Gennaro Branca PARÁTHYRA

In occasione della XVII edizione del Festival Cinema di Frontiera, l’artista Gennaro Branca (Salerno, 1979) è stato invitato a esporre alcune delle sue opere più recenti all’interno della Tonnara di Marzamemi, in provincia di Siracusa. Splendido esempio di spazio post-industriale risalente alla dominazione araba, con le sue dimensioni monumentali, le pareti in pietra di tufo e le grandi arcate che la dividono in quattro navate, la tonnara ben si presta ad accogliere le tele di Branca che per questa mostra presenta un trittico allestito lungo la parete della navata di destra e un polittico di dieci moduli sull’altare di fondo.

Le tre tele quadrate PHL (2016), 1T2C (2017) e 1953 (2017) compongono una trilogia che esplora il campo formale di relazioni, a volte armoniose e a volte conflittuali, tra il colore e il writing, la figura e la poesia visiva, un flusso di coscienza che lega l’immagine alla parola. Da un punto di vista concettuale, l’artista analizza il legame tra uomo e natura, un incontro-scontro sensoriale e immaginifico dal quale l’uomo non può che uscirne sconfitto. È un gioco tra positivo e negativo, tra pieni e vuoti dove i contorni delle forme si svuotano della materia assumendo connotati eterei ed evanescenti, mentre le figure, private dei confini, sembrano espandersi liberamente nello spazio. Caratterizzate da un fondo monocromatico che le definisce e le distingue, le tele si aprono poi a una policromia creativa e variegata che racconta di un universo fatto di segni e significati di opera in opera più complessi.

Il polittico Senza titolo (2017), allestito sull’altare alla fine della navata, è un’opera inedita creata espressamente per il festival e pertanto in dialogo col contesto espositivo. Si tratta di una potente mescolanza di moduli componibili separati tra loro ma dipendenti reciprocamente in termini figurativi e concettuali. Qui l’artista esplora l’idea di singolarità e fusione con l’intenzione di spingere l’osservatore a riflettere oltre il singolo elemento, inteso come frontiera fisica e mentale, ma che nel complesso diventa parte integrante del tutto. Dipinti con una pittura acrilica molto materica e gestuale alternata a smalti, oli e vernici spray, ogni modulo è caratterizzato da una rappresentazione propedeutica alla composizione finale dell’ensemble. Le dieci tele si pongono, infatti, come finestre che raccontano di mondi diversi in bilico tra misticismo e scienza e che insieme diventano ritratto di un universo che si completa solo grazie alle singole parti.

Quella di Branca è una gestualità pittorica seducente ma nostalgica di una natura primordiale. Si tratta di un lessico che deriva dalla potenza visiva della street art con le sue leggi formali e concettuali, le cromie acide e brillanti che però accompagnano una figurazione che riconduce a un immaginario romantico e malinconico. Un scontro violento tra colore e rappresentazione pare svolgersi nello spazio fisico limitato della tela ma infinito nell’immaginazione di chi lo esperisce. È però una violenza dolce che nasce da quella dolcezza del vivere in armonia con la natura, quel sentimento quasi sensuale che fa del rapporto uomo-universo un incontro poetico. Da rappresentazione astratta del reale, l’opera diventa dunque essere vivente dotato di un codice genetico composto da macro e micro elementi naturali: cloroplasti, mitocondri, cellule vegetali, pistilli e petali insieme a forme biomorfe non codificate eppur così vicine alla nostra esperienza percettiva e sensoriale del caos del mondo.

La mostra è realizzata con il sostegno del Festival Cinema di Frontiera e della Galleria d’arte Ellebi.

Gennaro Branca Diplomato nel 2005 in Illustrazione e Animazione multimediale presso lo IED di Roma, ha collaborato con agenzie di comunicazione per noti marchi, registi cinematografici e filmmaker sportivi. Nello stesso anno collabora come scenografo sul set di Mary del regista Abel Ferrara. Dopo una prima esperienza nel mondo della street art e dei graffiti, Branca si dedica alla pittura su diversi supporti. Per approfondire gli studi e affinare le tecniche pittoriche, affianca l’artista Cesare Berlingeri a Catanzaro. Il 2013 è la volta della sua prima personale Sinthia a cura di Gregorio Raspa presso la libreria Arcade Book and Look di Catanzaro. Tra le collettive a cui ha partecipato, Silenziosi e un po’ anarchici (2014) a Stella Cilento (SA) e Cromatici (2015) presso la galleria Cerruti Arte di Genova. Nel 2015 è presente a Setup – Arte Fiera Bologna mentre nel 2016 la Galleria d’arte Ellebi di Cosenza presenta la sua personale De rerum natura.

Valeria D’Ambrosio Storica dell’arte e curatrice specializzata in arte contemporanea e cinema sperimentale. Ha lavorato come assistente curatrice in musei, gallerie d’arte contemporanea, biblioteche e archivi audiovisivi tra cui la Scottish National Gallery of Modern Art di Edimburgo, la Pace Gallery di Pechino, la Biblioteca Angelica di Roma e Les Documents Cinématographiques di Parigi dove, in qualità di film curator, si è occupata della gestione della collezione di film d’arte con progetti di valorizzazione del patrimonio audiovisivo in collaborazione con la Cinémathèque française. Attualmente partecipa a Campo16, il corso per giovani curatori italiani promosso dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino.

 

Festival Cinema di Frontiera – XVII Edizione

 Gennaro Branca

PARÁTHYRA

A cura di Valeria D’Ambrosio

24-30 luglio 2017

Tonnara di Marzamemi

Largo Balata – 96018 Marzamemi, Pachino (SR)
Opening: lunedì 24 luglio – h 20

 



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Data / Ora
24/07/2017 / 20:00 - 23:00

Luogo
Tonnara di Marzamemi