home Interviste, Recensioni LONG NIGHT TALKS intervista a Roberto Paci Dalò

LONG NIGHT TALKS intervista a Roberto Paci Dalò

Si concluderà il prossimo 2 dicembre la mostra inaugurata lo scorso luglio a Vienna in cui è stato esposto il lavoro di Roberto Paci Dalò dedicato a Robert Adrian, LONG NIGHT TALKS. FOR ROBERT ADRIAN, installazione frutto della sua residenza al Tonspur – Q21/MuseumsQuartier Wien. Musicista, compositore, regista e artista visivo, Paci Dalò ci racconta un progetto che accosta suoni a immagini, nato a seguito di lunghe e intense chiacchierate notturne con l’amico e collega Robert Adrian. Oltre 25 anni di parole svelate.

Milena Becci. LONG NIGHT TALKS è il tributo all’artista canadese Robert Adrian che ha vissuto a Vienna dal 1972 fino al 2015, anno della sua scomparsa. Tu e Adrian eravate amici, collaboravate e hai persino realizzato un film su di lui per la sua retrospettiva del 2001 alla Kunsthalle Wien. Com’è nato questo incontro e come è stato costruito il film? Quante lunghi notti di chiacchierate avete affrontato insieme?

Roberto Paci Dalò.Ho conosciuto Robert Adrian nel 1989 quando sono stato invitato per la prima volta dalla ORF (radio nazionale austriaca) per realizzare la mia prima opera radiofonica prodotta dal programma ‘Kunstradio’ curato da Heidi Grundmann. Il film è la conseguenza di questa lunga amicizia fatta di oltre due decadi di chiacchierate nel suo studio. In occasione della grande retrospettiva di Adrian alla Kunsthalle, mi chiese di realizzare un film dove potesse in prima persona parlare del suo lavoro e della sua vita.

Per LONG NIGHT TALKS. FOR ROBERT ADRIAN hai utilizzato la voce di Adrian combinata con registrazioni e suoni elettronici, accompagnata visivamente da sette immagini. Un’installazione – nata durante la residenza del luglio 2017 al Q21/MuseumsQuartier di Vienna – pensata per Tonspur (www.tonspur.at), uno spazio molto particolare all’interno del MuseumsQuartier. Ce ne puoi parlare?

‘Tonspur’ è l’unico spazio pubblico permanente dedicato alla Sound Art a Vienna e curato da Georg Weckwerth. È un dispositivo unico dove, in uno dei passaggi tra un cortile e l’altro del distretto museale, sono collocati 8 diffusori audio controllati via computer. In questo modo è possibile per gli artisti creare installazioni lavorando con tecnologie sofisticate e potendo verificare nel vero spazio espositivo lo sviluppo del lavoro; questo in corso d’opera. Nello spazio sono poi collocate sette light box che permettono di esporre altrettante immagini. Ho voluto realizzare un disegno unico di 420 centimetri di base che è stato poi diviso nelle sette sezioni ora esposte. Questo disegno è una partitura in forma di mappa del cielo che evoca anche i sette giorni di un’ipotetica settimana di parole con Bob.

La sera stessa dell’opening è andato in onda un lavoro radiofonico prodotto dalla radio nazionale austriaca. In che modo è connesso al resto dell’installazione e perché la necessità di utilizzare il medium radio, a cui tu sei molto legato?

Per me la radio è sempre stata nel tempo (insieme ai miei taccuini) una sorta di contrappunto e glossa al resto del lavoro. Una costante che mi permette di usare la radio come un vero e proprio spazio espositivo. In questo caso – in accordo con i curatori e produttori – si voleva approfondire ulteriormente questa riflessione su Robert Adrian sviluppandola anche radiofonicamente. Adrian ha contribuito enormemente a ampliare la riflessione sul rapporto tra radio e arte e sugli artisti che usano il suono per disegnare, finanche abitare, lo spazio.

Translate »