David Kim Whittaker

Dal punto di vista della vita quotidiana, tuttavia, una cosa la sappiamo: che noi siamo qui per il bene uno dell’altro – soprattutto per coloro dal cui sorriso e benessere dipende la nostra felicità, ma anche per gli innumerevoli sconosciuti ai cui destini siamo legati dal vincolo della solidarietà. Molte volte al giorno mi rendo conto di quanto la mia vita esteriore e interiore sia costruita a partire dal lavoro di altri uomini, viventi o morti, e di quanto seriamente mi debba sforzare per poter restituire quanto ho ricevuto.”

Albert Einstein

La Fondazione Mudima è lieta di presentare la più ampia mostra in Italia di David Kim Whittaker degli ultimi quindici anni.

David Kim Whittaker è nato in Cornovaglia, Inghilterra, nel 1964. La maggior parte dei quadri di Whittaker sono costruiti attorno ad un’interpretazione della testa umana e del suo nucleo metafisico. I ritratti di Whittaker sono ambigui e sembrano non specifici, allo scopo di rappresentare l’universale accanto al personale. Le opere spesso si destreggiano tra duplici stati di calma e conflitto interiori ed esteriori – offrendo uno sguardo sulla forza e la fragilità, il conscio e il subconscio, il maschile e il femminile. Sulla piatta superficie del dipinto, le dimensioni interne ed esterne si mescolano, così come il paesaggio e il ritratto. Gli altri ed io si incontrano scambiandosi l’identità e/o dei punti di vista momentanei e definitivi.

Sono essenzialmente ritratti umani del 21mo secolo – e potrebbero essere letti come utopici e/o distopici. Tali stati conflittuali, chiaramente identificabili nelle opere, sono probabilmente rinforzati dalla disforia di genere di Whittaker, un’intensa esperienza in cui il corpo fisico non si accorda con la propria identità profonda e dalla sua personale battaglia con una condizione con la quale lui/lei ha imparato a convivere attraverso lo sforzo di esprimere qualcosa di più grande di sé nella pittura. Qualcosa di più grande dove la piccolezza del sé rimane comunque tutt’altro che insignificante.

Questo conflitto” scrive il critico David Rosenberg in un saggio del libro “potrebbe aver portato a un’estrema tensione psicologica o a un conflitto interiore, ma in David Kim vi è sufficiente empatia, accettazione e spazio perché le contraddizioni si esprimano e risolvano. Forse perché:

‘Io’ è un paesaggio”.

Portrait for Human Presence’ è l’esposizione di un nuovo lavoro presso la Fondazione Mudima, che rappresenta la sua prima importante mostra in Italia da oltre 15 anni. Offre una visione d’insieme di una serie di temi chiave che figurano nel pantheon dell’immaginario dell’artista.

‘Journeys of Hope and Despair’ illustra un esodo, in cui la speranza è sostenuta e la salvezza ricercata nel viaggio da Damasco. Le monumentali opere del trittico ‘Perpetual Sin’ illustrano l’umanità in conflitto, il nostro primordiale istinto di fare a pezzi e distruggere, dove il potere e l’avidità gettano lunghe ombre, il sacro è sacrificato e il divino perduto. E infine ‘The Feminine Oppressed’ che costituiscono una piccola serie di opere che ci invitano a pensare che i bambini e le bambine non sono sempre nati uguali, secondo il luogo in cui hanno origine.



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Data e Ora
06/06/2017 / 18:00 - 20:45

Luogo
Fondazione Mudima