LOST IN TRANSITION – Ellen Schippers

 

Red Stamp Art Gallery è lieta di presentare LOST IN TRANSITION, mostra personale di Ellen Schippers, che si inaugurerà Sabato 21 Ottobre 2017 presso la sede della galleria, in Rusland 22, nel cuore di Amsterdam; l’esibizione, curata da Sonia Arata, sarà introdotta, il giorno dell’apertura, da una presentazione critica dello storico dell’arte, scrittore e curatore Dick Adelaar.

LOST IN TRANSITION, che si articola in una sezione video installativa ed in una fotografica, mette in scena l’affascinante ed enigmatico mondo visivo peculiare dell’artista olandese, che con maestria miscela vari mezzi espressivi per condurre lo spettatore attraverso un’esperienza: la performance, il video, la fotografia, la musica compongono insieme una particolare atmosfera in grado di sedurre con la sua sottile vibrazione emotiva.

Dalla soglia digitale degli schermi dislocati nello spazio, per mezzo di raffinatissime opere video e lavori fotografici appartenenti allo stesso ciclo, si affacciano eteree ed enigmatiche figure, archetipiche sirene e icone del femminino che emergono dal sensibilissimo e profondo immaginario di Ellen Schippers.

Un magnetico e soffuso universo che invita il visitatore non solo ad una intensa fruizione estetica, ma anche a sperimentare l’empatia con il richiamo, lontano e vicino, di una dimensione altra, teatro di una transizione alchemica dove il temporaneo smarrimento dell’essenza identitaria costituisca un passaggio di ritorno al recupero dell’integrità del sé e dell’anima.

Ellen Schippers: LOST IN TRANSITION – In cerca del fotogramma perduto

La produzione artistica di Ellen Schippers si avvale di molteplici elementi espressivi che l’artista con maestria dosa e miscela a produrre un unicum avvolgente: il corpo ed i suoi movimenti, eseguiti da performer, l’attenta e calibrata coreografia dei gesti, il make-up, la musica, abiti-scultura, a volte gonfiabili, parole e poesia, luci e colori, sono le componenti di happening teatrali che il pubblico fruisce dal vivo o, come nel caso delle elaborazioni più recenti, mediante video-installazioni ove, in modo filmico, le situazioni messe in scena vengono registrate dalla ripresa video e passano attraverso diverse fasi di lavorazione, montaggio, meticolosa scelta di sequenze e frame da collocare nello spazio espositivo per mezzo di schermi, proiezioni e immagini fotografiche.

Il focus dell’artista e il centro di attrazione attorno a cui tutti gli ingredienti impiegati gravitano è la creazione di contesti ed eventi in grado di catalizzare l’attenzione dello spettatore, sospenderlo dalla sfera dell’ordinario e gradualmente assorbirlo in una dimensione altra, in cui la forza della fascinazione e della seduzione è impiegata con l’intento di operare un contatto emotivo e psichico con chi entri ad orbitarvi: una sorta di canto delle sirene capace di magnetizzare con lo scopo di trasmettere la voce silente e interiore della psiche, di mostrare e comunicare alla coscienza un contenuto celato e vivo.

In queste vesti di regista Ellen Schippers mette in atto i presupposti per condurre il pubblico ad immergersi in esperienze uniche ed inaspettate, che coinvolgono tutti i sensi e possiedono le qualità del liminale: allo sguardo si apre un territorio parallelo, l’attenzione lentamente transita verso la messa a fuoco di un ambito insolito, sconosciuto e al tempo stesso famigliare; da questa postazione simile ad un limbo, zona neutra sul limitare di un pulsante e misterioso spazio, si comincia ad interrogarsi.

In un iniziale ciclo di opere le azioni, sceniche e teatrali, si configurano in modo diretto e narrativo, spettacolare, attraverso parabole e metafore visive, dove la performance ha un suo preciso corso di inizio e fine: l’intento dell’artista è, in questo primo periodo, più strettamente focalizzato a mettere in luce vari risvolti di stereotipi legati agli ideali del femminile e del maschile nel rapporto con le aspettative e le pressioni provenienti dalla società, evidenziando con intensità l’incombere di pattern comportamentali imposti dall’esterno e riguardanti esclusivamente l’apparenza, incorporati dalla psiche come forzate impalcature di mascheramento, gabbie di omologazione che imprigionano e negano l’autenticità , l’unicità e la bellezza dell’essenza originaria della personalità di ciascuno.

A partire dalle serie di “Sherazade” e “Snow White” Ellen Schippers passa ad un universo visivamente più sfumato, che pare concentrarsi sul cuore del lato più intimo, potente e inalienabile dell’essere umano: l’artista inizia a canalizzare apparizioni di un “femminino sacro” che, da una ubiqua sfera animica, incessantemente invia al nostro ascolto il suo calamitante e fervente richiamo, a volte udito e raccolto, altre superato, inosservato e dimenticato. Da questa fase in poi l’icona della soglia e l’apparizione del contesto di un enigmatico continuum spazio-temporale divengono centrali, la sembianza femminile è quella prescelta dall’artista per incarnare un’entità che ci appare indistinta, sfocata ma ben presente al di là di un filtro, diaframma che segnala una separazione invalicabile tra noi e il personaggio dalla valenza quasi numinosa. E’ l’epifania, resa possibile dall’opera, di un’essenza che pulsa e che non si rivela completamente alla vista, dovendo necessariamente restare inviolata: peculiari in questo senso sono le “opere trittico”, contemporanei tabernacoli che custodiscono e all’occorrenza si schiudono su di una vivente immagine, figura sacrale che ci si mostra, offuscata, oltre la finestra dello schermo dall’indefinito luogo altro in cui dimora.

