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Fonte & Poe “Formichiere”

Con i primi freddi ed il vento che soffia da Tramontana Spazio Y ha aperto la stagione 2018-2019 con Formichiere, progetto site specific ideato dal duo Fonte & Poe, e terzo capitolo dei Dialogues, iniziativa che coinvolge e mette a confronto due artisti intervenendo all’interno dello spazio espositivo sito al Quadraro con la produzione di nuovi lavori.

Nell’esigua sala Alessandro Fonte (Polistena, 1984) e Shawnette Poe (Varsavia, 1980) – dal 2009 collaborano in coppia parallelamente all’attività artistica personale – hanno ideato, grazie ad un’intensa ricerca sul campo, una mostra che reinterpreta in modo assolutamente inedito il quartiere ospitante non solo studiandone la morfologia e la storia, ma anche rapportandosi direttamente con i residenti.

Continui rimandi tra dentro e fuori, tra essere umano e animale, tra singolo e collettività emergono nelle opere appositamente realizzate sprigionando una singolare ed inquieta atmosfera.

Appena entrati sulla sinistra il disegno Lingua (2018) ci introduce nell’esposizione rappresentando il roseo elemento anatomico caratteristico del formichiere, qui scelto per la simbolica connessione con il sottosuolo. L’animale è, infatti, un mammifero privo di denti che, mediante la lunga lingua, si nutre degli insetti che vivono in cunicoli sottoterranei. Mentre sul pavimento è adagiata Ossatura temporanea (2018): una linda scultura creata con un impasto di ceramica e polvere di ossa animali. Un insolito amalgama per dar vita a piccoli binari che, richiamando per forma e colore le ossa umane nonché i reperti ossei e, ancora una volta, l’idea di sottosuolo, riproducono anche l’infrastruttura base per i mezzi di trasporto su rotaie. Ciò nonostante, la fragilità dei materiali d’esecuzione e la disposizione scomposta sul suolo privano della funzione d’uso questi elementi, denunciando un’impossibilità di comunicazione.

Infine, nella parete frontale rispetto all’entrata, il video Occlusioni (2018), concepito attraverso una performance eseguita in situ dagli stessi abitanti della zona, rapisce immediatamente la vista e l’udito dello spettatore. L’insistente battere all’unisono dei denti alla velocità impossibile di 160 battiti al minuto – pari alla velocità di inserimento della lingua del formichiere nei cunicoli abitati da varie specie di minuscoli essere viventi – produce sensazioni sgradevoli che fanno riaffiorare alla mente molteplici modi di dire: da ‘battere i denti’ a ‘mostrare i denti’ in segno di aggressività o difesa, fino alla locuzione ‘stringere i denti’ nel senso di tenere duro, resistere. Tuttavia, l’interpretazione può spaziare fino ad arrivare ad essere metafora di alcuni comportamenti oggi esistenti: dal coalizzarsi per far fronte ad un nemico comune al riunirsi in gruppo per generare una chiusura verso il diverso, attivando processi di omologazione.

L’esposizione, partendo dal dettaglio anatomico che caratterizza l’animale privo di denti, opera dopo opera, sviscera molteplici concetti che, muovendo dalla nozione di resistenza, giungono a riflettere sulle dinamiche che agiscono all’interno dei gruppi sociali reali e virtuali, come i Social Network, e sugli algoritmi che li governano.

Un invito a riflettere su ciò che siamo diventati, sulle atrocità messe in atto dall’uomo contro i propri simili: violenze non solo fisiche ma anche verbali esercitate tramite i semplici mezzi messi a punto dal progresso tecnologico.

Per approfondire ho intervistato il duo Fonte & Poe.

Maila Buglioni: «La mostra Formichiere allestita presso Spazio Y incarna la vostra propensione a ideare progetti site-specific rispetto al luogo in cui operate, in questo caso il Quadraro, per dar vita ad un progetto che reinterpreta in maniera inedita la morfologia sotterranea sui generis del quartiere romano (caratterizzato da una fitta rete di cunicoli di epoca romana successivamente usufruiti come nascondiglio durante il rastrellamento nazifascista) e la sua storia recente. Qual è lo scopo ultimo della mostra?»

Fonte & Poe: «Il nostro lavoro parte spesso da un’indagine condotta su specifici territori che ci interessano per il portato sedimentato che incorporano. Il Quadraro in questo senso è emblematico, con un’identità che è il risultato di stratificazioni storiche e morfologiche. La mostra ha avuto una fase di preparazione lunga un anno, tempo che abbiamo dedicato principalmente alla ricerca. La morfologia sotterranea è stata al contempo un elemento tangibile e metaforico su cui abbiamo impostato la mostra. La storia del quartiere è stata un innesco per indagare il tema del rifugio e il concetto di resistenza, non intesa in senso strettamente storico. Il nostro intento non era tracciare un ritratto, ma partendo dalle caratteristiche identitarie del territorio avviare una riflessione allargata su temi che ci sembrano oggi molto rilevanti.»

