Franca Marini at HRI Gallery.Transnational Migration and Immigration

Si è inaugurata il 1 febbraio al Human Rights Institute alla Kean University, NJ, la mostra con l’opera site-specific sul tema della migrazione realizzata dall’artista Franca Marini. L’opera è realizzata con tessuti, reti metalliche, fili di rame e di ferro. Si sviluppa per 8 metri di larghezza, 22 in lunghezza e 3,3 in altezza e comprende 3 videoproiezioni.

Con quest’opera l’artista ha voluto rappresentare non solo il viaggio di speranza a cui sono costretti milioni di migranti alla ricerca di una nuova vita, ma anche quel viaggio inteso come trasformazione interiore che ogni uomo e donna può dover intraprendere per superare, lasciarsi alle spalle ciò che ancora non ci rende completamente umani. Una trasformazione che, come scrive l’artista, non può prescindere dall’incontro e accettazione del diverso, del non conosciuto e come tale da temere – il pericolo che il migrante rappresenta nell’immaginario collettivo della nostra società – che implica il riconoscimento nell’altro della nostra condivisa umanità senza cui costruire un mondo diverso e più giusto non è possibile.

Resti di ciò che un giorno era un riparo, frammenti di oggetti quotidiani impigliati su reti lacerate o come alla deriva dopo un naufragio, creano una scenografia che evoca un senso di smarrimento e lacerazione. Dall’oscurità di un paesaggio desertico senza vita il visitatore viene condotto lungo un percorso che porta all’incontro con i volti di quegli uomini e quelle donne che hanno sfidato la morte. Il video apre con il migrante Togolese, vittima come tanti altri di intolleranza xenofoba, il cui ferimento scatenò i fatti di violenza che avvennero a Rosarno nel 2010.

a cura di Neil Tetkowski



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Data e Ora
01/02/2018 / Tutto il giorno

Luogo
Human Rights Institute Gallery at Kean University