Whatever They Do May It All Turn Out Wrong

Dal 30 novembre 2018 al 6 gennaio 2019 Villa delle Rose presenta la mostra Whatever They Do May It All Turn Out Wrong ideata da Dina Danish & Jean-Baptiste Maitre. Il progetto espositivo, a cura di Giulia Pezzoli, costituisce la fase conclusiva del periodo di residenza che il duo di artisti di origine franco-egiziana ha svolto a Bologna nell’ambito dell’edizione 2018/2019 del Programma di Residenze ROSE promosso da MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Istituzione Bologna Musei, con il fine di favorire la mobilità internazionale di artisti emergenti e valorizzare le espressioni più attuali nel campo delle arti visive.
A seguito di una procedura di selezione internazionale, nel maggio scorso la candidatura di Dina Danish (Parigi, 1981) e Jean-Baptiste Maitre (Montluçon, 1978) è stata scelta da una commissione giudicatrice composta da Lorenzo Balbi, direttore artistico di MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna; Lorenzo Giusti, direttore della GAMeC – Galleria d’arte Moderna e Contemporanea di Bergamo; Eva Marisaldi, artista; Giulia Pezzoli, curatrice del Programma di Residenze ROSE e Kate Strain, direttrice artistica del Grazer Kunstverein, Austria.
Danish & Maitre – una coppia nella vita e nell’arte – hanno trascorso un soggiorno complessivo di sette settimane nella Residenza per Artisti Sandra Natali, il luogo polifunzionale che il MAMbo mette a disposizione di giovani artisti internazionali per offrire uno spazio di confronto e sperimentazione, al fine di sostenerne la ricerca e favorirne la crescita professionale attraverso la metodologia della residenza adottata da grandi centri formativi europei.
Durante questo periodo, gli artisti hanno avuto l’opportunità di sviluppare un piano di lavoro finalizzato alla realizzazione di un progetto espositivo inedito, specificamente pensato per le sale di Villa delle Rose, e della relativa pubblicazione edita da Edizioni MAMbo. Per questi due obiettivi tangibili, il bando ha previsto uno stanziamento complessivo di 10 mila euro, a copertura delle spese di realizzazione della mostra e di vitto.
Entrambi titolari di una produzione individuale matura e ben delineata, dal 2015 Dina Danish & Jean-Baptiste Maitre hanno intrapreso una collaborazione dando vita a una terza logica artistica, basata sulla comune capacità di ricercare, leggere e ri-editare i segni della cultura passata e presente. Nel loro curriculum come coppia, Whatever They Do May It All Turn Out Wrong rappresenta la seconda mostra monografica, circostanza che configura il momento espositivo di Bologna come un’importante occasione di verifica pubblica del percorso di ricerca finora svolto.
La mostra si compone di 28 lavori, comprendendo una selezione di opere recenti riferibili alle pratiche autonome dei due artisti e 14 nuove produzioni realizzate come collettivo durante il periodo di residenza a Bologna.
La ricerca dei due artisti trova un campo di interesse comune nella riflessione su forme espressive linguistiche e figurative provenienti da differenti tradizioni culturali. Affascinati dall’esigenza istintiva che l’uomo ha manifestato fin dai tempi più antichi di lasciare una traccia di sé, incidendo o disegnando, essi prelevano graffiti e segni, antichi e contemporanei, per traslarli in composizioni a due e tre dimensioni, realizzate su materiali diversi, dal velluto al linoleum, dal tulle alla carta alla tela. I soggetti ritratti si spogliano così dell’appartenenza al contesto in cui sono stati originati per estendere la loro sfera comunicativa a uno spazio e a un tempo nuovi nel momento in cui vengono attualizzati. Similitudini, sovrapposizioni, rovesciamenti, slittamenti sono racchiusi in una poetica che chiede allo sguardo dello spettatore di generare nuove connessioni con la contemporaneità.
L’intero progetto espositivo è concepito in stretta connessione con lo spazio di Villa delle Rose e le sue caratteristiche strutturali. In particolare, Danish & Maitre si sono ispirati alla configurazione simmetrica delle prime tre sale dei due piani dell’edificio, identiche per dimensioni e posizione, per sviluppare un allestimento interamente basato su dialettiche e contrappunti speculari in cui le opere situate al piano terra si riverberano in quelle del primo e viceversa.
