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INCONTRI

Incontri è la mostra che vede protagonisti un raro gruppo di artisti, giovani e maestri, le cui opere, dislocate all’interno della settecentesca Chiesa dell’Annunziata di Teano, narrano nel loro dialogare, oltre che dei singoli  linguaggi dell’arte, di una piccola magia tutta contemporanea. Paolo Bini, Emilio Isgrò,Luigi Mainolfi, Matteo Montani, Nunzio, Vincenzo Rusciano, Alessandro Sciaraffa, Antonio Trimani, Ivano Troisi, cui si aggiunge l’opera di Marco Gastini, quale omaggio al grande artista e amico recentemente scomparso, sono gli interpreti di Incontri, artefici in prima persona di questa esposizione da loro stessi curata, organizzata e allestita secondo un principio che si fonda innanzi tutto sul fatto di essersi scelti per stare insieme, confrontarsi e agire in uno spazio dal forte impatto scenografico, di grande ed eterea bellezza e per questo, forse, più difficile e stimolante.

Una breve battuta sulla parola Incontri è quindi doverosa. Essa porta con sé l’idea di casualità, d’imprevisto, d’impensato ma anche d’inevitabile se vogliamo, che può essere gradito come no. All’incontro è sotteso il senso di una conoscenza che può determinare il destino personale di una persona ma anche quello politico di uno Stato o comunità. Non sfuggirà a nessuno, infatti, che proprio Teano è il luogo dove, il 26 ottobre 1860 s’incontrarono Vittorio Emanuele II e Garibaldi (sicché la data inaugurale della mostra, 26 ottobre 2018, scelta per l’occasione assume un carattere tutto celebrativo) alla ricerca di una base d’intesa. L’incontro può essere anche programmato, portando su di sé un forte senso di attesa ma ciò che avverrà dopo non può essere in alcun modo stabilito con precisione.  In questo risiede la magia inscenata dagli artisti, nell’avere scelto un luogo e una parola che cela un senso di mistero, un segreto o enigma che l’arte, in generale, porta con sé sempre, nel suo farsi e nel suo dispiegarsi nello spazio e nel tempo e nel connettere, come in questo caso, la Storia al presente.

Motore iniziale dell’intera operazione è Matteo Montani, la cui opera, cattura immediatamente lo sguardo solcando l’ingesso dell’Annunziata. Si tratta di una serie di grandi carte dalle dimensioni monumentali che, collocate nella zona absidale della chiesa, funge quasi da quinta scenografica dell’intero spazio, da immaginare nel suo insieme a guisa di un vero e proprio teatro. Sono carte abrasive, peculiari nella ricerca dell’artista, la cui dominante azzurro-blu ricorda l’infinito spazio del cielo. Un cielo che s’incontra con la terra e genera un moto di grande poesia e spiritualità. Nel percorrere la grande navata, tuttavia, troviamo subito all’ingesso il seme di arancio ingrandito migliaia di volte di Emilio Isgrò, metafora della ricerca di fertile terreno che, per diventare pianta o frutto, ha bisogno di un congruo nutrimento. È una scultura, quella di Isgrò, cui fa da sponda quella di Luigi Mainolfi che, intitolata Isola, raffigura concettualmente, nella riduzione degli elementi scultorei, un sole innalzato oltre e stesso. Isola non perché sola e isolata ma piuttosto oasi o rifugio dove il sole altro non è che un simbolo di vita e splendore. Sul fronte di un’iconografia visiva prodotta dall’uomo (parliamo dell’arte) si muove invece Vincenzo Rusciano la cui opera suggerisce una sorta di spostamento dell’ideale classico, dunque di un’estetica interiorizzata, ma che desidera essere riorganizzata, riportando al centro della contemporaneità una riflessione sul senso generale e culturale delle forme. Sempre lungo la navata, abbiamo poi, L’ombra del mare di Alessandro Sciaraffa, un’opera di sound art che si aziona grazie a un’infiorescenza di sensori, che riproduce propriamente il fruscio delle onde, nell’interazione con lo spettatore. Qui natura e tecnica, poesia e arte, tecnologia e ambiante si combinano mirabilmente evidenziando il principio del ‘processo’ aldilà e prima della forma, ma anche file rouge dell’intera mostra come si può intuire dalle opere esposte. Sicché, spostando lo sguardo sulle nicchie della chiesa, luoghi predisposti nel passato ad accogliere pale d’altare, nel recuperare così tutta una spiritualità presente ma impalpabile, s’incontrano le altre opere. Incontro paesaggi è quella di Paolo Bini che, attraverso la scansione orizzontale di piani a strisce, dunque secondo un processo attuale e tecnologico se vogliamo, origina uno spazio mentale paesaggistico che si riconnette al mediterraneo, oggi al centro di un intenso dibattito politico, quello sull’immigrazione, scenario di incontri casuali e amari al contempo, di destini che si incrociano e che non possono essere determinati in alcun modo. Si parla di spostamento (persone e merci) dunque di movimento. Un movimento che rimpalla nell’opera di IvanoTroisi dove è la natura, tuttavia, la protagonista assoluta, a sua volta indissolubilmente legata alla storia dell’uomo. Qui vediamo degli alberi che si manifestano con grande delicatezza, fra gli spazi pieni e vuoti delle sue carte, animati dal delicato passaggio dello spettatore. La natura è anche la matrice propulsiva dell’opera di Nunzio, un legno combusto che rappresenta, oltre che la sua cifra distintiva, anche l’incontro con l’elemento fuoco, capace con la propria forza di ridefinire il senso generale del valore plastico. E ancora, la natura torna sorprendendoci nell’opera di Antonio Trimani. Chôra, titolo del suo lavoro, in effetti ci meraviglia perché la potenza del paesaggio, quella malia, quel senso di infinito, di contemplazione che spesso ci lascia attoniti di fronte alla grandezza della natura, si manifesta nel più tecnologico dei mezzi: il video. Tuttavia Trimani riesce nel gioco dell’ipnosi, grazie a questa combinazione fra tecnica e poesia a rivelare l’inesistente scarto fra questi due poli, dunque anche una serie di nuovi valori che accompagnano la nostra epoca, da abbracciare completamente.

Chiude la mostra l’opera di Marco Gastini , un vero e proprio omaggio ad un grande maestro, testimonianza viva e concreta di come, in ultima analisi, l’incontro fra spettatore e opera sia un incontro che può modificare miliardi di punti di vista. L’esposizione, volutamente senza curatore è stata presentata da Valentino Catricalà che, in dialogo con gli artisti e gli organizzatori (Incontri è patrocinata dal Comune di Teano e realizzata con il contributo e la collaborazione della Galleria Nicola Pedana Arte Contemporanea di Caserta e Carlo Cinque – Le Stazioni Contemporary Art di Milano) ha suggerito con il proprio supporto una riflessione sul presente e il futuro dell’uomo.

Incontri

Chiesa dell’Annunziata – Corso Vittorio Emanuele II,  81057 Teano CE

Fino all’11novembre 2018

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