Selvatico [tredici] 2018 Fantasia/Fantasma Pittura tra immaginazione e memoria

Selvatico [tredici] 2018

Fantasia/Fantasma Pittura tra immaginazione e memoria

A cura di Massimiliano Fabbri

 

Fusignano

  • Museo civico San Rocco Andrea Chiesi / Daniele Galliano

(Via Monti 5)

  • Centro culturale “Il Granaio” Marta Sesana / Giuliano Sale

(Piazza Corelli, 16 – Corte Raffaello Baldini)

 

Inaugurazione sabato 10 novembre ore 17

11.11.2018 – 20.1.2019

Orari e aperture: sabato 15-18, domenica e festivi 10-12 e 15-18

8, 24, 31 dicembre e 6 gennaio 10-12 e 15-18; 25, 26 dicembre e 1° gennaio chiuso

Aperto anche su prenotazione

 

Comune di Fusignano: Urp 0545 955 653 / 668

urp@comune.fusignano.ra.it / www.comune.fusignano.ra.it

Comune di Cotignola

0545 908 879 / 320 43 64 316 / fabbrim@comune.cotignola.ra.it

www.museovaroli.it / www.facebook.com/luigi.varoli.cotignola

 

Con il contributo e patrocinio di:

Regione Emilia-Romagna / IBC Istituto per i Beni artistici culturali e naturali

In collaborazione: con associazione culturale Primola

www.museovaroli.it

 

 

Selvatico disegna una mappa che congiunge luoghi, musei ed edifici storici diffusi nel territorio romagnolo, intrecciando questa pluralità di spazi, e le storie contenute in essi, all’interno di una geografia e percorso espositivo che coinvolge e connette opere e artisti contemporanei, con una particolare attenzione rivolta qui alla pittura e a quella che sembra, a tutti gli effetti, una sua ennesima stagione felice.

 

Selvatico propone così, come è stato nelle sue ultime edizioni, a cui si ricollega come ripresa di un filo e discorso interrotti e sospesi, una serie di mostre che guardano principalmente alla pittura. E dall’esplorazione sulla pittura italiana riparte senza tralasciare al contempo alcune delle sue molte ramificazioni, ibridazioni e innesti con altre discipline tra cui disegno e scultura, fumetto e installazione, a ribadire la mobilità, vivacità e forza di questo mezzo, linguaggio, disciplina e mondo.

 

Cuore e centro del progetto è il Museo Varoli di Cotignola che, anche a partire dalla felice vicenda rappresentata dal cenacolo varoliano in bassa Romagna della prima metà del novecento, traduce questa esperienza e la riattualizza, allargando ed espandendo questa vocazione ostinata che mira a favorire, portare e coltivare l’arte in provincia, presenza inattesa ma necessaria, vitale e urgente. Lo fa guardando a piccole realtà, facendo rete, e segnalando sempre il suo sguardo periferico e il suo operare ai margini, una sorta di giusta distanza che diventa una delle chiavi per cercare di orientarsi, esplorare il presente, guardarsi intorno e rilanciare domande.

Un tessuto su cui Selvatico prova a innestare nuovi sguardi, quelli di una serie di artisti di varia provenienza geografica, tra giovani autori e altri più affermati e conosciuti, capaci di innescare una relazione fertile tra luoghi, opere e persone, tra il vicino e il lontano, tra una dimensione locale e una nazionale.

 

Ascolto e coltivazione sono le modalità di questo progetto che mette al centro i musei, intesi non solo come contenitori e raccolte, ma come luoghi di produzione aperti al contemporaneo, custodi e promotori di un’identità mobile e sempre incerta, inquieta e in trasformazione.

Un ruolo e una collocazione che caratterizzano Selvatico come sguardo e spazio indipendente, tra le cui funzioni c’è sicuramente quella di offrire e segnalare punti di vista altri, assumendo rischi nel disegnare traiettorie divergenti e non somiglianti.

 

Dopo le mostre del 2017 che avevano a che fare con l’immagine e ombra della foresta, metafora vegetale del dipingere e della pittura stessa, e anche sguardo che si volgeva all’attenzione da parte di molti artisti al dato naturale e sua rappresentazione, il prossimo episodio di Selvatico parte invece dall’incontro, coesistenza e giustapposizione di due termini, Fantasia/Fantasma, a segnalare, più che un tema specifico o un umore, un’affinità o radice comune presente nelle due parole, un intrecciarsi e sfumare che ci sembra abbracciare bene la condizione propria del formarsi delle immagini, prima ancora dei contrasti e divergenze apparenti tra le due suggestioni che si rivelano infine non del tutto separabili, ma estremi di una polarità comunicante.

