata l’Accademia per motivi economici, frequenta la Libera Accademia l’Avanguardia Artistica, aperta dal gallerista Barbaroux. Partecipa alla mostra Trentaquattro pittori futuristi alla Galleria Pesaro di Milano (1927), alla collettiva inaugurata presso un dopolavoro in via Piero della Francesca e poi trasferita al ridotto del Teatro degli Arcimboldi su interessamento di Ettore Gianferrari (1929), alla galleria Milano con presentazione di Raffaello Giolli (1930) e alla galleria il Milione nella mostra Opere e studi di artisti lombardi organizzata da Edoardo Persico. Si allontana progressivamente dal Futurismo e, in antitesi con Novecento, inizia un filone primitivista che lo porterà poi alla serie dei Ciclisti e degli Uomini Rossi.
Nel 1932 espone con Birolli, Cortese, Grosso, Manzù e Tomea alla Galleria del Milione, iniziando a dipingere opere di tema sacro e le Battaglie. Nel 1934 soggiorna a Parigi, dove tornerà anche l’anno successivo, approfondendo lo studio della pittura di stampo classico realista, e accrescendo il suo impegno politico, in particolare antifranchista che lo porterà a dipingere la Fucilazione delle Asturie, sorta di manifesto dell’opposizione europea al fascismo. Inizia a dipingere i caffè, ispirati alla catena Chez Dupont appena inaugurata. Tornato in Italia frequenta Birolli, De Grada, Guttuso, Migneco, Mucchi: nasce tra di loro un clima particolari che darà vita qualche anno dopo al movimento intellettuale di Corrente. Ma è la sua attiva partecipazione ad azioni di disturbo e alla diffusione di stampa clandestina, che lo porterà ad essere arrestato dall’OVRA nel 1937. Accusato di complotto e sovvertimento dell’ordine di Stato, viene condannato a dieci anni di reclusione. Dopo i primi sei mesi di isolamento, solo quando viene trasferito nel carcere di Fossano gli viene concesso di disegnare: nascono più di quattrocento disegni, in gran parte ritratti di detenuti e disegni mitologici, ma anche la serie della Morte di Cesare, metafora della fine del fascismo. Nel 1938 grazie alle pressioni politiche del padre Antonio, di Marinetti e del dottor Veratti, riceve la grazia dal Re e vivrà come soervgliato speciale fino al 1940. Continua comunque a dipingere opere di opposizione come Spagna 1937, La morte di Cesare e diverse Crocefissioni. Nel 1941 allestisce una personale nella Bottega di Corrente, dove espone per la prima volta gli Uomini rossi. Soggiorna ad Albisola dedicandosi all’attività di ceramista, e sposa Fernanda, da cui ha la figlia Maria Antonietta. Nel 1944 inizia il ciclo delle Maison Tellier, ispirate all’omonima novella di Guy de Monpassant, ma è un periodo di grande sofferenza: perde, a causa di una meningite, l’adorata figlia e solo qualche mese più tardi assiste in prima fila alla fucilazione di Martiri di Piazzale Loreto. In soli due giorni, riutilizzando una tela su cui aveva già finito un Ciclista, dipinge l’opera omonima. Entra in una profonda crisi, da cui uscirà grazie all’intenso lavoro e alla sperimentazione di nuove tecniche, in particolare lavorando prima a Castel Cabiaglio e poi ad Albisola alla ceramica.
Nel 1948 espone per la terza volta alla Biennale di Venezia, dove tornerà anche nel 1954, nel 1956, e negli anni successivi allestisce personali a Genova, Losanna, Madrid, Nizza, Stoccolma, Parigi e Lugano. Partecipa inoltre alla Quadriennale di Roma nel 1959, alla XII Triennale di Milano e alla mostra storica di Corrente da Gianferrari nel 1960. Nel 1964 apre uno studio a Mallorca, iniziando quella che Dino Buzzati chiamerà la sua nuova giovinezza, grazie anche alla sua nuova compagna di vita, la soprano colombiana Helenita. Nel 1973 si dedica a scene e costumi dei Vespri siciliani per la riapertura del Teatro Regio a Torino e si inaugura in Vaticano la Galleria d’Arte Moderna, dove gli viene dedicata una sala.
Segue un’attività espositiva ricca di impegni e di riconoscimenti, tra cui si segnalano le antologiche di Cagliari nel 1967; a Palazzo Diamanti di Ferrara, a Castel Sant’Angelo a Roma e a Palazzo Reale a Milano nel 1984; a Monaco di Baviera e al Castello di Rivoli nel 1987, a Palau Robert di Barcellona nel 1989 e a Palazzo Bandera di Busto Arsizio nel 1991. Altre esposizioni avvengono in quel periodo a Siviglia e in Germania, l’anno dopo a Madrid e in Canada dove una mostra itinerante sui Promessi sposi viene presentata a Toronto, Montreal e Ottawa. Nel 1986 espone a Palma di Mallorca, alla XI Quadriennale di Roma, alla Triennale di Milano e alla Casa del Mantegna a Mantova. Completa le centotredici tavole sulla Divina commedia, tre delle quali vengono acquistate dal Museo Puskin di Mosca. A Monaco di Baviera, viene inoltre allestita una grande antologica con opere dal 1927 al 1985. Nel 1992, ottanta dipinti celebrano gli ottanta anni del Maestro con antologiche a San Paolo, Bogotà e Buenos Aires. Nel 1993 inaugura I Miti del Mediterraneo, grande murale in ceramica per la sede del Parlamento Europeo a Bruxelles, e l’anno successivo esegue la cartella di incisioni Manuscriptum, commissionata dall’Armand Hammer Foundation di Los Angeles in occasione della mostra itinerante “I ponti di Leonardo”.
Nel 1995 la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo ospita la personale Sassu. Dal 1930 a Corrente, nel 1999 viene presentata un’ampia antologica a Palazzo Strozzi a Firenze, mentre la città di Lugano organizza Sassu Futurista (1999), Sassu primitivista (2000), Sassu e gli uomini rossi (2001), Maison Tellier (2008) presso il Museo Civico di Belle Arti. Nel 2008 una grande antologica dal titolo Aligi Sassu: dal mito alla realtà. Dipinti degli Anni Trenta viene ospitata a Palazzo Reale a Milano.
Aligi Sassu muore la sera del suo ottantottesimo compleanno, il 17 luglio 2000, nella sua casa di Can Marimon a Pollença.

Aligi Sassu – I Caffè di Aligi Sassu
Inaugurazione 05 ottobre  ore 18
Dal 06 al 31 ottobre 2018   

GIAMPIERO BIASUTTI
Studio d’arte per il ‘900
Via della Rocca, 10 – 10123 Torino  – Tel. e  Fax 011 83 90 690
e-mail : info@giampierobiasuttinovecento.com
Orario: dal martedì al sabato, ore 10,30-12,30;  15,30-19,30



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Data e Ora
05/10/2018 / 18:00 - 21:00

Luogo
Giampiero Biasutti Studio d'Arte per il '900