LA STRADA. Dove si crea il mondo

Sono scesi in strada con invasioni, sorprese, disturbi, irruzioni, ribellioni; hanno coinvolto le persone, le comunità, hanno offerto nuovi punti di vista. Sono stati gli artisti, a partire dagli Anni Sessanta, a credere che la strada fosse il nuovo campo di battaglia intellettuale, sociale e politico.
Dal 7 dicembre 2018 al 28 aprile 2019 il MAXXI dedica a tutti loro, ma anche ad architetti, urbanisti, designer, LA STRADA. Dove si crea il mondo, la mostra a cura di Hou Hanru insieme allo staff curatoriale e di ricerca del museo, capace di trasformare il MAXXI in una intensa e a tratti caotica scena cittadina.

Oltre 200 opere di più di 140 artisti per descrivere uno spazio che non è soltanto una infrastruttura fondamentale costruita dall’uomo, ma un luogo attraversato da molteplici significati, a volte vittima di bombardamenti visivi e fisici – insegne, pubblicità, telecamere di sorveglianza, immondizia – territorio di sperimentazione di pratiche di sharing e nuove tecnologie, vetrina di progetti nati dalle esigenze delle comunità che la vivono.
Il main partner è Enel, primo socio privato della Fondazione MAXXI, che ha scelto di sostenere questa mostra per il suo alto valore culturale e di ricerca, offrendo l’ingresso gratuito a un programma di incontri con architetti, giornalisti, filosofi, artisti.

Con LA STRADA il MAXXI diventa una strada-museo, capace di coniugare opere, azioni, eventi e ricerche artistiche, architettoniche, urbanistiche e tecnologiche, concepite da una comunità creativa internazionale, ampliando la ricerca condotta già nel 2017 per la Bi-City Biennale of Urbanism/Architecture di Shenzhen con la quale il museo ha collaborato, sulle esperienze artistiche più iconiche che hanno reinterpretato le funzioni e le identità della strada negli ultimi vent’anni. In questo modo il museo si fa portavoce di una riflessione sul futuro della vita urbana e della società civile, e sulla funzione delle istituzioni artistiche e culturali.

Progetti site-specific, performance ed eventi transdisciplinari sono parte di un percorso organizzato per temi – le azioni pubbliche, la vita quotidiana, la politica, la comunità, l’innovazione, il ruolo dell’istituzione – fondamentali per comprendere le nuove funzioni e identità della strada contemporanea.
Partendo dalla convinzione che questo spazio sia il luogo in cui si crea il mondo, esso viene analizzato come manifesto della vita contemporanea, scenario e punto di vista privilegiato dell’esperienza del quotidiano, un paesaggio in cui la comunità creativa e quella cittadina danno vita a una nuova comunità e a un nuovo mondo di creatività urbana.

STREET POLITICS (Resistance, Protest, Occupy, Manifest, Feminism and the Carnevalesque…) è il tema principale della prima parte della mostra, in cui la strada viene descritta non solo come luogo di celebrazioni e feste, ma anche spazio in cui si dà voce alle tensioni sociali, una arena di protesta e di resistenza al controllo da parte del potere.
Su un grande muro trovano posto lavori come quelli di Andrea Bowers composti da disegni e copertine di stampa di protesta antirazziale, la grande tela Tutto il resto è noia di Andrea Salvino la cui ricerca è spesso dedicata ai lati oscuri e violenti della storia italiana recente; i collage femministi di Marinella Senatore che ha fatto delle parate cittadine uno dei tratti tipici della sua ricerca, i Demonstration Drawings di Rirkrit Tiravanija e The Devil You Know una stella a cinque punte composta con i lampeggianti delle macchine della polizia di Kendell Geers, artista che alla protesta politica e sociale dedica tutto il suo lavoro sin dagli anni Ottanta. Legati a questo tema anche I lavori di Yang Jiechang e Pak Sheung-Chuen che affrontano ricordi e riflessioni legate agli eventi di Piazza Tienanmen nel 1989 e al Movimento degli Ombrelli per la democrazia a Hong Kong di quattro anni fa; e ancora Sam Durant con Proposal for Public Fountain, offre una riflessione su tematiche sociopolitiche e culturali della storia americana utilizzando una personale interpretazione di monumento pubblico, mentre Moe Satt con tagli operati nella seta di ombrelli tipici birmani che compongono l’opera Parasol Alternative, disegna una metafora dell’instabile condizione del popolo del Myanmar.

