Richard Loskot, Cosmology Model + Cristian Avram, The Place We Call Home

Boccanera Gallery, Trento, ha il piacere di presentare la seconda mostra personale di Richard Loskot (Most, CZ nel 1984), Cosmology Model, in contemporanea con The Place we call Home, il progetto di Cristian Avram (Cluj-Napoca, RO nel 1994), nello spazio Boccanera Project Room.

Recentemente Boccanera Gallery ha ampliato la sede di Trento e nei suoi 300 metri quadri ospiterà i progetti di due giovani artisti dell’Est Europa confluenti in un comune denominatore: lo spazio.

Le opere dei due artisti indagano in maniera opposta sulle molteplici influenze nel rapporto tra uomo e spazio: Cristian Avram, nelle sue opere a olio su tela, esplora il microcosmo delle pareti domestiche della sua casa-studio nelle campagne nei dintorni della città rumena di Cluj-Napoca, e Richard Loskot, attraverso la creazione di apparati tecnologici rudimentali, macchinari assemblati con parti di oggetti di uso comune e pezzi di mobilio, guarda alla grandezza e ai misteri del Cosmo.

Lo spazio non è solo la proiezione di un soggetto, un involucro, un disegno ma è anche il deposito di tutte le nevrosi e le fobie della società che lo circonda. In questo senso lo spazio non è vuoto ma pieno di oggetti disturbanti. L’arte ha la capacità di rappresentare lo spazio nella sua distorsione, modificando la maniera tradizionale in cui è stato storicamente concepito.

Il progetto di Richard Loskot, Cosmology Model, verte sulla contraddizione tra l’avanzamento tecnologico e suoi stessi limiti.
Partendo dal concetto di reprocità, Richard riflette sul rapporto tra Uomo e Universo e su come l’ignoto scateni nella mente umana una serie di quesiti esistenziali ai quali, nonostante l’apporto delle più avanzate intelligenze artificiali, non è possibile rispondere.
Loskot s’interroga su concetti apparentemente semplici: cos’è un colore, cos’è il vuoto, come si comporta il caso.
Cosmology Model è un viaggio che parte dallo scheletro scarno della macchina e si muove verso alla percezione enigmatica interiore del concetto d’infinito.
I lavori di Loskot sono modelli che restituiscono immagini con l’ausilio di apparati posti strategicamente tra lo spettatore e l’oggetto, trasformando i luoghi riprodotti dalla macchina in spazi sensibili. L’opera quindi ha sempre due tempi di lettura, quella d’insieme e quella innescata dalla presenza del fruitore.
Costruire questi oggetti tramite l’assemblaggio di meccanismi recuperati da oggetti comuni, ha come fine ultimo quello di riflettere sul microcosmo che circonda l’essere umano nella quotidianità.
Il mondo è ricoperto di una costellazione di oggetti capaci di svelarci l’essenza della vita, se solo si cerca con attenzione.

In The Place we call Home, attraverso le sue pitture a olio su tela, Cristian Avram esplora la collisione tra mondo interno e mondo esterno, e come quest’ossimoro può dare origine a stati di coscienza superiore.
Cristian come Richard parte da concetti semplici: come la ricerca della bellezza della quotidianità permetta agli esseri umani di chiamare un luogo casa.
Cristian Avram recentemente si è trasferito dalla città a un remoto complesso di casa-studio d’artista nelle campagne di Cluj Napoca.
Nella solitudine di quel luogo, durante il suo primo inverno passato vivendo in isolamento, ha osservato come lo spazio da impervio stabile post-soviet si sia trasformato nella sua casa ed ha ritratto la trasformazione attraverso i residui della presenza umana nello spazio.
Il lavoro di Avram, sempre concentrato sul suo vissuto personale, sviluppa il senso del tempo puro, non databile.
Con un’analisi sull’estetica dello spazio, tenta di sondare le possibili alterazioni dell’ambiente, dal tangibile all’immateriale, alla dimensione privata a quella sociale.
Il giovane pittore rumeno quindi cerca di ricomporre nella composizione delle sue opere una gerarchia estetica, ritraendo il disordine organizzato degli spazi usati dall’uomo in sua assenza.
L’esistenza dell’essere umano è tangibile ma l’astrazione del mezzo della pittura restituisce la dimensione animifica propria degli ambienti ritratti, creando un luogo dell’ammina.
Lo spazio espande nelle sue dimensioni fisiche verso l’infinito dello spirito.

Entrambe le mostre convergono quindi sulla riflessione della reciprocità tra microcosmo e macrocosmo e come la dimensione sensibile della percezione dello spazio renda le sue coordinate illeggibili.

Richard Loskot nasce a Most (CZ) nel 1984. Vive e lavora ad Usti nad Labem (CZ). Studia presso la facoltà di architettura dell’università di Liberec e all’Istituto di Belle Arti di Monaco. Ha esposto in Germania, UK, Romania, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca. Nel 2012, nel 2014 e nel 2017 è stato tra i cinque finalisti del premio piu` prestigioso della Repubblica Ceca Jindřich Chalupecký con menzione speciale nel 2012. Nei mesi di gennaio e febbraio 2014 ha svolto la residenza all’International Studio & Curatorial Program di New York. Nel settembre 2014 ha partecipato alla mostra collettiva Europa, Europa curata da Hans Ulrich Obrist, Thomas Boutoux, Gunnar B. Kvaran presso l’Astrup Fearnley Museet di Oslo.

Cristian Avram nasce ad Alba-Iulia, RO nel 1994. E’ studente al primo anno del master in pittura all’Università di Arte e Design di Cluj-Napoca(RO).
Mostre selezionate: Talking ‘bout my generation, mostre collettiva, Plan B Cluj-Napoca (2018), Bridges, mostre collettiva, Boccanera Gallery, Milano (2018); Starpoint Prize 2017, mostra collettiva, Victoria Art Center, Bucarest (2017); Cutting Edge III, mostra collettiva, Museum of Art Cluj-Napoca, (2016).



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Data e Ora
25/05/2018 / 18:00 - 21:00

Luogo
Boccanera Gallery e Boccanera Project Room