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Live Arts Week Bologna

Per quattro giorni a Bologna spettacoli e happenings si sono avvicendati in occasione del Live Arts Week, festival delle arti performative giunto quest’anno alla settima edizione. La rassegna , ideata e promossa da Xing, organizzazione culturale impegnata da anni nella progettazione di eventi multidisciplinari interpreti della cultura contemporanea, ha visto coinvolti nella città emiliana luoghi istituzionali, realtà no-profit e spazi privati.

Gli eventi hanno interessato zone centrali e periferiche dell’area urbana come la parte pedonale, i dintorni di via Azzo Gardino e, poco più a est, la “zona MAMbo”, che ha visto attivi il Museo d’Arte Moderna, numerose gallerie e spazi no-profit. Sedi della rassegna sono state anche il Padiglione dell’Esprit Nouveau di Le Corbusier e la struttura della ex GAM, entrambi situati ai margini del quartiere fieristico.

Protagoniste del Live Arts Week sono state figure artistiche differenti per età e percorso, ciascuna attiva nel panorama internazionale degli ultimi anni.

La rassegna si è configurata anche quest’anno come un percorso trasversale tra le arti, un incontro di esperienze ibride che si muovono su territori di confine, luoghi dove forme espressive differenti si incrociano. Ciò è avvenuto in accordo con lo spirito tradizionalmente legato all’arte performativa, per eccellenza ambito di riflessione sui codici comunicativi che, unita alla necessità di uno sguardo rinnovato sul mondo, accompagna la conquista di nuove aree di libertà dove il corpo è luogo di espressione e appropriazione di sé.

Il dialogo interdisciplinare ha avuto luogo allo stesso tempo per la composizione eterogenea degli eventi in programma che ha visto artisti visivi, musicisti e performer, spesso ai margini dell’ambiente main stream, decisamente audaci nell’utilizzo dei linguaggi e ricettivi delle questioni rilevanti che animano il mondo contemporaneo. 

In questi giorni sono dunque stati presenti in città figure come Goodiepal e la rock band da lui fondata Goodiepals & Pals. Il creativo eclettico, i cui gesti artistici si legano spesso all’attivismo sociale, ha presentato temporaneamente a Bologna la sua collezione fino ad oggi custodita al SMK, la Galleria Nazionale della Danimarca di Copenhagen.

Tra i protagonisti di questa edizione è apparso l’estone Krõõt Juurak che pone lo stato d’animo al centro di un intervento il cui “spazio” di propagazione risulta essere unicamente l’ambiente umano.

Ricerche di memoria Fluxus e comportamentismo minimale sono confluite in NO-PA PA-ON, l’esecuzione del musicista Luciano Maggiore e del sound artist Louie Rice.

I due artisti, alternando elaborazioni sonore di qualità opposta o natura eterogenea, hanno esplorato la zona grigia al confine tra libertà e metodo, mentre il connubio tra linguaggio e memoria è stato al centro nell’intervento della norvegese Mette Edvardsen .

Alla rassegna si è aggiunta l’azione delle coreografe Antonia Baehr e Latifa Laâbissi con Nadia Lauro nella quale l’espressione corporea si collega a riflessioni sull’identità, sulla natura e sul confine tra la dimensione umana e quella animale .

Nell’iniziativa di Paolo Bufalini e Filippo Cecconi è stata la presenza fisica dello spettatore a comporre i contenuti della “vetrina-blog” che si affacciava sulla strada, richiamando il rapporto biunivoco che unisce il gesto artistico e la sua fruizione.

La poliedricità dei linguaggi ha incontrato con Leandro Nerefuh Libidiunga Cardoso, Cecilia Lisa Eliceche, Caetano il tema del molteplice. Attraverso la varietà dei ruoli, la giostra di personaggi e l’evocazione di utopie l’artista ha proposto analisi su questioni sociali dalle radici antiche che animano più che mai oggi il mondo contemporaneo.

Mark Fell ha invitato a spostare continuamente lo sguardo tra i singoli elementi che compongono l’ambiente e la visione sintetica di quest’ultimo coinvolgendo il performer Justin F. Kennedy.

L’artista ha offerto al contempo l’opportunità di ascoltare dal vivo INTRA, ultimo prodotto della sua ricerca musicale eseguito in questa occasione dal quartetto Drumming.

Il performer Julian Weber ha presentato una scultura animata il cui confronto con lo spazio genera un’alternanza suggestiva di forme, pieni e vuoti, mentre Rodrigo Sobarzo de Larrachea ha sottratto l’esperienza esistenziale al tempo e allo spazio dando luogo a esperimenti che prevedono la sospensione del respiro e la presenza dell’acqua.

Con Liliana Moro l’azione performativa ha incluso suoni e parole ai quali si sono aggiunti il coinvolgimento degli gli oggetti presenti nello spazio. L’artista contribuisce in tal modo alla creazione degli ambienti amplificandone la qualità evocativa e poetica.

Il coreografo David Wampach ha fatto invece riferimento ai limiti imposti delle moderne società tecnologiche all’espressione personale dove anche il corpo è luogo di controllo.

L’inglese Rian Treanor ha presentato, infine, le ultime ricerche nel campo della musica sintetica valorizzando contrasti e assonanze in un ambiente sonoro decisamente variegato mentre Hannah Sawtell ha creato collegamenti tra suoni elettronici ed effetti luminosi dalla frequenza variabile, mutando di continuo la qualità dell’incontro tra la l’esperienza visiva e quella sonora.