 

Fantasia e fantasma, o anche immaginazione e memoria: due parole che hanno la stessa origine a ribadire una radice comune delle immagini e del processo mentale che ci porta a pensarne e farne di nuove, o a tradurre, trasformare e tradire quelle già esistenti.

La mostra affianca e segue queste molteplici direzioni e polarità della pittura contemporanea, contrapponendole talvolta, integrandole indistinguibili altrove, tracciando nuove piste e sentieri che conducano fuori dal bosco, o che ci sperdano in esso.

Teste e foreste, memorie vegetali, paesaggi con figure, scenari, luce e ombra, le cose e gli oggetti  come custodi muti delle storie, animali, fiabe e racconti.

 

 

Fusignano

  • Museo civico San Rocco: Andrea Chiesi / Daniele Galliano
  • Centro culturale “Il Granaio”: Marta Sesana / Giuliano Sale

 

A Fusignano luoghi, persone e cose. Il bianco e il nero, la luce e la tenebra. Notturni blu e viola. Desideri e distanze siderali, avvicinamenti improvvisi e vertigini dell’inquadratura; tavolozze esplose irradianti con tutti i colori belli e squillanti e molti. Teste che guardano e teste vuote; punti, buchi e volti ciechi. Occhi grandi. Gocce stelle di re inchiostro. Cieli e nuvole in perfette macchie sparse, quasi casuali. Ombre arcobaleno iridescenti. Psichedelie.

Panorami, nebbie, invenzioni del paesaggio, foreste e cattedrali abbandonate; mappe, costellazioni animali, cattività e discipline della carne. Preghiere, sortilegi e pensieri stupendi. Il disegno. Pittura natura, pittura animale. Musica e danze di corpi. Echi di sensualità non del tutto perdute. Modelle in posa languida ancora. Maghi. Il teatro della pittura; in scena, pupazzi, giocattoli e burattini.

Riflessi nervosi e movimenti involontari spastici. Meccanica anatomica. Quel che resta della fisiognomica. Paesaggio con o senza figura. Fantasmi. Cinema infinito.

 

Al Museo san Rocco, la pittura di Daniele Galliano (Pinerolo 1961) e Andrea Chiesi (Modena 1966) attiva un dialogo speculare e complementare nelle due ampie sale del primo piano di quello che era il vecchio ospedale di Fusignano, per convergere poi in un confronto diretto e serrato fatto attraverso il disegno nella piccola sala centrale che collega i due spazi più grandi e simmetrici dell’edificio.

Una vicinanza che, pur negli esiti molto diversi e distanti dei due sguardi che compongono la mostra, è anche generazionale; a partire dalla pratica comune della pittura portata avanti dai due autori emersi negli anni 90 e che, pur nella estreme differenze che li separano e distinguono, trova una certa comune temperatura livida e notturna.

 

E il dialogo non si esaurisce qui, ma si eleva in qualche modo a potenza nell’altro incontro di questa doppia mostra presentata a Fusignano, ancora una volta funzionante per affinità elettive e divergenze narrative, in una relazione accesa e in parte stridente fatta dalla pittura misteriosa di Marta Sesana (Merate 1981) con quella altrettanto oscura e felice di Giuliano Sale (Cagliari 1977), due autori più giovani ma non meno talentuosi e potenti che si dividono l’ambiente del vecchio Granaio di Fusignano.

E noi, dentro, circondati da una spietata e strabiliante galleria di teste, corpi, strani esseri, animali, apparizioni, paesaggi improbabili e scenari d’altri mondi; accerchiati e immersi in mondi freaks.

 

Così, oltre a un confronto generazionale tra quattro straordinari pittori, questa doppia mostra si fa davvero specchiante con il tema che la governa e chiama, una specie di dualità o opposizione convergente: da una parte una pittura quasi in bianco e nero, di fantasmi e ombre, dall’altra il colore acceso e saturo, e la fantasia strabordante che costruisce e smonta l’immagine frammentandola in un caleidoscopio di visioni forti, violente, felici e incomprensibili, surreali, drogate e sognanti.

Una certa dimensione notturna poi attraversa tutti e quattro, tra luci livide e al neon, e tenebre che si mangiano in parte la visione, le presenze mute e il panorama, inghiottendoli e spuntandoli fuori sempre estranianti ed estraniati. La rappresentazione, dolorosa e grottesca.

E il punk ancora, ma gentile ed esatto, quasi come felice; e una mostra in cui si fronteggiano e stratificano le risonanze di una pittura mondo: pittura coraggiosa, con quasi storie dentro. Rosa.



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Data e Ora
10/11/2018 / 17:00 - 21:00

Luogo
Museo Civico San Rocco