Kandinskij, l’armonia preservata. Dietro le quinte del restauro

La Fondazione CRC presenta nella sede del Museo della Ceramica di Mondovì un nuovo progetto espositivo realizzato in collaborazione con il Comune di Bergamo, la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”. Dopo il successo dello scorso anno, con la presentazione dell’opera “Il signor Arnaud a cavallo” di Edouard Manet, la mostra Kandinskij, l’armonia preservata. Dietro le quinte del restauro porta in provincia di Cuneo il dipinto Spitz-Rund, un olio su cartone realizzato nel 1925 dal celebre pittore russo, padre dell’Astrattismo europeo, in prestito dalla Collezione della GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo. L’esposizione resterà aperta al pubblico da venerdì 16 novembre 2018 a domenica 3 febbraio 2019 e sarà l’occasione per svelare gli esiti dell’intervento di studio e consolidamento realizzato sul dipinto dal Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”. La mostra è pensata come un’esperienza immersiva, che consente al visitatore di scoprire l’opera sotto molteplici prospettive di investigazione: dalla poetica dell’artista alla tecnica esecutiva, sino alla lettura delle fragilità del dipinto che, a causa dei materiali costitutivi e della storia conservativa, ha richiesto un impegno attento e accurato. Wassilij Kandinskij (1866-1944) dipinge Spitz-Rund durante il periodo di docenza al Bauhaus di Weimar, incarico che svolse dal 1922 al 1925, chiamato da Walter Gropius. L’opera mostra tutta l’influenza della scuola, al punto di esserne considerata una sintesi: è il frutto dell’elaborazione di un nuovo linguaggio pittorico di Kandinskij che in questa fase della sua vita riconduce le linee, prima libere di fluttuare nello spazio pittorico, a forme geometriche elementari come rette, cerchi e triangoli. Un’importante campagna diagnostica riaccende ora i riflettori sull’opera, entrata a far parte delle Collezioni della GAMeC nel 1999, grazie alla donazione di Gianfranco e Luigia Spajani che includeva, oltre agli esiti maggiori della pittura italiana del Novecento – Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi, Alberto Savinio, tra gli altri – anche una selezione di artisti stranieri tra cui, oltre a Kandinskij, Hans Hartung, Hans Richter e Roberto Sebastian Matta.

Il percorso espositivo, strutturato in tre differenti sezioni, offre al pubblico strumenti di approfondimento utili a scoprire il dipinto ma anche le diverse fasi che si celano dietro al restauro di un’opera d’arte.

Ad accogliere il visitatore, una sequenza di pannelli esplicativi con una rassegna di immagini che permettono di osservare dettagli dell’opera non facilmente distinguibili a occhio nudo, per proseguire con il racconto delle diverse analisi condotte sul dipinto: la seconda sala dell’esposizione ospita infatti la perfetta riproduzione di un laboratorio di restauro, in cui saranno allestite le strumentazioni utilizzate per lo studio dell’opera.
Il pubblico è quindi invitato a compiere una sorta di viaggio, passo dopo passo, nel lavoro di studio, osservazione tecnica, indagine diagnostica e restauro, sino allo svelamento dell’opera d’arte.
La mostra sarà l’occasione non solo per far conoscere le tecniche e le strumentazioni di indagine più avanzate nel campo del restauro, ma anche per sensibilizzare il pubblico sulla fragilità di queste opere e, al tempo stesso, sulla loro resilienza.

Note biografiche

Wassilij Kandinskij (1866-1944) è nato e cresciuto in una famiglia agiata di Mosca. Dopo gli studi in Giurisprudenza decide di rifiutare l’insegnamento universitario per dedicarsi alla pittura, passione che, insieme alla musica – studia e suona pianoforte e violoncello – segnerà l’intera sua esistenza. Trasferitosi a Monaco di Baviera nel 1896, per venire a contatto con un contesto internazionale e aggiornato, frequenta l’ambito espressionista. Sono anni di intensa produzione, pittorica e teorica: nel 1910, infatti, pubblica Lo spirituale nell’arte, testo in cui espone la sua poetica che vede uniti antinaturalismo, astrazione e sguardo interiore, il tutto contaminato con la musica.
L’accensione cromatica e l’amicizia con Franz Marc lo portano a fondare, nel 1911, il movimento Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro). Nasce così l’astrattismo lirico, legato a emozioni e sensazioni.
Dopo un breve ritorno in Russia, dal 1914 al 1921, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale Kandinskij torna in Germania, chiamato da Walter Gropius a insegnare al Bauhaus, una scuola di architettura e arti applicate all’avanguardia. Qui le sue opere risentono di una virata geometrizzante e di rigore compositivo. La scuola, vista come una roccaforte democratica, viene chiusa nel 1933, con l’avvento del Nazismo, che mette all’indice le opere di Kandinskij il quale si trasferisce a Parigi l’anno seguente, per evitare persecuzioni. Muore a Neuilly-sur-Seine il 13 dicembre 1944.

Opening: giovedì 15 novembre 2018 | ore 17,30.

Museo della Ceramica di Mondovì (CN)
dal 16 novembre 2018 al 3 febbraio 2019



Sto caricando la mappa ....

Data e Ora
15/11/2018 / 17:30

Luogo
Museo della Ceramica di Mondovì