Lucio Fontana, Ico Parisi

Con l’esposizione di apertura del nuovo spazio della Galleria d’Arte Maggiore G.A.M. in via Manzoni
25 a Milano, la direttrice Alessia Calarota continua la tradizione dei dialoghi che contraddistingue
l’attività della storica galleria. Arte e Architettura saranno il tema portante della mostra che vede
protagonista Lucio Fontana, Maestro dell’arte del XX Secolo, insieme con il famoso architetto Ico
Parisi, grazie all’esposizione di un raro corpus di opere realizzate da Lucio Fontana per il
“Monumento dei Caduti alla Resistenza” del 1962, interessante testimonianza del monumento ideato
da entrambi e mai realizzato, previsto a Cuneo.
In un dialogo tra arte e architettura che guarda a una relazione con le istituzioni ed i musei
italiani, la Galleria d’Arte Maggiore G.A.M. presenta nella nuova sede milanese in via Manzoni 25
(interno Maggiore G.A.M.) il Monumento dei Caduti alla Resistenza del 1961-1962 un corpus museale
di opere, preziosa testimonianza del monumento mai realizzato a Cuneo che vinse il concorso statale e
vide la partecipazione di un pittore, di un architetto e di uno scultore. Infatti nelle quattro opere su carta,
realizzate da Lucio Fontana, è chiaro come il progetto integrasse le quinte architettoniche di Ico Parisi,
una scultura di Francesco Somaini e il taglio e i buchi di Fontana stesso nel cemento antistante. L’opera
si inserisce perfettamente nell’interesse mostrato da Fontana per lo spazio architettonico di cui sono
testimonianza anche gli Ambienti spaziali, stanze e corridoi concepiti e progettati dall’artista a partire
dalla fine degli anni ’40; e in quello di Ico Parisi che mirava a un’opera architettonica che integrasse
l’arte e che si sviluppò lungo il corso degli anni 60 tanto da coinvolgere in più riprese gli artisti
dell’epoca – da Lucio Fontana a Fausto Melotti – e che avrà il suo apice nell’Operazione Arcevia (1973-
76), in cui Parisi disegna un borgo rurale, a vocazione agricola e artigianale, immerso nelle colline
marchigiane, per una ‘comunità esistenziale’, caratterizzato dall’abbondanza di presenze artistiche, tra
cui quelle di Michelangelo Antonioni, Alberto Burri, Tonino Guerra, César e Rod Duddly.
Scrive Flaminio Gualdoni nel catalogo voluto e promosso da Franco e Roberta Calarota ed
edito da Skirà nel 1999: «L’incontro tra Fontana e Parisi e inevitabile. Alla Triennale del 1951 l’artista
svolge il fondamentale soffitto in neon, in una stagione in cui, grazie soprattutto al rapporto con
Luciano Baldessari la sua contaminazione con l’esperienza architettonica, avviata negli anni Trenta,
raggiunge livelli d’intensità inediti. Alla stessa Triennale Parisi e presente con mobili, soprattutto, tra i
quali una scrivania i cui fianchi sono rilievi di Vittorio Tavernari, lo stesso autore del quale una grande
scultura campeggia proprio ai piedi del soffitto in neon. L’incontro avviene in quel clima irripetibile. E
si sviluppa non solo nel lavoro per casa Parisi, ma anche in un altro snodo fondamentale del dibattito
del dopoguerra, il concorso per il monumento ai Caduti della Resistenza di Cuneo, con un progetto di
struttura scavata nel terreno abitata da un solco tracciato da Fontana nel cemento, sovrastato da
un’intensa forma plastica di Somaini. Siamo nel 1962: il progetto, largamente considerato il migliore,
viene infine accantonato, “italico more”. Molte presenze di Fontana si accumulano in casa Parisi. Oltre
alla formella appesa alla balaustra del terrazzo, perduta, ecco due straordinari oli, uno, nero, appeso
nella camera da letto in luogo delle originarie operine popolari, l’altro, rosa, sovrastante il tavolomensola
in soggiorno. E poi, ecco due ceramiche, datate 1957 e 1958, sulla mensola del soggiorno, e
ancora, disegni».



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Data e Ora
03/10/2017 / 18:00 - 21:00

Luogo
G.A.M. - Milano