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Juan Pablo Macìas | Letto

Il ciclo ‘eppur si muove’ inaugurato a Tellaro da Escuela Moderna il 22 Aprile, prosegue e dopo Sandro Mele ecco la nuova installazione di Juan Pablo Macìas. Juan Pablo Macìas è un artista di rara sensibilità e intelligenza. Nella sua ricerca, il carattere sociale e politico non si nasconde dietro facili trovate anzi, affronta temi complessi, utilizzando un vocabolario ricchissimo, quello della storia dell’arte Moderna.

LETTO, è un lavoro site specific, è una installazione ma anche una poesia un testo appunto letto, emblematico di questa sua attitudine, ultrapolitica, anticapitalista, critica, che rivela una ispirazione libertaria, una forma di comunismo primitivo.

Macìas, fa arti visive, installazioni, fotografie e video, è editore, scrive saggi e poesie, un’essere artista multiforme e poliedrico il suo:

…ousted then regained embellished but still dead for you to have for you to find sense ousted from former form former substance former life former moist former moto former necessity death sitting as a big black stove as a big black hose first below the bridge now here rearranged death reaffirmed for you to rearrange among the lifeless objects of your morbid landscape but you little thingy you exceed your being by moving left to right then right to left stop again start again no wind again a tremor to make you persevere i’ll epoxy you attach you to a metronome to remember you happily ever after so no again no more but only ever after only ever after ever after after in quiete ever after… 

Questo l’inizio della prima parte del lavoro LETTO, una poesia, o forse un testo filosofico nato da un incontro casuale, in un magazzino abbandonato nei pressi di un ponte di Livorno, incontro tra l’artista e un cumulo di rifiuti, una pianta viva e morta allo stesso tempo, tra l’artista e un vecchio letto, abbandonato, giaciglio precario di qualcuno. Incontro tra l’artista e una pianta, viva-morta, che si muove come metronomo e senza cause apparenti, in una atmosfera sospesa- Ossi di seppia- è qui che l’artista opera uno ‘spostamento’, un ri-posizionamento ma anche un’appropriazione e tenta una paradossale restituzione al Capitalismo, dei suoi prodotti, quelli che furono oggetti e merci un tempo e sono ormai degli scarti; riflette Macìas: Restituire al mondo il suo prodotto, la sua produzione, il suo abbandono, la sua obsolescenza, la sua stasi.

Restituire al dominus il suo dominium. Al di là de la nostra visione, al di là del nostro discorso, al di là del nostro dominium, eppur si muove…

 .. To restitute to the world its product, its produce, its abandonment, its obsolescence, its stasis. To restitute to the dominus its dominium. In spite of our sight and discourse, in spite of our dominium, yet it still moves… 

Riflette su questa appropiazione pensata più come una restituzione al mondo capitalista della sua propria produzione: una obsolescenza generalizzata implicita nella progettazione di ogni suo oggetto, e questo vale sia per la materia, i prodotti, e sia per vita umana. La trasformazione capitalista della materia costituisce una definitiva separazione dell’uomo e dalla materia trovata in natura dalla natura stessa, processi estrattivi, trasformativi e tecnologici che conducono a gettare ogni cosa alla fine della sua impoverita, sfruttata, usurata vita, nelle discariche del nostro mondo.. Chi ha improvvisato quel giaciglio, quel letto in un magazzino? Una vita umana non utile al sistema. Anche lei obsoleta, come un vecchio letto, come una scarpa rotta, come una pianta secca. Il pensiero va a Boetti, Mettere al mondo il mondo, o al Bauman di vite di scarto, nel senso di una restituzione al Capitale, al mondo dell’arte, della sporcizia, dei resti prodotti.

Fourteen Art Tellaro, Piazza Figoli n. 14 Tellaro

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