Travel room – Tony Leone

C’è un modo consueto di pensare al lavoro del fotografo: si crede che il suo obiettivo consista nell’osservare la realtà per poi restituirne uno scatto, un frammento fedele, un punto di vista.
Io preferirei rovesciare questo luogo comune…

Nel lavoro di Tony Leone fotografare significa proiettare la propria poetica iconica sulla realtà per fornirne un’immagine colta sotto una diversa luce, una diversa visione.

Potremmo dire che la fotografia, parafrasando Leonardo, non sia cosa ottica ma cosa mentale… Non è un caso che dopo tanti anni di militanza fotografica, il lavoro di Tony sia slittato, quasi scivolato inconsciamente, verso una dimensione concettuale e artistica: per lui è fondamentale la riflessione critica esercitata tramite il pensiero visivo. La fotografia è cosa mentale.

Visto in questa prospettiva, mi sembra che il suo principale intendimento poetico sia quello di appropriarsi del dato reale per “piegarlo” ai voleri dell’immaginario.
Scatto dopo scatto, Tony ha creato una sua personale grammatica visuale fatta di luce rarefatta e inquadrature veloci.
La luce identifica i volti e le cose e ne trascende l’apparenza, portandola sul piano dell’immaginifico.

Nelle foto dei devoti agatini percepiamo una luce carnale e violenta che evidenzia l’urlo straziante della fede e il suo feroce sublimarsi in devozione mistica. L’inquadratura, spesso rubata, nascosta, apparentemente casuale ma sempre perfettamente strutturata, serve a smascherare il piano del mero quotidiano per evidenziarne una dimensione artefatta e a volte sottilmente poetica.

In altri scatti il nostro fotografo non ci restituisce la semplice realtà ma un suo spostamento di segno e un innalzamento di gradiente, facendoci vedere la dimensione nascosta delle cose: non l’invisibile ma il sensibile, riportato in una veste nuova e inaspettata, spesso ironica e sempre sorprendente.

Ma non sono proprio questi i segni della poetica delle avanguardie storiche?!

Sublimando costantemente la luce della realtà la si innalza al livello dell’arte.
La sovraesposizione alla vita genera la forza creativa che proietta il suo lavoro sul piano concettuale.

Tony non vede, immagina.
Siamo noi, che grazie al suo agire, impariamo ad osservare.

Orazio Crispo

a cura della pagina SicilyReporter https://www.facebook.com/SicilyReporter



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Data e Ora
27/10/2017 / 16:00 - 19:00

Luogo
Tourì