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LA MANIERA CONTEMPORANEA – Eugenia Vanni – FuoriCampo, Siena

Fu Cennini il primo a scrivere di “maniera”, avente per significato un’arte che dipende da un’altra, uno stile; arte nata dall’arte. Vasari, 150 anni dopo, ne amplia il significato connotandogli attributi temporali e geografici, utili a descrivere la sua parabola crescente della Storia dell’Arte: spuntano, perciò, la Maniera Vecchia e la Maniera Moderna dove la prima definisce i “primitivi”, i pittori del Medioevo, la seconda descrive la rivoluzione portata da Brunelleschi e Masaccio, quindi l’armonia delle forme e diligente perfezione. Nel Proemio del terzo libro delle Vite, Vasari risolve brillantemente l’idiosincrasia del termine (Maniera è interpretazione e fedeltà della natura allo stesso tempo) e spiega come si possa superare la perfezione: con la licentia, la Bellezza dell’errore, con quel terzo occhio che permette di rendere possibile l’impossibile nell’arte.

Questa via di mezzo, tra “regola” (analogia) e “licenza” (contraddizione), sorregge la mostra personale di Eugenia Vanni, Ogni Colore Dipinge Se Stesso e anche Gli Altri, nella galleria Fuoricampo di Siena.

Ricercatrice vorace, la Vanni anziché riprodurre i soggetti della sua visione, opta per una fisiognomica del pensiero, ovvero di sublimare l’esperienza visiva nella conoscenza oggettuale del soggetto trattato: entrando nel particolare, l’analisi della pittura, le opere proposte dalla Vanni sono fisionomie della tecnica, basandosi su un’esperienza acquisita sia dal suo io individuale (quindi conoscenza storica, letteraria,…) sia dal suo ego di artista, praticandola istintivamente.

Nel Ritratto di te, che guardi me l’oggetto metonimico della tavolozza diventa opera (quindi esiste) in relazione con l’idea di tavolozza platonicamente esistente nell’universo della pittura: non è una “semplice” operazione alla Kosuth, ma il fermo-immagine di uno stato di coscienza tra il circostante e l’individualità, espressa in paradossale reciprocità tra l’autore e il soggetto di riferimento (chi sta dipingendo tra i due?).

Emerge una riflessione precisa e vasariana sulla pratica artistica, nell’esecuzione raffinata e nel superamento della stessa, dato che la fedeltà alla natura-Pittura sposa idealmente lo studio attento e perspicuo dei Maestri del suo tempo, in particolare Gino De Dominicis: la sua opera ben nota Urvasi e Gilgamesh su foglia oro rivive ne Autoritratto come regina della pittrice senese, dove la modanatura della cornice ricalca il profilo dell’autrice, presente eppure celata, come in tutti i lavori esposti.

Sei opere in cerca d’autore, tanto per citare un altro Maestro che di Licences se ne intendeva, opportuno per aggiungere, in conclusione, quel profumo di poesia che permane, volontariamente o meno non importa, in questa mostra meticolosa e leggera.

Eugenia Vanni

Ogni Colore Dipinge Se Stesso e anche Gli Altri

Fino all’11 novembre 2017

Galleria Fuoricampo

Via Salicotto, 1/3, 53100 Siena SI

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