Jota Castro. Cave canem

La Galleria Umberto Di Marino è lieta di presentare il nuovo progetto di Jota Castro a Napoli, dal titolo Cave canem. Una monografica diffusa che dalla galleria si allunga a toccare gli spazi urbani con cui negli ultimi anni è stata avviata una riflessione condivisa rispetto all’identità del territorio. Tre giorni d’inaugurazione coinvolgeranno, dal giovedì 25 al sabato 27 ottobre, il Castel Sant’Elmo, l’Ipogeo di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, la Chiesa di San Giuseppe delle Scalze a Pontecorvo e il Riot Studio, alternando opere fondamentali per il percorso dell’artista a nuove produzioni.

Jota Castro continua a sviluppare le sue note a margine sulla recente storia europea, stavolta immergendosi nel cuore della città che considera come uno straordinario laboratorio sociale, per attivare punti di vista differenti rispetto alle conflittualità che animano da più parti la società contemporanea.

Rileggere alcuni dei lavori alla luce dei luoghi che li ospitano significa, infatti, avvicinare la riflessione su questioni cruciali del nostro tempo alla quotidianità di chi abita il territorio, invertendo il linguaggio brutale che recentemente connota il dibattito politico con lo spiazzamento che il lavoro dell’artista è stato sempre in grado di provocare nel pubblico.

La ricerca maturata durante tutto l’arco temporale della collaborazione con la galleria, infatti, si è strutturata in una coerente analisi socio-politica e culturale della crisi, partendo innanzitutto dall’evoluzione dell’idea stessa d’Europa, prima ancora che delle sue istituzioni.

I temi delle migrazioni, della chiusura dei confini e dell’avvento delle politiche nazionalistiche, a seguito delle pressioni economico-fiscali e della disgregazione culturale, sono stati individuati negli anni da Jota Castro come campanelli d’allarme per il doloroso svuotamento di significato del sogno di una politica transnazionale, garante dei diritti umani e civili, che tuttavia continua a mantenere il suo fascino ideologico.

Da un paesaggio cupo, di vecchi fasti ormai posticci e bellezza deturpata, il progetto di questa esposizione riparte, fornendo nuove cornici interpretative ai fenomeni presi in esame. I lavori site-specific si fanno messaggeri di una riflessione che offre uno spazio ancora possibile d’immaginazione, in cui tentare di ricucire questa ferita collettiva e ridare sostanza e concretezza a ciò che rimane della nostra storia comune.

Il percorso si apre il 25 ottobre, presso la Galleria Umberto Di Marino con la granitica solidità dell’acciaio, protagonista della storia della globalizzazione del XXI secolo: Chi non si indigna della situazione in cui ci troviamo è un pezzo di merda (2018) pone l’attenzione sull’errata convinzione di aver superato, attraverso la tecnologia, la necessità di risorse materiali, le quali restano comunque alla base del nuovo colonialismo. Le false impressioni sono presenti anche nelle tracce di una storica performance al Palais de Tokyo, Discrimination day (2005), in cui venivano ostacolati durante l’ingresso al museo tutti i visitatori che non avevano mai sperimentato una condizione di discriminazione. In Enjoy your travel (2006), lavoro site-specific realizzato per una precedente mostra e riallestito in questa occasione per l’urgenza dei suoi contenuti, il volo immaginario sulla pista che termina fuori dalla finestra per scampare a questa miopia politica e sociale viene preceduto dall’atto di rompere con il passato attraverso Breaking Icons (2004-2018) ovvero le icone che hanno fortemente caratterizzato l’identità europea nel bene e nel male.

