PANE NERO e SOGNILOQUI di Stefano Taccone

FINISSAGE della mostra Pane nero d’arte contemporanea e sociologia dell’associazione culturale Artists.Sociologists dedicata alle lavoratrici e ai lavoratori svantaggiati del passato e del presente. Omaggio all’omonimo libro di Miriam Mafai.

PRESENTAZIONE del libro di racconti Sogniloqui (Iod edizioni, 2018) di Stefano Taccone.

I sociologi e i liberi pensatori dell’associazione culturale Artists.Sociologists presentano nell’evento di finissage della mostra di arte contemporanea e sociologia Pane nero allo spazio BACS – between contemporary art and sociology – i loro testi dedicati alle 7 opere in mostra. Il progetto a cura dell’artista Patrizia Bonardi, presidente dell’associazione e ideatrice della pagine in rete artists.sociologists, è omonimo al libro di Miriam Mafai che guardò al lavoro femminile come categoria svantaggiata in particolar modo fino al dopoguerra. La mostra si attualizza sulle fragilità dell’oggi che riguardano la maggior parte dei lavoratori per via di una precarizzazione del lavoro a trecento sessanta gradi. Omaggia le categorie che ancora nel presente rimangono le più svantaggiate: i disabili, gli immigrati e i giovani. Ricorda le condizioni del lavoro femminile osteggiato dal fascismo e porta ad emblema la figura della filandina, simbolo del lavoro umile e oltraggiato fin dal ‘700 dal sistema produttivo capitalista.

Testi di: A.Bena, D.Bezzi, N.S.Bonetti, D.Bottino, L.Campanella, C.Epis, I.Fassio, G.Frastalli, N.Lisanti, S.Loricchio, M.R.Mallamaci, A.Mazzi, A.Marconi, G.Monteduro, V.Polese, S.Ragaini, A.R.Fucecchi, F.Rosetti, C. Siliquini, F.Silvestri, S.Taccone.

Opere di: Silvia Beccaria, Valentina Biasetti, Patrizia Bonardi, Salvatore Giò Gagliano, Chiara Guidotto, Francesco Levi.

Sogliloqui raccoglie 12 racconti brevi di Stefano Taccone. Il suo progetto nasce da una esigenza intimistica di raccontare storie di vita quotidiana, fatta di sogni e realtà. L’autore è ben conosciuto, come critico, al vasto pubblico dell’arte contemporanea. I suoi saggi, scritti in questi anni, fanno uso di una scrittura che ha sempre al centro la sua attività intellettuale di riflessione critica. Cosa cambia con “Sogniloqui”? È un uso nuovo delle parole al centro della sua scrittura narrativa. L’astrattezza intellettuale cede il passo ad uno stile letterario finalizzato a sentimenti e sensazioni, che hanno origine nel mondo onirico, dove tutto inizia e tutto ritorna. Rimane intatta, nell’autore, la sua grande voglia di interrogarsi. Di farsi carico di piccole riflessioni di ciò che la vita affronta ogni giorno nei suoi profondi, e irreversibili, cambiamenti di stile e di costume. “Che cos’è ormai una telefonata se non l’antico surrogato di una conversazione a quattro occhi.”

Dialogheranno con l’autore la giornalista Giada Frana e la docente di arte e immagine nelle scuole secondarie di primo grado Romina Capelli.



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Data e Ora
12/01/2019 / 16:30 - 18:30

Luogo
BACS - Between Contemporary art and Sociology