LEFTOVERS

Leftovers è residuo, scarto, avanzo dopo che il pasto si è consumato o quando il mercato è chiuso
con i suoi banchi smontati e riversi. Leftovers è quel che resta, che porta con sé l’esperienza di un frammento di tempo.
Grazia Amendola ha voluto incontrare Barcellona nei suoi mercati popolari, parlando con i
venditori, osservando come la frutta e la verdura viene disposta per essere più appetibile possibile,
come la configurazione di questi luoghi richiami la geometria squadrata in pianta della stessa città.
Il mercato è il luogo dell’incontro e dello scambio per eccellenza, dove passano differenze e
abitudini infraordinarie.
Il mercato come spazio sociale e di contrattazione, così come nella sua estensione economica, è al
centro del progetto site-specific per lo spazio Espronceda, in cui l’artista ha trascorso il suo periodo
di residenza, che si presenta come una ricerca aperta.
Rumori e voci registrate tra i banchi entrano nella mostra introducendo alla visione di una grande
installazione fotografica. La tecnica inganna somigliando ad una estesa radiografia di frutta di
scarto, fermando di fatto la visione in superficie, alla buccia. Left#1 dall’alto in verticale si appoggia
sul pavimento della prima sala, permettendo l’avvicinamento lascia che il corpo si rifletta sulla
superficie opaca e specchiante, confondendosi con gli oggetti ritratti.
Sono scarti ed elementi residuali quelli che abitano lo spazio espositivo, tracce del mercato, in un
tempo di sospensione ambiguo e simile a quello in cui la vendita è finita o sta per iniziare.
Nell’ampia sala centrale dialogano, posizionati ai margini, due interventi scultorei accomunati dal
materiale e dalla tensione verticale, al centro un ampio spazio vuoto è lasciato ai passi del visitatore.
Left#2 è un’ architettura precaria di cassette di legno di recupero, come disposte dai venditori dopo
averle svuotate o appena prima d’essere usate. Nella sua struttura a torre ricorda l’impilamento di
imballaggi e trasporti della grande distribuzione, riferendosi alla sovrapproduzione, tra le maggiori
cause dello spreco. Left#3 riusa un materiale proveniente dal cantiere di Espronceda. Una tavola
lignea da ponteggio ribaltata e poggiata sulla parete, riporta inciso un verso del poeta da cui il
centro culturale prende il nome.
Mio es el mundo como el aire libre. Otros trabajan porque coma yo.
(Questo mondo mi appartiene come l’aria libera. Gli altri lavorano perchè io possa mangiare).
Nella riflessione dell’artista da diverso tempo è presente il cibo e le economie ad esso legate, come
forma di controllo sociale, sottoposte a norme e regole spesso lontane tanto dal buon senso quanto
dal senso della fame.
Nel verso scelto stanno insieme libertà, desiderio, e lavoro. Aprendo la riflessione sul controllo
alimentare – dalle sementi alla grande distribuzione degli alimenti- e sulla gestione della forza
lavoro, come forme di schiavitù contemporanee.
Gli interventi di Amendola intercettano e riportano le tracce dei gesti umani di cui si compone il
mercato, nelle cassette in legno ritirate, nei frutti scartati a fine giornata perchè non più belli tanto
da essere venduti, nelle mani dei suoi lavoratori che l’artista ferma grazie a calchi di gesso in
Left#4.
Il mercato è anzitutto un luogo di lavoro, di micro e macro economie, attraversato da chi ha
imparato ad aggiudicarsi gli ultimi frutti a prezzo scontato all’orario di chiusura, da chi trasporta e
vende grandi carichi.
Il lavoro di Amendola da anni indaga la relazione tra corpi e forme biologiche, guardando all’essere
umano come parte di un ecosistema, mettendo l’accento sulle sue azioni e visioni spesso
inconsapevoli ma non senza effetti.
Anche Left#5, l’installazione all’interno della stanza più piccola, si riferisce al gesto umano
sull’ambiente. Un vetro mette in connessione i due spazi, lasciando vedere solo cumuli di terra sul
pavimento di un ambiente surriscaldato, la cui differenza termica oltre a provocare un’esperienza
straniante in chi lo attraversa, fa trasudare il vetro impedendo una chiara visione.
Un’ ultima sala si apre nel livello più alto di quella centrale, da dove la vista è concessa solo
parzialmente, infatti al fruitore è impedito di salire e accedervi.
Si intravede una colorata carta da parati che ricopre le pareti, in Left#6 le geometrie di frutta e
verdura ripetute creano un pattern decorativo, trasformandosi in un apparente vezzo estetico, che
richiama visibilmente lo stile floreale locale.
Questa ricercata ambiguità interroga la possibilità dell’artista di agire su contesti e questioni
cruciali, come lo spreco e il controllo alimentare mondiale.
Amendola volutamente ripropone spesso una visione formale, che si sofferma sull’evidenza,
volendo aprire un libero spazio di pensiero, verso il quale il primo passo è un’attenzione necessaria
e critica, che necessita di ostinata volontà di guardare oltre il display dei banchi o degli scaffali del
supermercato.
In questi lavori l’artista continuamente mette ostacoli alla visione e allo stesso tempo mostra
ripetutamente degli elementi trovati nella sua ricerca, riportando in parte l’esperienza di
impossibilità che ha vissuto durante la sua residenza volendo accedere al retro dei mercati, negli
spazi dedicati ai rifiuti. Permessi, moduli, procedure online sembrano necessarie per avere la
possibilità di osservare e comprendere come vengono trattati i rifiuti dei mercati barcelloneti, senza
successo.
Il residuo organico diventa allora quasi ironicamente materia preziosissima.



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Data e Ora
18/11/2016 / 19:30 - 23:00

Luogo
Barcellona