Non-Aligned Modernity | Modernità non allineata

Dopo l’ampia ricognizione de L’Inarchiviabile sull’arte italiana degli anni ’70, il programma espositivo di FM Centro per l’Arte Contemporanea prosegue con un secondo appuntamento ancora rivolto a una scena artistica meno nota e tutta da scoprire. Nonostante il prestigio internazionale di alcuni suoi rappresentanti si tratta di una realtà pressoché sommersa, ma che costituisce un contributo eccezionale alla storia dell’arte della seconda metà del Novecento.

Non-Aligned Modernity non solo si rivolge all’arte dei paesi dell’Est-Europa ma cerca di indagare un capitolo anomalo e nient’affatto marginale di questa stessa storia, non inquadrabile né nell’ideologia del Blocco Sovietico, né nel modello liberista delle democrazie occidentali. Rileggere la scena artistica della ex-Jugoslavia nel tempo della Guerra Fredda, lungo i primi trent’anni che vanno dall’inizio degli anni ’50 all’inizio degli ’80, significa infatti confrontarsi con una costitutiva e irriducibile differenza culturale. Ciò ci permette di riaprire gli archivi della storia dell’arte, scalfendo e decostruendo la canonizzazione storiografica proposta dalla modernità occidentale nella sua pretesa di universalismo, neutralità e autonomia estetica.

Con Non-Aligned Modernity FM Centro per l’Arte Contemporanea intende proseguire nella propria indagine sulla molteplicità culturale della modernità, ogni volta in relazione a un dato contesto geopolitico in cui questa si è declinata come modernità ‘locale’. In questa occasione lo fa attraverso una rilevante collezione privata sull’arte dell’Europa centrale sotto il Socialismo: la Collezione Marinko Sudac, a sua volta anomala e “non allineata” all’idea di collezionismo classico, custodisce al suo interno non solo opere d’arte ma anche archivi e materiale documentale di straordinaria importanza storiografica. Una collezione che – nel corso degli anni – si è posta il compito di rintracciare tendenze artistiche radicali entro una coerente linea di avanguardia nelle aree dell’Europa Centro-Est.

La mostra Non-Aligned Modernity intende rileggere lo spazio culturale e artistico della ex- Jugoslavia come laboratorio complesso e interstiziale, sospeso tra l’Est e l’Ovest ma non completamente assimilabile a nessuno dei due fronti, consentendo di superare la visione dicotomica classica tra un’Europa e l’altra. Con il modello jugoslavo, in sostanza, la differenza non si pone più soltanto tra Est e Ovest ma anche all’interno del cosiddetto Est.

Di fatto, fin dall’origine della Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia le idee progressive moderniste vedono il Socialismo come l’espressione radicale e sperimentale di queste stesse tendenze. Per cui all’indomani del ’48, in seguito alla rottura dell’alleanza con l’Unione Sovietica da parte di Tito e il ritiro della Jugoslavia dal Blocco dell’Est, si assiste anche ad un distacco dalle dottrine del realismo socialista. La Jugoslavia è la prima realtà dell’Est a presentare tendenze astrattiste in eventi artistici internazionali e a far guadagnare all’astrazione modernista uno status quasi-ufficiale, tanto attraverso i monumenti della rivoluzione sparsi un po’ ovunque quanto per mezzo dei padiglioni di rappresentanza nazionale. Ne sono esempi i lavori dello scultore Vojin Bakić e del Gruppo EXAT 51. Ma, senza dubbio, è ancora in Jugoslavia che compaiono le prime manifestazioni di arte concettuale dell’Europa Centrale, grazie ad una costellazione di figure “non allineate” e fuori dal sistema ufficiale dell’arte che prende il nome di Gruppo Gorgona e che ha pochi equivalenti tanto ad Est che ad Ovest.

Con il passaggio dalla politica dell’autogestione dei lavoratori degli anni ‘50 alle riforme di mercato del ‘65 anche l’Arte Concettuale diventa più critica e si sviluppa oltre che a Zagabria in altri poli culturali come Lubiana, Belgrado e Novi Sad per tutti gli anni Settanta con figure di primaria importanza, a partire dall’esperienza del collettivo d’avanguardia slovena OHO Group. Interventi urbani, contaminazioni grafiche, performance e video sono al centro delle pratiche dei gruppi Group of Six Artists, oltre a Bosch + Bosch, KOD, Verbumprogram, eccetera. A cui si aggiunge il rilievo individuale di alcune figure che ormai hanno raggiunto fama internazionale come Sanja Iveković, Marina Abramović, Mladen Stilinović, Goran Trbuljak, Tomislav Gotovac, Vlado Martek, Radomir Damnjanović Damnjan.