Durante la seconda giornata di apertura, il 26 ottobre, ricorrono considerazioni simili nello spazio dell’Ipogeo del Purgatorio ad Arco, dove 12 farfalle, come le 12 stelle della bandiera europea, vengono rappresentate nella loro fragile precarietà, schiacciate da massi vulcanici provenienti dal Vesuvio. Refricare cicatricem (2018) è un grido rivolto alle giovani promesse che rischiano di essere oppresse dal passato nella ricerca dei propri spazi di libertà e d’immaginazione. L’installazione è introdotta dal ritmo convulso di Someone like me (2018), il numero di vite umane perse nel Mediterraneo negli ultimi cinque anni, destinato purtroppo a salire incessantemente.

Ferite che restano impresse nella coscienza comune come tagli in una bandiera, generatrici di mostri e di paure sintetizzati nello spazio del Riot Studio da Would I lie to you? (2018), due occhi terrorizzati che sbucano dalle assi di legno del pavimento. Uno sguardo privato di ogni controllo sul proprio futuro, nella cui impotenza ciascuno può in parte riconoscersi, passando in rassegna le piccole pesantissime tessere marmoree che compongono il metro di problemi di Panem et Circenses (2011). Ancora una volta l’artista invita a cercare nuove soluzioni, mandando al macero il peso della tradizione come in Biblioteca 01 (2008), che raccoglie brandelli di volumi cardine della storia napoletana e dell’identità mediterranea.

Simili sentimenti animano le installazioni presenti nella Chiesa di San Giuseppe delle Scalze a Pontecorvo, aperta al pubblico dalla mattina del 27 ottobre, dove il gesto di sporgersi a guardare il futuro in una culla e ritrovare il proprio volto, come in Leche y Ceniza (2008), responsabilizza nei confronti del mondo che stiamo lasciando alle nuove generazioni, drammaticamente segnato dai confini che ci autoinfliggiamo (Borders, 2006), dai rispettivi dogmatismi con cui affrontiamo il dibattito sulle conseguenze dei cambiamenti climatici (Kerigma, 2010, già esposta al Museo MADRE nella collettiva Trasparenze), dai pregiudizi che accompagnano l’incontro con nuove culture (Energy, 2006). La preoccupazione dell’artista si sintetizza allora in un gesto lirico estremo, che tenta di ricucire una crepa con l’oro, materiale simbolo della storia del colonialismo, senza riuscirci ancora fino in fondo in Is it getting better? (2018).

I lavori esposti al Castel Sant’Elmo, a seguire in tarda mattinata, cercano quindi di scardinare gli immaginari negativi ormai legati al tema del viaggio, come evidente nel festone di manette che si staglia contro il paesaggio cittadino in Possa la tua luce essere eterna e il tuo dolore transitorio (2018) e in Because the life (2008) con i volti contratti e accartocciati di quanti sono partiti motivati dalla speranza. Jota Castro recupera la dimensione simbolica dell’attraversamento con il blu Mediterraneo e il rosso sangue di Atardeceres rojos e Hope and blame (2018) nelle acquasantiere, mentre cerca ossessivamente di rammendare i resti della bandiera europea fino a quando non si trasforma in un unico tappeto di spille da balia (Jugaad, 2013-2018).

Infine, affida il sogno di un lieto approdo alle mani delle decine di persone che hanno piegato le barchette di carta de La Niña, la Pinta e la Santa Maria (2009-2018, installazione esposta anche alla 17a Biennale di Sidney) un invito a recuperare una condizione ideale d’innocenza da portare con sé nel nuovo mondo che ci si accinge a costruire.

Jota Castro è nato nel 1965 a Lima, in Perù, vive e lavora a Bruxelles, in Belgio

Jota Castro è un artista e un curatore. Ha esposto al Palais de Tokyo, Parigi, Kiasma Helsinki, alla Biennale di Venezia e alla Biennale di Gwangju, dove ha ricevuto il Gran Premio della Biennale nel 2004. Ha curato il “Pabellon de la Urgencia” per la 53a e 55a Biennale di Venezia e nel 2011 Dublin Contemporary.

