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L’arte dell’abitare umano al Goethe Institut di Roma

Nasce a Roma KunstRaum Goethe, luogo interdisciplinare, esclusivamente dedicato all’arte digitale con lo scopo di toccare temi di attualità e di fornire nuove chiavi di interpretazione del Presente attraverso la lettura dell’arte contemporanea. Il progetto, che per tutto il 2018 porterà la firma di Valentino Catricalà articolato in tre temi di ricerca, incertezza, equilibrio e tecnologia, abita negli spazi del Goethe-Institut, prestigiosa istituzione culturale cara ai romani. Uso volontariamente il termine abitare perché questo è il tema forte che fa da sfondo all’esposizione, il tema filosofico, sociale e antropologico sul quale i tre artisti invitati, Vittorio Messina, Ulf Aminde e Andreas Lutz si confrontano nella mostra “Dell’Abitare Incerto”.
Torna così uno dei temi più sofferti della nostra contemporaneità, connesso ai sentimenti di precarietà, di indeterminatezza e incertezza in cui siamo immersi, destinati alla costante ricerca della definizione di un nostro spazio, luogo di espressione e di azione. Quella dell’abitare è oggi su ogni livello una condizione esistenziale incerta; è uno stato in continua mutazione, in costante divenire e trasformazione che si sposta su dimensioni, scale e formati diversi che muovono il senso dell’abitare nel proprio corpo, nella casa, nella città, fino all’intero nostro Essere nell’Universo. L’Abitare Incerto definisce uno spazio senza frontiere in un tempo sospeso che le opere dei tre artisti fissano in chiave simbolica, sociologica ed esistenziale.
Vittorio Messina con l’opera Habitat con varchi in una regione piovosa riduce a cella modulabile l’habitat umano, a sua volta generato da moduli rimodulabili. Con la cella, corpus fondante del linguaggio dell’artista, si mette in scena di volta in volta la provvisorietà, la transitorietà dell’abitare e della condizione esistenziale. Andreas Lutz, abita un box per cinque ore consecutive in una videoinstallazione dal titolo Wutbürger, che sta a significare cittadini (Bürger) inferociti (Wut). Costretto in una dimensione bloccata, definita, circoscritta, il cittadino inferocito performato da Lutz dà vita allo sfogo dell’uomo medio tedesco, ferito dal proprio decadimento e fallimento sociale in un montare di parole, gesti e accuse. L’abitare incerto e instabile tocca le classi sociali emarginate e border line nel video Weiter (2004, “keep going”) di Ulf Aminde. Qui la precarietà del vivere è assunta come condizione normalizzata da soggetti punk che abitano quartieri dismessi e in rovina, al punto da trasformarla in un gioco capace di sovvertire qualsiasi regola, anche in un caso semplice come il gioco delle dodici sedie a cui il gruppo è invitato a partecipare.
Valentino Catricalà riunisce così in una piccola ma intensa mostra multimediale, interrogativi che la pratica dell’arte ha il compito di rivelare: come l’uomo vive la sua condizione di “essere” su questo pianeta? Con quali conflitti e quali certezze? Migrante del suo tempo o errante instabile nella sua ricerca interminabile? L’abitare è condizione di sopravvivenza o simulacro di illusioni sociali? Se le emozioni che si mettono in gioco in questa mostra sono così profonde già al primo appuntamento, possiamo ben immaginare come nel corso dell’anno i temi di Incertezza, Equilibrio e Tecnologia saranno rappresentati in maniera coinvolgente e destabilizzante.

 

Dell’abitare incerto
Opere di: Vittorio Messina, Ulf Aminde a Andreas Lutz
A cura di: Valentino Catricalà
Goethe Institut – Via Savoia, 15 – Roma
Fino al 29 aprile 2018
lun 14–19 | mar mer gio ven 9–19 | sab 9–13.
Chiusure: dal 30 marzo al 2 aprile e il 25 aprile 2018.