M.B.: «La profonda ricerca effettuata durante i vostri soggiorni nel quartiere romano vi ha indotto a realizzare diverse opere: un disegno, un video/azione (registrazione dell’azione effettuata in situ nei giorni precedenti all’inaugurazione) e un’installazione scultorea di ceramica e polvere di ossa animali. Secondo quale ordine cronologico sono state realizzate?»

F.&P.: «La prima opera concepita per la mostra è stata l’azione Occlusioni (2018), che però per questioni logistiche, è stata realizzata solo pochi giorni prima della mostra. L’installazione Ossatura temporanea (2018) è stato il secondo lavoro, e infine Lingua (2018) una riproduzione in scala reale del dettaglio anatomico del formichiere gigante, che è un po’ il perno su cui ruota la lettura della mostra.»

M.B.: «Il disegno su carta della Lingua non è altro che una rappresentazione oggettiva, fisica e descrittiva del dettaglio anatomico che caratterizza l’animale. Inoltre, la sua restituzione come immagine decontestualizzata rispetto al soggetto non fa altro che sottolineare la sua funzione e la sua connessione con il sottosuolo, rinviando alle altre opere in mostra – dal video Occlusioni all’installazione scultorea Ossatura transitoria – e non solo…»

F.&P.: «Il formichiere è un mammifero con un apparato decisamente specializzato, è sprovvisto di denti e ha le mascelle saldate, in compenso ha sviluppato una lingua estremamente lunga che riesce a inserire nei formicai fino a 160 volte al minuto. È un animale sostanzialmente solitario, si nutre di formiche e termiti ma non distrugge i formicai perché preferisce tornare ad approvvigionarsi.

Il formichiere è quasi una nemesi simbolica rispetto al blocco compatto di persone, disposte in coro, che batte all’unisono i denti nella performance Occlusioni (2018). Un’azione che, oltre al chiaro riferimento al tema del sottosuolo e del rifugio, indaga il concetto fisico e simbolico di resistenza partendo dai molteplici significati che il gesto del battere i denti evoca. Inoltre l’azione intende al contempo innescare una riflessione sulle dinamiche che agiscono all’interno dei gruppi. Se proteggersi a vicenda contro un nemico comune o riuscire in imprese impossibili per il singolo, sono ragioni per riunirsi, i gruppi spesso incorporano il rischio di attivare processi di omologazione e degenerare in chiusura verso l’esterno. In questo senso l’azione allude al fenomeno di “risonanza” delle echo chamber sui social network e al ruolo che gli algoritmi hanno nella costruzione e consolidamento delle idee.

L’installazione Ossatura transitoria (2018), consiste di una serie di riproduzioni di binari ferroviari fatte a mano in ceramica e polvere di ossa animali. Il materiale di cui sono fatti li rende fragili e non funzionali, mentre la riduzione di scala approssima l’elemento artificiale all’ossatura umana. Un ulteriore richiamo al sottosuolo come luogo sacro e di sepoltura, oltre a quello evidente ai binari delle cave e delle linee della metropolitana.»

M.B.: «L’attenzione verso la memoria e la storia ritorna costantemente nei progetti presentati presso Spazio Y. La vostra propensione a operare attraverso diversi media artistici – video, installazione, performance, disegno – ha modificato radicalmente l’ambiente espositivo. Mentre osservavo l’esposizione mi è sembrato che per un attimo il tempo si fosse fermato. Una sensazione, forse, dovuta dal ritorno alla mente di immagini atroci, di avvenimenti non troppo lontani nel tempo e di cui occorre mantenere viva il ricordo. A tal proposito vi chiedo: qual è stata la risposta del pubblico a Formichiere?»

F.&P.: «È molto difficile mantenere viva la Storia, perché è fatta di avvenimenti che non sono esperienze personali tangibili, e il rischio è sempre quello di realizzare monumenti impersonali. Ma le istanze che hanno determinato gli eventi appartengono intimamente all’uomo e, se analizzate a un livello profondo, essenziale, si presentano non necessariamente legate a un periodo storico preciso. Il nostro lavoro incorpora elementi del passato, e interagisce con la memoria collettiva in un gioco di rimandi e in un contesto in cui il tempo è sospeso. L’azione, ad esempio, è stata condotta nello spazio espositivo, ma non è fruibile in tempo reale. È al contempo una traccia, una testimonianza del passato e una proiezione metaforica.

Per rispondere alla domanda, la risposta del pubblico è stata molto interessante ed eterogenea. Le discussioni che sono nate intorno alla mostra hanno trattato diversi temi collettivi, quali l’identità, gli spettri del passato, l’incertezza del presente, ma anche temi più intimi, personali.»

Dialogues #3

Fonte & Poe “Formichiere”

a cura di Spazio Y

dal 13 dicembre 2018 al 22 febbraio 2019

Spazio Y

Via dei Quintili, 144 – 00175 – Roma

orario: su appuntamento

email: info@spazioy.com

sito: https://spazioy.com/