Se è vero che il fenomeno jugoslavo è per molti versi un caso a sé stante, è altrettanto vero che negli stessi anni ’70 l’arte concettuale ha una grande produzione nei paesi dell’Europa centrale: Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia, con cui gli stessi artisti jugoslavi hanno scambi e contatti, e in cui operano figure internazionali come Július Koller, Dora Maurer, Milan Grygar, Stano Filko, Rudolf Sikora, Jiří Valoch, Józef Robakowski.

Nell’intento di restituire questo quadro completo la mostra rappresenta la più ampia rassegna sull’arte dell’Est Europa del periodo della Guerra Fredda che sia mai stata esposta ad oggi e presenta oltre 120 artisti con più di 700 opere, alternando cornici concettuali geografiche ad altre di natura temporale, in cui non viene fatta alcuna gerarchizzazione tra opere e materiali d’archivio, in cui si interroga l’elemento documentale come tale.

La mostra propone una grande varietà di materiali: opere pittoriche, scultoree, fotografie, vinili, film, video, opere grafiche, libri d’artista.

Gli artisti

Marina Abramović, Milan Adamčiak, Karel Adamus, At the Moment Exhibiton, Gábor Attalai, Vojin Bakić, Balatonboglár Gallery, Dimitrije Bašičević Mangelos (Gorgona), László Beke, Jerzy Bereś, Slavko Bogdanović (KOD), BOSCH+BOSCH Group, Vladimír Boudník, Eugen Brikcius, Boris Bućan, Dubravko Budić (TOK), Dalibor Chatrný, Marijan Ciglić (OHO), Attila Csernik (BOSCH+BOSCH), Radomir Damnjanović Damnjan, Drago Dellabernardina (BOSCH+BOSCH), Boris Demur (Group of Six Authors), Braco Dimitrijević, Nuša and Srečo Dragan, Miklós Erdélyi, EXAT-51 Group, Family from Šempas Group, Eugen Feller, Ferenc Ficzek (Pécsi Műhely), Stano Filko, First Open Studio, Ivo Gattin, Tibor Gáyor, GEFF – Genre Film Festival, Iztok Geister (OHO), Gorgona Group, Tomislav Gotovac, Group of Six Authors, Milan Grygar, Vladimir Gudac (TOK), Gyula Gulyas, Tibor Hajas, Matjaž Hanžek (OHO), László Haris , Károly Hopp-Halász (Pécsi Műhely) , Miljenko Horvat (Gorgona) , Sanja Iveković, Željko Jerman (Group of Six Authors), Marijan Jevšovar (Gorgona), György Jovánovics, Željko Kipke, Károly Kismányoky (Pécsi Műhely), László Kerekeš, Miroslav Klivar, Julije Knifer (Gorgona), Milan Knížák, J.H. Kocman, KOD Group, Běla Kolářová, Július Koller, Gyula Konkoly, Vladimir Kopicl (KOD), Jarosław Kozłowski, Ivan Kožarić (Gorgona), Naško Križnar (OHO), Paweł Kwiek, Andrzej Lachowicz, Katalin Ladik (BOSCH+BOSCH), László Lakner, Otis Laubert, Natalia LL, Vlado Martek (Group of Six Authors), Slavko Matković (BOSCH+BOSCH), Dora Maurer, Karel Miler, Era Milivojević, Marijan Molnar, Antun Motika, Marian Mudroch, NET Gallery, David Nez (OHO), Koloman Novak, Ladislav Novák, OHO Group, Attila Pálfalusi, Mihovil Pansini, Pécsi Műhely Group, Permafo Gallery, Géza Perneczky, Vladimir Petek, Ivan Picelj, Sándor Pinczehelyi (Pécsi Műhely), Marko Pogačnik (OHO), Jaroslav Pokorný, Bogdanka Poznanović, Božidar Rašica, Red Peristyle, Józef Robakowski, Đuro Seder (Gorgona), Rudolf Sikora, Zdzisław Sosnowski, Aleksandar Srnec, Tamás St. Auby, Jan Steklik, Sven Stilinović (Group of Six Authors), Mladen Stilinović (Group of Six Authors), Josip Stošić, László Szalma (BOSCH+BOSCH), Kálmán Szijártó (Pécsi Műhely), Bálint Szombathy (BOSCH+BOSCH), Petr Štembera, Slobodan Tišma (KOD), Raša Todosijević, TOK Group, Endre Tót, Desider Tóth, Goran Trbuljak, Gera Urkom, Jiří Valoch, Josip Vaništa (Gorgona), Verbumprogram, Fedor Vučemilović, Zbigniew Warpechowski, Jan Wojnar, Jana Želibská.



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Data e Ora
26/10/2016 / 18:00 - 21:00

Luogo
FM Centro per l’Arte Contemporanea