Ha esposto alla Biennale di Sydney, Uplands Gallery e Y3K Art Center, Melbourne, Contemporary Art Museum Santiago del Cile, Josee Bienvenu Gallery, New York, Barbara Thumm Gallery, Berlino, Jumex Collection, Messico, Fondazione Helga de Alvear, Madrid, Galleria Massimo Minini, Brescia, Italia.

Tre sono le mostre personali che Jota Castro ha realizzato alla Galleria Umberto Di Marino: Enjoy your travel nel 2006, Memento mori nel 2011 e Gemütlichkeit nel 2013.

Il progetto è realizzato in collaborazione con: 

MiBAC Polo Museale della Campania
Complesso Museale Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, Napoli
Associazione Culturale Progetto Museo, Napoli
Riot Studio, Napoli
Le Scalze, Napoli

ENGLISH

Galleria Umberto Di Marino is pleased to present Jota Castro’s new project in Naples entitled Cave canem. The wide-ranging solo show extends from the gallery space to the urban areas which have been the subject of shared reflection on territorial identity. Three days devoted to the opening of the event will involve Castel Sant’Elmo, the hypogeum of Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, the church of San Giuseppe delle Scalze a Pontecorvo and Riot Studio, alternating between works which have played a crucial role in his career and new works.

Jota Castro is continuing to develop his footnotes on recent European history, this time by immersing himself in the heart of the city which he regards as an extraordinary social workshop for creating different viewpoints with respect to the conflict that underpins various parts of contemporary society.

Reinterpreting some of his works in the light of the places that house them involves bringing reflections on the crucial issues of our time closer to the daily lives of people who live in the territory, inverting the brutal language that has recently characterized the political debate by wrong-footing viewers, an effect that the artist’s work has always had on the public.

The artistic investigation that he has carried out throughout the period he has worked with the gallery has been structured in a coherent socio-political and cultural analysis of the crisis, beginning from the evolution of the very idea of Europe rather than that of its institutions.

The themes of migration, the closure of frontiers and the advent of nationalist policies, following economic and fiscal pressures and cultural disintegration, have been identified by Jota Castro for many years now as an important wake-up call. This is due to the painful undermining of the dream of trans-national politics, the guarantor of human and civil rights, which nevertheless still continues to exert an ideological fascination.

The project of this exhibition starts from a gloomy landscape, full of false pomp and disfigured beauty, providing new interpretative frameworks for the phenomena it analyses. The site-specific works become harbingers of reflections that offer a space that still have imaginative potential in which it is possible to try to heal this collective wound and give back some substance and concreteness to what remains of our shared history.

The exhibition itinerary begins on 25 October at Galleria Umberto Di Marino with the rock-hard solidity of steel which has played such a prominent role in the globalization of the 21st century: Anyone who is not full of outrage at the situation we’re currently in is a piece of shit (Chi non si indigna della situazione in cui ci troviamo è un pezzo di merda) (2018) focuses on the mistaken conviction that we have overcome, through technology, the need for material resources which remain at the basis of new colonialism. These false impressions are also present in the traces of a historic performance at the Palais de Tokyo, Discrimination day (2005), in which all visitors who had never experienced discrimination were obstructed when entering the museum. In Enjoy your travel (2006), a site-specific work made for a previous exhibition and redisplayed for this show because of the urgent nature of its contents, the imaginary flight on the runway that ends outside the window to escape this political and social myopia is preceded by the act of breaking with the past through Breaking Icons (2004-2018), icons that have been such a prominent part of European identity for good or ill.

During the second phase of opening on 26 October, similar ideas emerge in the space of the hypogeum of Purgatorio ad Arco, where 12 colourful butterflies, like the 12 stars of the European flag, are represented with precarious fragility, crushed by volcanic boulders from Vesuvius. Refricare cicatricem (2018) is a cry aimed at gifted young people who risk being oppressed by the past in their search for their own spaces of liberty and imagination. The installation begins with the frenetic rhythm of Someone like me (2018), the number of human lives lost in the Mediterranean in the last five years, a number which is unfortunately destined to rise at an alarming rate.

