Trittico del Dis/senso

Trittico del dis/senso è la mostra che il 24 febbraio, dalle 19 alle 22, inaugura il ciclo espositivo dello spazio Tarumbò, locale polivalente – musica, teatro, arti visive, reading poetici, performance – che nello stesso giorno apre le sue attività a Scafati in via Galileo Galilei.

Le opere di Franco Cipriano, Pier Paolo Patti, Ciro Vitale installate nel locale sono differenti visioni sul tema del libro e della scrittura, parti di una istallazione trittica che nelle diverse opzioni di linguaggio fanno un corpo articolato di segni, di materie, di immagini. I tre artisti, di radici scafatesi e con attività sul piano nazionale ed europeo, nella mostra presentano una ibridazione di linguaggi tra fotografie, oggetti, video e grafica. Il testo di Stefano Taccone, dal titolo “Bibliolatrie iconoclaste”, inquadra le tre ‘interpretazioni’ spazio-visive del libro e della scrittura in percorsi ideo-logici singolari ed eccedenti rispetto alle vie delle omologate soluzioni degli avanguardismi formalistici di sistema. Nella variazione delle opere – nei volumi bianchi nel silenzio delle materie di Cipriano, nei racconti ‘impossibili’ e drammatici delle pagine di Patti, nel fuoco incenerente dei libri di Vitale – si rintracciano le interrogazioni del senso dell’opera tra dispersione e accumulo, tra memoria e oblìo. Le tensioni di linguaggio oltrepassano le soluzioni di forma per accedere al dissidio tra cultura e storia, tra pensiero e realtà. Le discordanze nel linguaggio diventano nelle opere materia di dis/senso, dove gli artisti affrontano lo spazio intricato del senso e del non-senso dell’arte nell’epoca del consumo globale delle cose, della memoria e delle loro immagini. Scrive Taccone: “Che cos’è un libro? Forse uno dei maggiori “anacronismi” del nostro tempo. Un tempo che abbatte i tempi eppure lascia sempre meno tempo. Un tempo in cui è sempre più facile l’accesso alla conoscenza eppure pare sempre più difficile pensare che le nuove generazioni raggiungeranno la stesso livello culturale – oltre che, come si ripete ormai da anni, lo stesso tenore di vita – dei loro padri. Un tempo che tende ad azzerare ogni funzionale supporto materiale per la cultura, eppure è avido di riproporre, dopo averlo superato tecnologicamente, ciascuno di questi supporti.”

Le opere sono in mostra dal 25 febbraio al 20 marzo 2018, visibili negli orari di apertura dello spazio Tarumbò.



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Data e Ora
24/02/2018 / 19:00 - 22:00

Luogo
Tarumbò