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KEITH SONNIER

Se il 1966 è l’anno in Kynaston McShine cura Primary Structure presso il Jewish Museum di New York, consacrando così sulla scena dell’arte ufficiale il minimalismo ed i suoi protagonisti, una sorta di risposta agli assunti di tale movimento arriva entro il medesimo anno – e nella medesima città – con Eccentric Abstraction, curata da Lucy Lippard presso la Fischbach Gallery. Alla rigida serialità minimalista, l’astrazione eccentrica risponde con una non figuratività che però rilancia la morbidezza e l’imperfezione dell’organico; alla celebrazione spersonalizzata del minimalismo, l’astrazione eccentrica oppone il registro anti-celebrativo dell’incongruo, dell’incoerente, dell’incompiuto, dell’asimmetrico, del non razionale; tanto il minimalismo è asessuato quanto l’astrazione eccentrica è emersione di pulsione libidica. Certe sequenze tipiche di quest’ultima, quelle della compianta Eva Hesse, ad esempio, sono del resto pressoché una caricatura, una irrisione delle impeccabili – quasi militaresche ai suoi occhi – sequenze minimaliste di un Donald Judd.

Oltre alla Hesse, protagonista – e in un certo qual modo precorritrice della tendenza – di Eccentric Abstraction è Louise Bourgeois – la presenza in prima fila di donne è…

L’articolo dedicato a Keith Sonnier di Stefano Taccone alla Galleria Fumagalli di Milano – mostra visitabile fino al 19 dicembre – è pubblicato sul numero 269 di Segno. Per continuare a leggerlo puoi acquistare Segno a questo link.

Segno 269 | Set/Nov 18