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Il destino magico della pittura di Gonzalo Orquín

In una Roma travagliata e controversa, smarrita di sé tra incuria, malaffare e disincanto, si solleva la voce pittorica di Gonzalo Orquín a riportare la Capitale al centro di una visione densa di poetica bellezza. Con le venti tele realizzate per la mostra Próximo destino: Roma presso l’Istituto Cervantes, l’artista si immerge nella scia temporale che così come lui dalla natia Siviglia, ha condotto a Roma (tra destino e destinazione) attraverso le epoche i grandi dell’arte spagnola: Picasso, Velázquez, Goya, Ribera, El Greco, e i forse meno noti ai più ma significativi Eduardo Rosales, Mariano Salvador Maella, Gregorio Pietro e Maria de Pablos Cerezo, tutti accomunati dalla destinazione/miraggio di una Roma eterna e irrinunciabile. Orquín dà luogo a un’operazione artistica raffinata e appassionata, connettendosi idealmente e formalmente ai suoi “numi tutelari”, non per restituirne una copia aggiornata, né per una mera rilettura filologica, ma per elaborare e affermare il proprio linguaggio nel presente manifestando la consapevolezza dell’eredità sul quale innestarlo, in un ritorno alla tecnica, alla visione, alla forma e alla figura, personalissimo e contemporaneo. Nei suoi dipinti a olio le cose, le vite, i volti, si incontrano, si riconoscono e si rimescolano per rinascere nuovi, altri. Pittura vera, atemporale, statuita e riaffermata dopo le devastazioni dell’iperbole concettuale. Ogni singola opera qui esposta è sintesi dell’incontro tra l’artista e il “fratello” che lo ha preceduto nel comune destino di giungere a Roma. Nelle nature morte di Gonzalo Orquín, così come nei ritratti, si legge la vita, la vulnerabilità, l’emozione pura, l’inafferrabile mistero, il trascorrere inesorabile del tempo e insieme, l’eternità immutabile dei grandi interrogativi dell’esistere. Ed ecco che Olga la seconda moglie di Picasso, da lui conosciuta a Roma a restituita alla storia nei famosi ritratti del 1917, si incarna nel 2018 nelle sembianze di un giovane assorto che supera limiti fisici e temporali. L’Annunciazione di El Greco riecheggia e si trasforma nella soggettiva di Maria che assiste stupita al proprio destino: il suo sguardo ci mostra di fronte a lei l’arcangelo in canottiera bianca, messaggero di meraviglie, che reca il giglio, un angelus novus che non guarda al passato ma al domani. Non serve altro per descrivere quel mistero. I (nuovi) disastri della guerra richiamano la grande opera di Francisco de Goya con tele che mostrano la stessa morte e disperazione, sempre uguale, sempre terribile. Il tempo è sospeso, atroce e immobile, oggi come allora. L’idea di trasformare/ricreare presenze e cose, muovere oggetti, traslare i piani epocali, contaminare la scena, lasciare porte aperte all’incursione del non visibile, dà vita così a un nuovo realismo magico ed evocativo nel quale la realtà appunto, è dato di partenza di una trasfigurazione che passa attraverso immaginazione e meraviglia.  La scena rappresentata è immobile (ma dopo un lungo divenire) e si offre incantata, sospesa, aperta. I personaggi vivono una dimensione di classicità assorta ma non statica; su di loro, come un velo, si agita e palpita il mistero della temporalità. Roma, nelle opere di Gonzalo Orquín, torna a sembrare capace di generare il Sogno; la sfida è ancora aperta e può essere vinta: Roma può ancora essere miraggio, musa, meta e destino. Ed è bello e singolare che a crederci, a risvegliare gli animi sopiti e arresi sia un artista sivigliano che incontra Roma a soli sedici anni, che da allora ne ha fatto una sua personale “destinazione” di vita, di arte, di passione.

Próximo destino: Roma
Gonzalo Orquín
27 giugno – 14 luglio 2018

Catalogo con testi di Gianni Papi e Cesare Biasini Selvaggi e con un’introduzione di D. Jesús Gracia Aldaz, Ambasciatore di Spagna in Italia.
La mostra è realizzata con il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna in Italia.

Istituto Cervantes – Sala Dalí
Roma, Piazza Navona 91
www.roma.cervantes.es
www.gonzaloorquin.com