Darsena residency #2

 

La mostra rappresenta il momento conclusivo della seconda edizione della residenza che tra giugno e luglio scorsi ha visto al lavoro quattro giovani artisti internazionali, selezionati fra oltre 250 candidati: Agostino Bergamaschi, Isabel Legate, Regina Magdalena Sebald e Marco Strappato

La Galleria Massimodeluca presenta, dal 29 settembre al 5 novembre 2016, la mostra conclusiva della residenza d’artista Darsena residency #2 (inaugurazione giovedì 29 settembre, ore 18). La seconda edizione di questo progetto unico in Italia, ideato e promosso dal direttore artistico della Massimodeluca Marina Bastianello, tra giugno e luglio ha avuto come protagonisti quattro giovani artisti che sono stati selezionati tra più di 250 candidature di altissimo livello, giunte da oltre 30 Paesi. I giovani hanno non solo lavorato, ma per un mese hanno convissuto nello spazio espositivo, trasformandolo così in un luogo di relazione, contaminazione e produzione.

Le opere realizzate in quelle settimane testimoniano quindi le riflessioni derivate dalle tre sessioni tematiche, concepite dai coordinatori del progetto Paolo Brambilla e Stefano Cozzi. La mostra, curata da Valentina Lacinio e Claudio Piscopo, con il coordinamento del progetto di allestimento e la direzione artistica di Marina Bastianello, si snoderà all’interno dell’intero spazio della galleria, toccando anche angoli finora mai utilizzati per l’esposizione, e racconterà di Appropriazione, Futuro e Resistenza.

A partire da riflessioni su problematiche socio-politiche, Regina Magdalena Sebald (Pfaffenhofen an der Ilm, Germania, 1984) pone fisicamente il proprio corpo al centro della disputa tra l’essere umano e la società, in un lavoro che investiga il dibattito attuale sui migranti, riflettendo sulla nozione di territorio comune e sui limiti del confine. La performance sarà in programma dal vivo per l’intera durata dell’inaugurazione e vedrà l’artista nuda “intrappolata” in mezzo al filo spinato, lo stesso che ciascun privato cittadino può acquistare online per delimitare una proprietà privata. Un lavoro che richiama anche la particolare situazione del Paese d’origine dell’artista, la Germania, dove nuovi muri e confini si sovrappongono alla memoria di altri ormai abbattuti. L’intervento di Sebald si completa con un’installazione che documenta la performance realizzata durante l’open studio dello scorso giugno.

Attraverso materiali di sperimentazione, Agostino Bergamaschi (Milano, 1990) si interroga sulle figure geometriche originarie cercando di cogliere gli aspetti più significativi del concetto di “visione”. Per Darsena residency #2 si è cimentato per la prima volta con il materiale veneziano per eccellenza, il vetro di Murano: l’opera è composta da tre lavori concepiti come atti di un unicum che esprime la volontà di modellare la materia – in questo caso lunghe barre di vetro colorate di forma irregolare – per mettere in scena una nuova visione del cielo. Se nel primo atto le barre sono posate su cilindri di diversi materiali (pellicola fotografica, foto stampate, poliuretano), il secondo vede come protagonista un’unica lunga canna di vetro curvo che mima nella forma e nei colori un fascio di luce tirato alle estremità, in cui il nero è mischiato a pagliuzze argentate, richiamando idealmente due galassie. La terza parte del progetto è invece rappresentato da una grande fotografia curva in cui protagonisti sono la luce e i suoi riflessi.

La ricerca di Marco Strappato (Porto San Giorgio, 1982) parte dalle questioni relative alle immagini, alla loro produzione e distribuzione, inglobate in una pratica multidisciplinare che incorpora installazione, scultura e video. L’opera in mostra parte dall’animazione di un file di un trading desk (le complesse scrivanie multischermo utilizzate dai broker finanziari) in 3D; l’artista lavorerà in site specific nell’ufficio della galleria, con installazioni che rimandano ai fossili di un futuro distopico e che nell’apparenza ricordano le tavolette degli scriba ma richiamano anche il file digitale così come il foglio di carta, il tutto utilizzando un materiale simile al gesso, la Jesmonite. Inoltre Strappato trasforma in sculture oggetti apparentemente tecnologici, come un laptop in disuso, alterandone la materialità e privandoli della loro funzione originaria.

Isabel Legate (Austin, USA, 1992) la cui ricerca artistica affronta le tematiche legate al corpo, alla femminilità e all’identità come costrutti filtrati dal consumismo e dai media, espone in occasione di questa collettiva tre lavori che portano avanti la sua poetica. Attraverso la creazione di un display immaginativo, Legate mercifica la nozione di desiderio, giovinezza e bellezza, producendo oggetti in vetro come contenitori lussuriosi di desiderio, appropriandosi di immaginari pubblicitari combinati a materiali pregiati e proprie poesie.

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Data e Ora
30/09/2016 / 00:00

Luogo
Galleria Massimodeluca