Pier Luigi Meneghello

Il M.A.C. di Milano presenta, dal 1 al 19 novembre 2017, la mostra This is Everyday Violence, personale di Pier Luigi Meneghello (Vicenza, 1950), a cura di Giorgio Verzotti. Il progetto espositivo occuperà gli spazi del Salone Delman e della Galleria Chopin.

This is Everyday Violence presenta una selezione di 28 opere di Pier Luigi Meneghello realizzate tra i primi anni ’90 e il 2017, con una particolare attenzione a quelle più recenti, da cui emerge con estrema nitidezza uno dei temi più cari che attraversa tutto il lavoro dell’artista: l’aspro rapporto tra gli esseri umani e l’ambiente che li ospita.

La violenza, esplicitata nel titolo, diventa soggetto nel ciclo di opere presentate ed è raccontata attraverso un linguaggio che deve molto all’allegoria che nel corso della sua lunga e coerente ricerca l’artista ha elaborato, trovando nella fotografia il suo esito fino a oggi più frequentato.
È la brutalità di cui siamo testimoni ogni giorno che tocca personalmente la sensibilità dell’artista, quella da cui lo spettatore sembra assuefatto per via dell’alienante potere dei mezzi di informazione.
La consuetudine alla violenza anestetizza l’occhio di chi guarda, rendendo necessario l’intervento di uno sguardo ricettivo ed emotivo come quello dell’autore.

I cicli di opere che Meneghello presenta in questa occasione spaziano attraverso i diversi gradi di questa tematica. Si parte dalle flebo collegate alle cortecce degli alberi, metafora della volontà di guarigione, per proseguire con opere dal forte impatto allegorico, che attribuiscono alle messe in scena un valore simbolico arbitrario, non legittimato da alcuna consuetudine.
Ne sono un esempio le reinterpretazioni di due iconografie della cultura cristiana, quali: Giù dal Paradiso (1996), in cui un Cristo è appeso a testa in giù davanti a un ponte, ma senza croce, e L’Ultima Cena (1996) in cui è possibile ammirare una tavola imbandita da tredici nidi davanti all’altare di una chiesa in rovina.

È sicuramente Remapping the world, 2017, il ciclo fotografico più recente e il più emblematico, a sottolineare l’intento da cui è mosso oggi l’artista. In questa sessione di immagini la violenza rappresentata esplode in scenari apocalittici in cui grandi mappe colorate vengono progressivamente ricoperte da ampie distese di fanghiglia o liquami fino quasi a scomparire.

Un forte allarme lanciato da Meneghello su uno scontro che ormai non si limita al campo ecologico ma è simbolo di un malessere più profondo, segno di una rottura tra il disordine naturale dell’ambiente che ci circonda e l’ordine artificioso e razionale creato dall’essere umano.

Il visitatore per tutto il percorso espositivo percepisce una presenza costante che la mostra rende manifesta: si tratta della tensione, quella forza negativa di cui la nostra quotidianità è intrisa, che altro non è che il costante scontro tra la società contemporanea e l’ambiente in cui viviamo.

“Il tema della mostra, l’elemento unificante che accomuna opere a volte così diverse l’una dall’altra è proprio la contraddizione che attraversa il soggetto storico – racconta il curatore Giorgio Verzotti – La lacerazione che si instaura a partire dalla consapevolezza della sua insanabilità e la necessaria allerta che deve governare le nostre conseguenti azioni. Se le contraddizioni non si possono risolvere nelle pacificanti sintesi dialettiche care a Hegel, dobbiamo almeno saper pensare la differenza che genera il conflitto, assumerla senza pregiudizi e senza paure e “tollerarla” dentro e fuori di noi.”

La mostra sarà corredata da un catalogo a colori con testi critici del curatore Giorgio Verzotti, edito da Prinp – Editoria D’arte.



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Data e Ora
01/11/2017 / Tutto il giorno

Luogo
M.A.C.