“Lost in Transition” è un lavoro che mette in scena la presenza di figure velate che si palesano allo spettatore attraverso video in loop, per mezzo di scatole-video e schermi dislocati nello spazio: questi, da meri supporti tecnici, divengono qui luoghi privilegiati di interfaccia in cui le varie evocazioni appaiono e aprono varchi nel contesto espositivo; tali entità intessono tra loro una sottile e intensa rete di rimandi, interazioni, gradazioni di tensioni ed echi emotivi che sfumano dall’una all’altra in una partitura di movimenti, slittamenti espressivi e ritmate moltiplicazioni che si ripetono ad infinitum. Queste diverse personalità, forse un unico personaggio che si fraziona e configura in aspetti diversi, comunicano con il linguaggio corporeo di movenze lente, sinuose, cadenzate, ondulatorie, che l’artista ha a priori diretto sulla traccia di una comunicatività precisa che nulla ha voluto lasciare al caso; la figura a tratti si ritira nell’indistinto o si sposta in avanti fino a toccare, evidenziando e rendendo ad istanti tangibile, con una venatura quasi dolente, il confine entro cui è situata, si muove fluente, al ritmo di un battito, seguendo gli impulsi e le esigenze interne di una marea che si alza e si abbassa, avvolta nelle note di una musica che collega ed immerge ogni elemento e tutto l’ambiente nel suo colore emotivo.

La pittoricità sfumata di toni grigi e rosati con cui questo studiato e delicato annebbiamento delinea i corpi, nella loro nudità o vestiti di indumenti minimali e sensuali, ha una consistenza acquea e lattiginosa da cui affiorano a intervalli più chiare e distinte, col loro richiamo atavico, le linee e le curve del corpo femminile: il seno, il ventre, i fianchi, le cosce, le gambe, la più nitida linea delle mani e le intravedibili espressioni del volto e dei moti interiori che esso esprime in funzione del nostro guardo, della cui presenza la donna pare consapevole al di là della membrana che la delimita, quasi come una crisalide nel suo bozzolo.

Vi è come un sottostante sentore di disagio nel trovarsi nell’anticamera di un indicibile sorta di altrove ad assistere a questo fluire di immagini, al dipanarsi dell’intimo della vita di una altrui anima che si disvela: una volta che si entri nel suo raggio di influenza, assorbiti dal ciclo ininterrotto dello scorrere dei frame, un senso di inquietudine, turbamento, un presagio di pericolo latente emergono; se nelle sequenze di “Sherazade” e “Snow White” un riferimento narrativo a monte offriva una eventuale chiave di lettura per decifrare l’inaspettato sgomento generato da tali situazioni sospese, nei video di “Lost in Transition” l’incognita riguardo a ciò a cui si sta assistendo è una componente dell’opera stessa e del suo volerci mettere in contatto con un punto cieco segreto da captare, intercettare nell’invisibile oltre a ciò che è visibile.

Come un rebus “Lost in Transition” è un vivente enigma da decifrare, un passo nella comunicazione che sfugge e che con la sua latenza e il suo sottrarsi assorbe e seduce, assillante e quasi imperativa richiesta che una qualche interazione venga a sciogliere l’incanto; è una visione differita di ciò che altrimenti resterebbe nascosto, è un’eco, uno sdoppiamento, il riflesso in uno specchio onirico di conoscenza che balugina per risvegliare e riaccendere, illuminante, l’interezza perduta, è uno sfasamento nel tempo di un attimo che si scinde e continua a tornare fantasmatico alla ricerca di se stesso.

In effetti già il titolo denuncia con evidenza che qualcosa di essenziale è andato perduto, è scivolato nell’oblio, nella dimenticanza, nella noncuranza, per distrazione o volutamente, durante una transizione, un passaggio, forse dall’interno alla superficie. Un frame è scomparso, è stato rimosso, occultato, non è più manifesto, e un’incrinatura, causata dal frammento mancante, si è insinuata nel tessuto della vita; ciò che di prezioso è sfuggito, o che è stato quasi cancellato, ha costituito una grave manomissione nell’unicità dell’identità personale, portando il perturbante ad installarsi, disagevole, nella trama dell’esistenza.

Con “Lost in Transition” Ellen Schippers mette in campo lo scenario di un universo psichico e spirituale dove, nella famigliare e rassicurante icona del femminile, qualcosa è fuori posto, non combacia, non quadra ; nell’arco spaziale e temporale dell’installazione tale cosmo aderisce al nostro e , per mezzo di diversi impulsi, instilla, preoccupante, il sospetto che questa dimensione vitale, distante e vicina al contempo, che si sta sfiorando, necessiti di venire riconosciuta nella sua interezza, sia che si tratti del femminino sacro collettivo che di una vicenda strettamente individuale: un viaggio di ritorno dallo smarrimento verso il ritrovamento dell’integrità, incontro all’anelato bacio salvifico che sottragga la coscienza dalla separazione, liberandola dall’alienante e venefico recinto dell’impersonale e del superficiale, per portarla a respirare nell’unità onnicomprensiva delle profondità dell’essere, nell’anima del mondo.

ELLEN SCHIPPERS

LOST IN TRANSITION

Inaugurazione: 21 Ottobre 2017 – 16:00 / 20:00

Mostra: 21 Ottobre – 15 Novembre 2017

Curatore / Testo critico: Sonia Arata

Presentazione critica: Dick Adelaar

Red Stamp Art Gallery

Rusland 22 – 1012 CL Amsterdam – NL

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Tel.: +31 20 4208684

Cell. NL: +31 6 46406531

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Data e Ora
21/10/2017 / Tutto il giorno

Luogo
Red Stamp Art Gallery