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Il giardino land-artistico

Nel giardino di un “magnate magnione” crescevano delle installazioni stupende, vasi minimalisti con gardenie, pandore colorate con orchidee, tulipani ficcati nel fango, tante rose con corone crocifisse di ogni colore, e persino un esemplare di istallazione virtuale da cui spuntavano rose nere. 

Il Magnone andava orgoglioso del proprio giardino e gli prestava ogni cura possibile. Per soddisfare la propria vanagloria, chiedeva ogni giorno a tutti i suoi mercanti:”Chi possiede le istallazioni land più belle del mondo?” – E sempre riceveva risposte gratificanti. 

Il Gran Magnone, di origini americane, diceva: “Io sono sicuro, mio Signore. Non c’è mica una floricoltura land-artistica più bella di quella del Magna Magna detto il magnone!”

Il Gran Collezionista, proveniente dalla Svizzera Italiana,rispondeva:“Giardini come il suo “non hanno punti, Nobilissimo”. Lo schiavo di Camera, di origine  andalusa, così si esprimeva: “Signore, mai fiori e floricolture più belle viddi!”

Ma un giorno il Buffone di corte, pulcinella verace, ebbe l’ardire di esprimersi così:”Sua eccellenza, io dico sempre a verità e Vui ‘o sapite! A me ‘e rose voste mi piacciono assaie, e poi si inalberano fra i Long piece, Aspen, del ’68, di Carl Andre, fra i Project for a simple network of underground wells and Tunnels di Alice Aycock, fra le geometrie e armonie con la natura di Mill creek canyon earthworks di Herbert Bayer! Ma … (e già il e già il Magnone si rabbuiva in volto) i’ saccio e nu ciardino (e il Magnone mandava lampi di collera dagli occhi) addò’ i fiori so’ chiù bell’assaie di chell sculture voste.”

A questo punto il Magnone, rosso in viso per la collera, si mise ad urlare contro il povero pulcinellone, reo di aver detto quello che veramente pensava:”Guardie!” – gridò – “Afferrate questo mostriciattolo bugiardo e mettetelo fuori dalla tenuta, giù per strada, oltre il burrone della collina, insieme ai suoi disegni e ai suoi progetti, aiutato dal Cad, delle sue finte sculturine floreali e land artistiche, buttatelo tra le erbacce e i rovi, fin quando non sarà rinsavito. Non sopporto chi mette in dubbio che il mio sia il Museo all’aperto con le più belle installazioni di land art dell’universo. E poi, come si permette questo furfantello di un critico d’arte, mascherato da curatore e da collezionista e progettista di opere di earth art, di fotografie di paesaggio scattate a caso, di fare affermazioni così offensive per me? Questa è lesa Magnona Maestà! La dovrà pagare cara!”

Ma il pulcinella non si turbò per niente e rispose con la maschera tipica all’Antonio De Curtis e in perfetto italiano, per essere sicuro di esser ben capito:”Magnone, ho sempre ritenuto che, se si chiede un parere, una critica, non per sentirsi confermare la propria opinione ma per il piacere stesso della critica.  La critica, la traduzione, l’interpretazione scenica  delle piante, delle installazioni e della land art, sono attività concomitanti, pure distinguendosi fra loro. Esse nascono in conseguenza dell’arte, ne sono la forma esplicativa più immediata e diretta, ma non rinunziano, con ciò, alla loro spiccata individualità. Perciò,  arrestatemi pure, ma io ripeto che conosco un posto dove ci sono installazioni di land art molto più belle delle vostre; dove si assiste al Wrapped Coast di Christo e Jeanne-Claude, dove della terra ammassata compone la The New York earth room di Walter De Maria, dove un numero di sei diaproiettori fanno passare 360  diapositive che si chiamano Land Sea di Jean Dibbets”. 

Il  Magnone rimase sorpreso da questa calma fermezza, ma non voleva darlo a vedere, perciò voltò le spalle al Pulcinella Pulcinellone e lasciò che le guardie lo trascinassero oltre il dirupo del Palazzo. 

Giunse la notte e, mentre il Pulcinellone dormiva tranquillo nel suo scomodo giaciglio, Il Magnone non riusciva a prendere sonno nel suo letto a baldacchino, immerso fra soffici cuscini e lenzuola di pura seta. Le affermazioni del suo Pulcinellone, di cui egli ben conosceva la sincerità, lo tormentavano. – “Era mai possibile” – pensava – “che esistesse davvero un Tempio naturalistico più bello del suo? E dove? Se davvero esiste questo giardino” – pensava – “doveva essere distrutto immediatamente!” – 

Ovviamente per inviare i propri artiglieri bisognava prima sapere dove era questo Museo. 

E questo lo sapeva solo il Pulcinella!

Perciò il Magnone chiamò il Comandante delle Guardie Giurate e gli ordinò di andare a prelevare il Pulcinella  da Burronia e di condurlo alla sua presenza. 

Quando Pulcinella fu al suo cospetto, il Magnone disse: “Allora? Spero che il dirupo e le minacce di morte nel vallone scosceso ti abbiano portato consiglio. Rinneghi oggi, le tue affermazioni di ieri, le tue critiche vaniloquiose, le tue prospettive riflessive e conoscitive di domani?”