Un ruolo fondamentale in tutta la mostra è attribuito al medium del video, il canale attraverso cui guardiamo il mondo oggi, veicolo ideale per la narrazione e allo stesso tempo dispositivo per la creazione dello spazio, strumento di mappatura e ri-organizzazione dell’ambiente urbano, interfaccia principale fra pubblico e privato. Tra quelli legati al tema della protesta Walked The Way Home di Eric Baudelaire, Angry Sandwich People di Chto Delat e O Levante The Uprising di Jonathas de Andrade.

Il nucleo GOOD DESIGN (Innovation, Limitation and Freedom) comprende opere che dipingono la strada come piattaforma ideale in cui sperimentare innovazioni tecnologiche legate alla comunicazione, la vita, la mobilità. In strada sono stati condivisi approcci e conoscenze che hanno reso possibile non solo una nuova forma di design ma anche nuove condizioni di sostenibilità ambientale e sociale. Tra i lavori legati a quest’area Ciclomóvil di Pedro Reyes,i Velodream di Patrik Tuttofuoco prototipi per una nuova forma di veicoli cittadini sostenibili, e tra gli altri i video di Carsten Nicolai future past perfect e Cao Fei RMB City.
Legato a questo tema anche Macchine d’artista un grande muro di immagini che raccoglie la TOP50 della riflessione artistica sulla protagonista della strada: l’automobile. Partendo dalla creazione di Andy Warhol per BMW nel 1979, questa raccolta comprende le versioni di 40 artisti internazionali di un’icona epocale in termini di mobilità, status sociale e immaginario. Olafur Eliasson, Lucy + Jorge Orta, Nam June Paik, Paola Pivi, Erwin Wurm, Sisley Xhafa e molti altri, ci restituiscono la mistica della mobilità, la critica socio-economica, la coesistenza fra tecnologia e fai da te, l’ironia e la dimensione della creatività.

Il tema COMMUNITY (Immigration, Minorities, Diversity, Love and Living Together) riunisce opere in cui la strada è il nodo fondamentale per lo sviluppo di una coscienza condivisa, il laboratorio in cui ridefinire i confini e i caratteri delle minoranze, o – alla luce dei recenti fenomeni migratori – ripensare gli strumenti di accoglienza e protezione. Qui troviamo opere come il grande wall dipinto dal collettivo Boa Mistura, pensato appositamente per gli spazi del MAXXI, e tipico della loro ricerca legata alle comunità e alla vivibilità degli spazi cittadini, o le panchine “sociali” a forma di cerchio di Jeppe Hein Modified Social Benches.
E ancora i video di Kimsooja, Zhou Tao, Kim Sora, Paradox of Praxis 5 di Francis Alys, e Niagara di Mark Bradford.

La strada è una parte rilevante della vita quotidiana: dal lavoro, allo svago, all’alimentazione sono molte le funzioni che vi si concentrano, e per questo è stata oggetto dell’intervento creativo di artisti e architetti che l’hanno interpretata come estensione della vita domestica. Attorno al tema EVERYDAY LIFE (Eat, Work and Exchange, Home/Homeless…) ruotano non solo opere che esprimono tutto questo, ma anche lavori che sottolineano come la vita in strada possa assumere il carattere di emarginazione ed esclusione sociale.
Tra le opere legate a queste riflessioni MOBESE (Gold Camera) di Halil Altindere, che richiama in modo ironico al controllo operato dalle telecamente di sorveglianza, le insegne al neon di Flavio Favelli, frutto di assemblaggi che ne trasformano l’originaria funzione pubblicitaria, La strada di Roma di Jimmie Durham, una scultura composta di materiali trovati per la strada e accumulati. Accanto a queste i video di Adel Abdessemed, Francis Alys, Iván Argote, Marcela Armas, Fang Lu, Mark Lewis e Jill Magid.

Attorno al tema INTERVENTIONS (Walk, Play and Getting lost…) ruotano le opere video di oltre 30 artisti, da Allora & Calzadilla a Cao Fei, da Martin Creed a Jean-Baptiste Ganne, dal collettivo Ha Za Vu Zu a David Hammons e molti altri; interventi che rivelano come grazie alle esperienze degli artisti degli anni Sessanta e Settanta, gli artisti contemporanei, abbiano considerato la strada come uno dei contesti privilegiati d’intervento in cui sperimentare azioni più ordinarie e altre più complesse, fino a spingersi all’indagine della sensazione di smarrimento connaturata alla dimensione urbana.

