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La Fondazione Marconi omaggia Mario Schifano

La Fondazione Marconi ospita una retrospettiva su Mario Schifano, dedicandogli un ricordo a vent’anni dalla sua morte, intitolata Omaggio a Mario Schifano. Al principio fu Vero Amore, che rievoca la prima personale allo Studio Marconi ma anche il primo quadro esposto nel 1965, Vero amore.

La mostra ripercorre l’attività espositiva e le relazioni tra Schifano e Giorgio Marconi, grande estimatore dell’artista romano e della sua poetica, scoperto dal gallerista alla Galleria la Tartaruga di Roma e subito invitato alla mostra inaugurale del primo spazio espositivo di Marconi in via Tadino 15, che sostituiva il laboratorio del padre corniciaio.I rapporti proseguono con un contratto di lavoro in esclusiva che li lega fino allo scoccare del decennio Settanta, per poi continuare negli anni successivi con esposizioni personali in cui è evidente la stima costante per la sua produzione.

La mostra in corso è volta alla ricostruzione cronologica delle personali ospitate da Studio Marconi tra il 1965 e il 1970, disposte su tre livelli della fondazione.

Si parte dal piano terra con le opere prodotte dal 1964 al 1967 per la mostra Vero Amore, di cui fa parte la serie sugli alberi e i ‘paesaggi anemici’, poi la personale Inventario con anima e senza anima, dove appare per la prima volta l’iconica opera Futurismo rivisitato, in cui rielabora la fotografia del gruppo scattata a Parigi nel 1912. L’esposizione prosegue con la rievocazione della mostra Tuttestelle e si conclude con una sala dedicata alle opere di grandi dimensioni.

Il Sessantotto e le relative contestazioni smuovono la coscienza politica di Mario Schifano e nelle sue opere diviene evidente nella serie Compagni, compagni, introdotta dal sottotitolo Sulla giusta soluzione nelle contraddizioni in seno alla società. Supporti di tela o perspex ospitano immagini riprese dalle manifestazioni di piazza, che ritraggono studenti cinesi muniti di falce e martello, su cui interviene con forti tracce di colore.

Il percorso si conclude al secondo piano: è il 1970 e Schifano, reduce da un periodo turbolento segnato da arresti e drammi personali, sposta la sua attenzione sulla tecnologia e sulle immagini di fatti drammatici trasmessi in televisione. In questo periodo produce i Paesaggi TV, in cui dopo aver fotografato lo schermo, l’immagine viene stampata in negativo su tele emulsionate o pellicola, per essere modificata in seguito con colori alla nitro.

La mostra, celebrando l’artista, sottolinea l’intuito del gallerista Giorgio Marconi, uno dei primi sostenitori di Mario Schifano e di altri talenti che hanno segnato la storia dell’arte contemporanea.