Nicoletta Braga | Corpi d’aria nera

Il dodicesimo e ultimo appuntamento della rassegna Eppur si muove, ideata e curata da Gino D’Ugo per lo spazio Fourteen Artellaro, inaugurerà sabato 23 alle 18.30 con la mostra Corpi d’aria nera di Nicoletta Braga. Un’installazione con un chiaro riferimento ai capolavori di Piero Manzoni intitolati Fiato d’artista e Corpo d’aria del 1960. L’involucro di Manzoni assume la forma di un’enorme sfera immacolata che l’artista sembra riuscire a colmare totalmente attraverso l’energia del respiro. È il soffio, spirito primordiale che ha significato di principio della vita in diverse culture. Immateriale creazione nella quale risiede l’unicità e l’ironica vendita dell’autorialità dell’artista che si tramuta in questo modo in reliquia.
Al contrario, Braga moltiplica, espande il fiato d’artista e gonfia, decenni dopo l’antecedente, questi involucri che oggi appaiono neri. Neri, a riflettere su questa ondata nera che viviamo, sui fascismi di ritorno, sulla perdita di ogni memoria e sullo scolorire delle culture. Un annerire della materia che ci investe come una nube minacciosa, come l’inquinamento, come una corruzione etica che intossica il nostro respiro quotidiano.
All’oscurità del nero, subentra la fioca luce che, in un sospiro tremolante, lascia intravedere quattro parole in filigrana: WORK, EQUAL, NATURE, RIGHT. Sono parole che leggiamo oggigiorno soltanto in trasparenza, ridotte oramai a concetti da cogliere in controluce, memoria di qualcosa che abbiamo conosciuto e che abbiamo perduto.
Lavoro, diritti, uguaglianze e natura sono valori corrotti. Tuttavia, la filigrana, questa idea di “guardare attraverso”, è emblematica di una azione antica, prudente, sapiente, quella del voler controllare la bontà della cartamoneta che ancora raramente ma-neggiamo. È, in definitiva, la verifica di una forma di autenticità ed un elemento a protezione della falsificazione. A riguardo, il motto legato a Diogene “Parakharattein to nomisma”, tradotto a volte come “falsifica la moneta”, si rispecchia anche nel concetto di trasforma i costumi, invito a cambiare i valori correnti. Ma sia ben chiaro che esso non si riferisce soltanto ai valori di scambio che il soldo da secoli materializza, bensì anche al ribaltamento e alla destabilizzazione delle leggi correnti.
L’azione pneumatica, invece, allude al respiro, alla contrazione e distensione degli organi e dell’Universo, allude alla vita filoso-ficamente intesa in ambiente presocratico, ma anche alla morte. Ciascun palloncino contiene il fiato, il DNA, qualcosa di concreto, è un corpo.
Il palloncino semplicemente allude alla respirazione, all’aria che è voce attraverso le corde vocali, allude anche alla voce di chi voce non ha, allude al pieno e al vuoto, allude alla contraccezione e alla gravidanza, allude a una superficie che cambia di temperatura, quando cambia la relazione tra atmosfera interna ed esterna. Proprio allora, la superficie, il confine, la membrana che segna il limite tra una cosa e l’altra, cambia di stato, si sensibilizza.
In un qual modo, sembrano essere il lavoro, l’uguaglianza, i diritti e la natura, i respiri vitali che tengono gonfi i corpi sottostanti. Appaiono come parole che illuminano, ma solo di un riflesso beffardo. Luci ambivalenti che sorreggono il sogno, ma sprofondano nella realtà. Lumi che in definitiva non riescono a vivificare questa marea, ormai troppo densa di nero. Così, queste parole offuscate spirano di fronte alla morte. E se il fiato è lontano, l’involucro si adagia, raggrinzisce, sprofonda, diventando metafora delle migliaia di sprofondamenti nel Mar Mediterraneo causati dallo sprofondare dei diritti, del lavoro e dell’uguaglianza. Corpi neri affogati per via di leggi e condizioni infami, olocausto osceno, sacrificio idiota, monumento semi-invisibile ai privilegi del colonialismo europeo.
L’installazione di Nicoletta Braga vuole condensare questi e altri concetti in una semplicità percettiva, lampante immediatezza per chi sa coglierla. Vediamo solo quattro parole o concetti perduti in una piccola stanza, uno spazio minimo, e sotto di loro molti pneumi, tutti neri, che si adagiano su quello che dovrebbe o vorrebbe essere un pavimento, un sostegno. Il pavimento, così riempito, diventa paradossale, un piccolo spazio che si dimostra impraticabile, impervio, richiamando ben altre avversità. Se ci voltiamo e scartiamo pochi metri dalla galleria di Tellaro, si vede il Mar Tirreno, un pezzo di Mar Mediterraneo, ieri spazio comune, oggi necropoli liquida, mare insozzato da tanti omicidi legalizzati e dalla nostra stessa ipocrisia, dalla nostra impotenza, dalla nostra pigra viltà, dalla rassegnazione.
L’arte, nell’affrontare cose tanto gravi e grandi, utilizza dei trucchi, degli stratagemmi, degli idioletti, delle metafore, ma allo stesso tempo persegue con semplicità il voler significare qualcosa unito al desiderio di continuare a suggerire una speranza. E se nel riguardare oggi il Fiato d’artista di Manzoni rimane soltanto la materia, sigillata e attaccata ad una base lignea, plastica non restaurabile nell’irripetibilità della vita, Corpi d’aria nera desidera invece parlare agli uomini dell’oggi e del domani, per lottare e lavorare a favore di un profondo cambiamento interiore, nella tensione costante verso il respiro del cuore e il soffio della vita.

Matteo Binci



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Data e Ora
23/12/2017 / 18:00 - 21:00

Luogo
Spazio Fourteen Artellaro