L’architettura dei segni significanti riflette così l’architettura dello spazio fisico, operando una sorta di sintesi delle problematiche e dei contenuti della ricerca artistica. Spiegano gli artisti nel dialogo con Giulia Pezzoli riprodotto in catalogo: “L’aspetto binario era già presente nell’architettura, così come nel procedimento e nel materiale con cui abbiamo deciso di lavorare. Ci siamo limitati a notare questo dato e abbiamo scelto di renderlo visibile attraverso la scenografia della mostra per creare una coincidenza fra le opere e il loro spazio espositivo […]. Abbiamo sfruttato questa caratteristica per mettere in risalto le qualità positive e negative dei materiali che utilizziamo nel nostro lavoro: un intaglio al primo piano è ripreso al secondo sotto forma di stampa, un ricamo e la relativa stampa fotografica sono esposti con la stessa modalità, etc.”.
La ripetizione di elementi compositivi attraverso tecniche e superfici materiche differenti conferisce un ritmo visivo che crea una corrispondenza con lo spazio che le ospita e offre a chi le osserva un’esperienza percettiva di fruizione unificata.
In una visione estetica in cui durata e distanza sono concetti che perdono linearità per comparire simultaneamente in una continua invenzione di modi di rappresentazione visiva, è possibile pensare alle idee antiche come se fossero nuove. Puntualizza Jean-Baptiste Maitre: “Quando si crea, anche se si ha a che fare con manufatti antichi o con le tracce del tempo, come facciamo io e Dina in questa mostra, si cerca di creare un pensiero nuovo, indipendente dall’analisi storica. Credo che questo sia evidente nelle nostre opere, nella misura in cui ci prendiamo la libertà di confrontarci sia con i materiali antichi, come i graffiti di epoca romana, sia con banali scarabocchi, per arrivare a creare composizioni visive”.
Se nella visione degli artisti i due piani quasi identici di Villa delle Rose vengono percepiti come un mezzo per viaggiare nel tempo, salendo e scendendo le scale, l’idea della relazione tra diverse mmagini create in periodi diversi può estendersi anche al più ampio contesto cittadino, come nel caso del tessuto urbanistico bolognese in cui gli artisti hanno trovato una chiara fonte di ispirazione. A proposito del concetto di anacronismo sottolinea infatti Dina Danish: “In un certo senso è come vivere in una città antica, al Cairo o a Bologna. Ci vivi e basta, nelle parti antiche e in quelle moderne. Mi piace questa disinvoltura nel convivere con l’antico, il fatto di non musealizzarlo separandolo dalla propria vita quotidiana”.
L’interesse per l’ambiguità dei codici linguistici e per la riappropriazione e l’alterazione di forme espressive acquisite da storia e da tradizioni culturali differenti si riflette anche nel titolo della mostra Whatever They Do May It All Turn Out Wrong: un’antica maledizione incisa sulla pietra con cui gli artisti giocano, sollecitando nello spettatore l’ambiguità di un equivoco interpretativo.
L’esperienza di vita e lavoro presso la Residenza per Artisti Sandra Natali trova una piena espressione anche nell’omonima pubblicazione bilingue (italiano/inglese) stampata da Edizioni MAMbo, la più ampia e documentata finora dedicata al lavoro del duo franco-egiziano. Concepito come organismo speculare al pari della mostra, anche nelle pagine del volume “double face” si ritrova il principio della visione duplicata in due sezioni distinte intitolate “A” e “B”. A connetterle, al centro del volume, la sezione “Ricerca” di carattere più apertamente progettuale, in cui sono riprodotte immagini di studio e le differenti fasi processuali di elaborazione dei lavori in mostra. Il libro riproduce le immagini delle opere esposte a Villa delle Rose e contiene un’intervista ai due artisti a cura di Giulia Pezzoli, introdotta dalle prefazioni istituzionali di Roberto Grandi e Lorenzo Balbi.
L’esposizione è aperta il venerdì dalle h 14.00 alle 18.00, il sabato e la domenica dalle h 10.00 alle 18.00. Un servizio gratuito di mediazione a cura del Dipartimento educativo MAMbo è a disposizione del pubblico si svolge ogni domenica dalle h 14.00 alle h 18.00.
L’edizione 2018/2019 del Programma di Residenza ROSE proseguirà nella primavera 2019 con la residenza che vedrà protagonista l’artista italiana Catherine Biocca (Roma, 1984).
La realizzazione della mostra Whatever They Do May It All Turn Out Wrong si avvale del sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna. Dina Danish & Jean-Baptiste sono sostenuti da Mondriaan Fuund. Per il supporto organizzativo si ringrazia Absolut Eventi & Comunicazione.



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Data e Ora
29/11/2018 / 18:00 - 21:00

Luogo
Villa delle Rose