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L’infinito anello | David Aaron Angeli

Nel lavoro di David Aaron Angeli svolgono un ruolo chiave i simboli culturali dei modelli di società ancestrali: attraverso il linguaggio del disegno su carta e della scultura in cera, l’artista rievoca racconti leggendari intrisi di figure ed elementi naturalistici.
I lavori presenti in mostra presso la Cellar Contemporary di Trento fino al 30 settembre, ricompongono l’episodio iniziale del mito di Europa, percorrendo le tematiche del viaggio, della scoperta e della ciclicità della vita. Il Mar Mediterraneo è un anello circondato da popoli sulle cui coste si sono sviluppati i più antichi continenti, le più antiche società.
Entrare nella personale di David Aaron Angeli significa varcare uno spazio piccolo, come il Mediterraneo rispetto agli oceani, ma al contempo grande perché unico creatore di numerose culture attorno al quale sono fiorite innumerevoli leggende. Da ricettivo artista che plasma con il fuoco sculture in cera e dà corpo al disegno su carta, l’ artista interpreta in chiave contemporanea uno dei miti più ancestrali narrati intorno al grande anello acquatico, che della “ringkomposition” ha tutti gli aspetti.
È la storia di Europa principessa libica che, mentre raccoglieva fiori sulla spiaggia, senza paura si avvicina a Zeus in forma di toro e viene rapita. Una storia che parte dalla terra e alla terra ritorna attraverso il mare, così come l’infinito anello. Una storia di migrazioni e di scoperta, di amore non solo tra la donna è l’uomo-toro-Zeus, ma anche tra Oriente ed Occidente, una storia di tutti i nostoi(viaggi) simboleggiati da una barca contenitori di uomini, indagata da Angeli nella reazione di una cera di colore nero che ricorda il legno, con il liquido più primordiale e pulsante di vita: l’acqua di mare che dipinge le sculture con una delicata incrostazione di sale.
David Aaron Angeli
David Aaron Angeli, Mano Barca, cera nera, sale del Mediterraneo (9x8x5cm)

Il percorso (ri)cognitivo dell’ artista sul mito di Europa si muove su differenti livelli di complessità, proseguendo coerentemente la sua ricerca materiale e formale: gli spunti derivanti dalla narrazione sono sviluppati autonomamente dando origine a ulteriori interpretazioni e legami simbolici. La figura femminile è personaggio a tutto tondo: fanciulla che rincorre un sogno, madre primordiale e sposa devota, detentrice di un potere arcaico, pronta a fare dona di sè al toro nell’unico momento in cui sono davvero solo con sè stessi, nella notte, in mare, in balia del vento, durante cui si attua una continua inversione di ruoli. Durante il viaggio, l’animale diviene un’imbarcazione da cui non è possibile evadere, e tuttavia salvifica; la divinità e la donna condividono un’esperienza migratoria che – come avviene anche oggi – richiede nudità d’animo e abbandono del passato per accogliere usanze nuove con totale apertura. La mano e il contenitore portano questo concetto a un’estrema sintesi: dopo un lungo studio sulle forme delle coppe e dei vasi utilizzati negli antichi rituali, parallelo a un approfondimento delle pose gestuali in ambito sacro, David Aaron Angeli unisce l’oggetto alla figura umana, accentuando, attraverso un asciutto linguaggio figurativo, un’ambivalenza tra “portatore” e “portato” che si ritrova nella cavalcata dell’animale da parte di Europa. La prosecuzione del mito, in cui punto di partenza e di arrivo sembrano coincidere, non è sviluppata, in quanto l’interesse dell’artista è concentrato soprattutto sull’incontro e sulla relazione spirituale che nell’ attraversamento del mare si consuma.

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