Wounds that remain impressed on the collective consciousness like tears in a flag, generating monsters and fears synthesized in the space of Riot Studio, followed on the same evening by Would I lie to you? (2018), two terrorized eyes that appear from the planks of the wooden floor. A gaze deprived of any control of its future, whose impotence we can all partly recognize, considering the small, extremely heavy marble tiles that make up the metre of problems of Panem et Circenses (2011). Once again, the artist invites us to search for new solutions, consigning to the scrap heap the burden of tradition as in Library 01 (Biblioteca 01) (2008), which contains fragments of crucial volumes about Neapolitan history and Mediterranean identity.

Similar feelings underpin the installations in the church of San Giuseppe delle Scalze a Pontecorvo, open to the public from the morning of 27 October, where the gesture of leaning out to look at the future in a cot and finding one’s own face, as in Leche y Ceniza (2008), makes us become aware of our responsibilities towards a world that we are leaving to new generations, dramatically marked by the borders that we inflict upon ourselves (Borders, 2006), by the respective dogmas with which we approach the debate on the consequences of climate change (Kerigma, 2010, previously on display at Museo MADRE in the group show Transparencies (Trasparenze)), and by the prejudices that accompany the encounter with new cultures (Energy, 2006). The artist’s fears are also encapsulated in an extreme lyrical gesture which attempts to paper over a crack with gold, the material that symbolizes colonial history, without eventually succeeding in Is it getting better? (2018).

The works on display at Castel Sant’Elmo, which will be open to the public later that morning, try to break down the negative images linked to the theme of travel, as is clear in the garland of handcuffs which stand out against the city landscape in May your light be eternal and your suffering transient (Possa la tua luce essere eterna e il tuo dolore transitorio) (2018) and in Because the life (2008) with the twitching, crumpled faces of those who left, spurred on by hope. Jota Castro retrieves the symbolic dimension of crossing with the blue of the Mediterranean and the blood red of Atardeceres rojos and Hope and blame (2018) in the holy water fonts, while he obsessively tries to mend the fragments of the European flag until it is transformed into a single carpet of safety pins (Jugaad, 2013-2018).

Lastly, he entrusts the dream of a safe landing to the hands of dozens of people who folded the paper boats of La Niña, la Pinta e la Santa Maria (2009-2018, an installation that was also displayed at the 17th Biennale of Sydney), an invitation to rediscover an ideal state of innocence to be brought the new world that one is trying to construct.

Jota Castro was born in Lima, Peru in 1965 and lives and works in Brussels in Belgium.

Jota Castro is an artist and curator. His works have been displayed at the Palais de Tokyo in Paris, Kiasma Helsinki, the Venice Biennale and the Gwangju Biennale where he received the Biennale prize in 2004. He curated the “Pabellon de la Urgencia” for the 53rd and 55th Venice Biennale di Venezia and for Dublin Contemporary 2011.

His work has been exhibited at the Biennale of Sydney, the Uplands Gallery and Y3K Art Center at Melbourne, the Contemporary Art Museum Santiago del Cile, the Josee Bienvenu Gallery in New York, the Barbara Thumm Gallery in Berlin and at the Jumex Collection in Mexico, the Fondazione Helga de Alvear in Madrid, and the Galleria Massimo Minini in Brescia, Italy.

He has had three solo shows at the Galleria Umberto Di Marino: Enjoy your travel in 2006, Memento mori in 2011 and Gemütlichkeit in 2013.

The project has been organized in conjunction with the following institutions and organizations:

MiBAC Polo Museale della Campania
Complesso Museale Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, Napoli
Associazione Culturale Progetto Museo, Napoli
Riot Studio, Napoli
Le Scalze, Napoli



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Data e Ora
25/10/2018 / 19:00 - 21:30

Luogo
Galleria Umberto Di Marino