  • “Boss” – Rispose il Pulcinella – “ Vulite a Verità ‘ veramente? O’ il Museo Naturale c’è e sono pronto a mostrarvelo. Se invece volete essere preso in giro, allora posso anche negare la verità, ma il Museo En Plein Air di cui parlo non svanirà con una menzogna. L’arte acquista una sua dimensione storica solo quando venga convenientemente interpretata e valutata sul piano della norma critica.” – “Bene” – affermò il Magnone – “Proprio questo volevo sentirti dire. Faccio preparare le auto blindate e partiamo subito per questo fantomatico Museo all’aperto.”

Così detto chiamò il Ministro dei Trasporti, che si recasse dal capo delle linee veloci, perché avvertisse il  Capo dei Motociclisti che facesse presente al Capo  dei Macchinisti che ordinasse al Centro di Smistamento delle Ferrovie Veloci una locomotiva regale. (Quanta gente a ordinare per uno che doveva eseguire!). Comunque il Capo Macchinista  eseguì e la Locomotiva veloce fu pronta a partire in poche ore. 

All’alba del giorno dopo la locomotiva finalmente si avviò e,guidata dal Pulcinella, si allontanava sempre di più dal palazzo regale. Attraverso villaggi e boschi, pianure e campagne, finché giunsero ad una particolare stazione di periferia di una cittadina sconosciuta. “Ecco” – disse il Pulcinella – “Il Museo all’aperto di cui parlavo è in quella capanna mezza diroccata, fra quelle tende e quei rifugi naturali di fronte a noi: sono in migliaia, sono centinai e centinai di luoghi di accoglienza.” – “Ma è un posto squallido!” – intervenne il Magnone – “Come è possibile che in questo lerciaio ci siano dei così meravigliosi campi di costruzione dell’arte contemporanea?” – “Entriamo e vedrete con i vostri occhi” – disse il Pulcinella – “ I più bei fiori del mondo sono qui, i più  umili e semplici bambini del mondo sono qui, gli artisti più impegnati del mondo e mimetici rispetto alla sfera pubblica sono qui: costruiscono case, prefabbricati per i senza tetto.” – Sceso dalla carrozza del vagone letto, il Magnone si avvicinò ad un’installazione di Andy Goldsworthy: “storm king wall”(risalente al ’97-’98) e solo allora riuscì a leggere una scritta inchiodata all’accesso principale dell’area: “L’opera è il luogo”. 

C’era scritto, inoltre: Museo all’aperto … nonsite: Il nonsite (un’opera di terra in uno spazio …) è un’immagine logica tridimensionale, astratta, che tuttavia rappresenta un luogo reale. Attraverso questa metafora tridimensionale un luogo può rappresentarne un altro che non gli assomiglia”(Robert Smithson).

Il Magnone pensò ad una beffa del Pulcinella e, incollerito, disse:”Ma, mi stai prendendo in giro? Guarda che te la farò pagare cara!” – Entrate monsieur Magnone – disse il Pulcinella – “e vedrete con i vostri occhi.” Entrarono e videro tanti bambini, biondi, bruni, bianchi,neri con occhi rotondi o a mandorla, imbronciati e sorridenti … laboratori di artisti, animatori, gommoni da recuperare, operatori sociali, figure popolari tutte belle, guance paffute, occhi ingenui e sinceri, capelli lisci o ricci, corti o lunghi, musicisti, performer che stavo lì, all’aperto, a provare le proprie performance, a provare di affermare la propria vita.

Il Magnone fu colto da un impeto di collera. Volevo inveire contro il Pulcinella, ma un fanciullino gli si avvicinò tirandolo per la manica e invitandolo a giocare con lui. 

Allora il Magnone si ricordò della sua infanzia, dei suoi desideri di diventare artista, di quando gli interessava solo costruire istallazioni organiche, aiutare i bambini poveri della sua età. 

Al Magnone venne naturale allungare una mano e accarezzare il volto del bambino, e si rese conto che la delicatezza della sua guancia era superiore a quella di qualsiasi fiore che cresceva in un vaso di un’installazione organica. Venne naturale prenderlo per mano, e si rese conto che gli occhi della sua vista e della sua intelligenza raccontavano di installazioni naturali incredibili, corrispondenze inevitabili, e sentì l’occhio esperto da cui nascevano le idee di tante altre installazioni. 

Spedì una stafetta alla villa che doveva avvertire il Ministro dei lavori Pubblici mentre lui faceva ritorno al Palazzo. Voleva riempire la sua Repubblica di Musei all’aperto, centri di accoglienza felici, bambini non più profughi, artisti non più emergenti. 

Bisognava assolutamente trovare le risorse!

Lui era disposto a vendere tutta la sua grande collezione per finanziare questa operazione:”Perché il più grande tesoro di un paese sono gli artisti e i fanciullini, anzi forse, in alcuni casi sono la stessa cosa. Sono quegli artisti e quei fanciulli che con pochi elementi naturali sono capaci di coltivare grandi campi di fiori! – disse – Ciò detto si rivolse al Pulcinella e lo nominò Curatore generale di Tutti i Musei all’aperto della Repubblica. “ Un uomo” – disse (non più un mostriciattolo) – “che ha una così alta sensibilità verso i bisogni dei bambini e degli artisti, sarà sicuramente capace di occuparsi di loro come si deve”. 

E fu così che un Pulcinella di Museo, un proto curatore riuscì a trasformare un Museo qualunque nel regno dei bambini artisti e degli artisti-bambini, delle combinazioni naturali capaci di curare tutto il patrimonio artistico della terra.