Il video New Pompidou project di Simon Fujiwara, e le opere Work in Public Space di Thomas Hirschhorn, The Road Show di Chim↑Pom e Riding Modern Art di Raphaël Zarka, danno voce al tema OPEN INSTITUTIONS (Street As Museum, Museum as Street) ossia come il museo abbia fatto sue alcune caratteristiche della strada, portando al suo interno esperienze, lavori e ricerche concepiti per lo spazio urbano. In parallelo il museo stesso è diventato una strada, perdendo in parte la sua identificazione come luogo della protezione di un patrimonio comune, perché oggi si propone come piazza di condivisione, in cui in continuo divenire si alternano eventi e avvengono cose. Il MAXXI stesso è concepito come connettore urbano, luogo ideale per sperimentare e attuare questa nuova tipologia d’istituzione aperta.
Ultimo tema affrontato dalla mostra è MAPPING (Planned / Unplanned, Built / Un-built) in cui vengono evidenziate le caratteristiche comuni tra la ricerca artistica contemporanea e quella architettonico – urbanistica oggi caratterizzata da progetti verticali, sopraelevazioni, sottopassaggi, attraversamenti futuristi o utopici spesso in contrasto con lo spazio costruito e l’utopia urbana della strada come elemento ordinatore.
A questo tema si lega anche, inevitabilmente la questione dei flussi di uomini e merci che proprio nella strada trovano una delle criticità più evidenti. Tra i lavori legati a questi temi Free Post Mersey Tunnel una struttura disordinata composta da tubi di metallo di Rosa Barba, o In extremis (Fragments of Death) il pavimento di asfalto costellato da forme di gatti investiti da automobile di Zhao Zhao. Accanto a questi I video di Daniel Crooks, Map Office e Zhu Jia.
Due timeline che raccontano la strada anche dal punto di vista storico, approfondiscono ulteriormente il tema: RETHINKING THE CITY che racconta la sua evoluzione da un punto di vista architettonico e urbanistico, un itinerario che da fine Ottocento arriva alle visioni post moderniste che comprende ad esempio immagini storiche, il Piano per Algeri di Le Corbusier, immagini di Las Vegas Studio (1966-71) dall’archivio di Robert Venturi e Denise Scott Brown, il Sistema disequilibrante di Ugo La Pietra e No-Stop City (1970-1974) di Archizoom. Dedicata invece alla ricerca artistica dagli anni Sessanta ai Novanta del Novecento, periodo cruciale per la formazione della visione attuale, è la timeline STORIES OF THE STREET in cui materiali documentari diventano una serie di racconti a fumetti realizzati per l’occasione da Liu Qingyuan, dedicati alle vicende emblematiche di alcuni dei protagonisti di queste pratiche, da Vito Acconci a Daniel Buren.

La mostra accompagnata da una rassegna video nella videogallery del museo e un ciclo di talk, prevede anche una serie di interventi artistici fuori dal museo e un calendario di performance commissionate per l’occasione, tutte a ingresso libero.
Tra gli interventi esterni un lavoro site specific di Barbara Kruger, e le opere Ai nati oggi di Alberto Garutti, Untitled (Green Woman on the Traffic Light) di Anna Scalfi, Don’t Miss a Sec’. di Monica Bonvicini, Chiaroscuro di Alfredo Jaar, cui si aggiunge una nuova produzione di Liu Qingyuan: una serie di immagini ispirate all’incisione che compongono il racconto di alcune importanti azioni artistiche dal 1960 al 2000.
Le performance si svolgeranno per tutta la durata della mostra dal 7 dicembre 2018 al 14 aprile 2019. Comincia il 7, 8 e 9 dicembre, Jeremy Deller con How to Leave Facebook in cui vengono distribuiti in diverse aree di Roma, dal mercato di Testaccio alla Galleria Colonna, migliaia di poster/volantini che spiegano come tutelare la propria privacy su FB. A marzo Lin Yilin presenta la nuova performance The back (working title) pensata per la mostra, mentre ad aprile il gruppo OHT presenta Little Fun Palace, una roulotte che occuperà le strade dei quartieri del Quarticciolo e di Tor Tre teste, ospitando incontri e dibattiti aperti al pubblico.

La mostra è accompagnata da un libro/catalogo articolato in due volumi a cura di Hou Hanru e dello staff curatoriale e di ricerca del museo, edito da Quodlibet, una mini-enciclopedia che esplora il tema della strada, con un volume 1 pensato come manuale introduttivo e antologia, e un volume 2 composto come un libro “visivo” dedicato ai sette temi affrontati dalla mostra.



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Data e Ora
07/12/2018 / Tutto il giorno

Luogo
MAXXI