home Interviste, Personali, Recensioni L’orizzonte istantaneo e sensibile di Karine Maussière

L’orizzonte istantaneo e sensibile di Karine Maussière

Un viaggio naturale e profondo tra Eaux et montagnes, fleurs di Karine Maussière, artista francese che espone in una mostra personale, curata da Laëtitia Bischoff, alla Galleria Gallerati di Roma, fino al 5 giugno 2018.

In linea con le scelte artistiche che la Galleria Gallerati porta avanti da diversi anni e, proseguendo nel percorso espositivo connesso al tema del paesaggio come indagine introspettiva, abbiamo chiesto a Carlo Gallerati, direttore e autore al contempo, di condividere la sua idea di paesaggio introducendo l’intervista, a seguire, con l’artista Karine Maussière. “Ho sempre inteso la raffigurazione paesaggistica di luoghi come proiezioni della propria interiorità. Per me il paesaggio interiore è la consapevolezza del fatto che ovunque ci si trovi si è inevitabilmente nel mezzo delle distanze estreme raggiungibili tutte attorno, e che il bello, ma altresì difficile, sta poi nell’optare sul se e sul quando e quanto e in che direzione muoversi”.

«Insieme, decidiamo che la terra è un unico piccolo giardino». Con questa frase di Gilles Clément che Karine Maussière esordisce all’inizio della nostra intervista soffermandosi su concetti che mettono in connessione uomo e natura in una visione volta all’integrazione e condivisione di uno spazio unico.

Abbiamo chiesto alla Maussière di raccontarci il suo percorso artistico, la connessione paesaggio/uomo e il legame con la cultura orientale evidente in questa personale romana.

Karine Maussière: “Creo polittici, con pellicole istantanee, che hanno come soggetto mari e montagne al fine di porre in evidenza la nozione di fragilità del soggetto e testimoniare la tensione tra entropia e bisogno di appropriazione propria della condizione umana. Il mio lavoro è costruito attorno al paesaggio con una particolare attenzione al concetto del “giardino planetario”, considero l’ecologia come integrazione dell’uomo con i suoi piccoli piccoli spazi. La Terra è, come il giardino, uno spazio chiuso, finito e di rilevamento che l’Uomo deve risparmiare. La ricerca di appropriazione del paesaggio coinvolge la mia ricerca artistica. Questo appropriazione è fatto dalla fotografia ma, anche e soprattutto, dal movimento del corpo. Da allora, la nozione di movimento è come un leitmotiv. È nel 2015 che comincio a realizzare immagini usando la fotografia istantantanea/polaroid: mari e orizzonte a perdita d’occhio … montagne e picchi … cercando di identificare le caratteristiche di un movimento per spiegare la linea, la traccia, il gesto. Questa ricerca tende allo studio dei paesaggi shanshui (in Cina, paesaggio letterario e pittorico naturale) che centrato sul rapporto tra montagne e acque, montagne e mari sono visti come luoghi sacri: nelle montagne e nelle acque che sono custoditi i segreti dell’immortalità. Le immagini scattate durante le passeggiate, mettono in tensione il gesto fotografico in spostamento. Questo gesto fotografico viene messo in parallelo con il gesto del calligrafo (pittura dell’istantanea) (gesto grafico respiro/spirito) e desidera rivelare le tracce di un movimento, di una scorrevolezza. Shitao, pittore e poeta calligrafo, scrisse: Quando il polso è animato dallo spirito, fiumi e montagne liberano la loro anima. La calligrafia è un esercizio spirituale in cui la ricerca del giusto gesto, l’equilibrio della linea vuole essere parte del movimento dell’universo”.

Perché l’uso della fotografia istantanea?

Karine Maussière: “La (Ri) scoperta dell’istantaneità si sta aprendo a tutta una sezione particolare della fotografia, con materiale dedicato, codici, pellicole con stampa unica e rendering. L’istantanea richiede molto tempo. I gesti si ripetono: caricare la macchina fotografica, scaricarla e nuovamente ricaricarla… Essendo più costoso come processo, mi spinge a una qualche forma di economia, non provo a innescare tutto e rifletto su ciò che voglio /faccio. La foto istantanea mi spinge a giocare con le sue imperfezioni: con i colori, infedeli, i compiti o irregolarità, asprezza, vignettatura, esposizione che si sforza di fornire dettagli sia in zone di ombra che in zone molto luminose… È quasi un postulato: una buona immagine istantanea, deve avere alcuni difetti che gli conferiscano tutto il suo fascino, il suo timbro. Inoltre, le immagini sono uniche … Impossibile avere una copia fedele della sua immagine, ne verranno due impressioni differenti. Questo carattere unico dell’immagine accentua la sua preziosità. Con l’uso di questo strumento, la mia intenzione è la rappresentazione del paesaggio piuttosto che quella dettagliata (al fine di restituire la vita e l’energia di ogni cosa). Considerate come forme di espressione grafica, i polittici realizzati, indagano il rapporto di vuoto e pieno, presenza e assenza. Il gioco di bianchi e neri, assenze e presenze, vuoto e pienezza hanno diverse funzioni: l’immagine riceve la sua forza suggestiva. Inoltre, si pone in evidenza anche la natura effimera e transitoria del paesaggio, così come tutto cose del mondo che esistono, nella loro forma e stato attuale, solo per un momento”.

Qual è la tua visione di natura e il rapporto con la cultura orientale?

Karine Maussière: “Dobbiamo avvicinarci al mare, immergerci nella contemplazione, dobbiamo sentire la sua grande voce. La linea, la curva, l’onda, la piega, emergono dal mare (acqua) a perdita d’occhio. Ricercare questo faccia a faccia, penetrare questa “infinita acqua”, questa acqua in movimento ritmata dal flusso e riflusso (delle onde). Il mare diventa motivo e metafora, l’onda (linea, traccia, tracciato) il movimento puro. Nell’acqua si riassume la vita. Le vedute cambiano, i colori variano.

Gaston Bachelard, in L’Eau et les Rêves, caratterizza il mare di “Sintassi di un divenire e delle cose, questa tripla sintassi di vita, morte e acqua […] Scomparire nell’acqua profonda o scomparire in un orizzonte lontano, unirsi alla profondità o all’infinito, tale è il destino essere umano che trae la sua immagine nel destino delle acque “. Come rappresentare – o meglio suggerire – l’invisibile, il vuoto, ciò che c’è tra la montagna e l’acqua, la luce e l’ombra, mezzo perso nella nebbia? Come possiamo fotografare ciò che prende forma cambia sempre, come le nuvole che appaiono e poi svaniscono nell’arco di un attimo? Secondo i trattati d’arte cinesi, è la pittura – e, più specificamente, la pittura di paesaggio – quella che più probabilmente può svelarci il mistero dell’universo: il fondamentale “silenzio di riposo” che trascende ogni movimento. Ma quando c’è la fotografia? La fotografia opera una riduzione del mondo nello stesso momento in cui lo amplifica, sposta il soggetto altrove. Il cammino (respiro), come per questo, invita al taglio, il ritmo crea intervalli tra le immagini. Le immagini, realizzate in luoghi diversi di siti scelti, vengono quindi assemblate/associato/interconnesse ricomponendo in tal modo il paesaggio vissuto. Le lacune, spazi bianchi, tra le immagini sono un tempo sospeso, una frazione dello spostamento. Introducono il concetto di Ma (間) che significa “intervallo”, “spazio”, “durata”, “distanza” e fanno riferimento alle variazioni soggettive del vuoto che connette due oggetti, due fenomeni separati. Le immagini così realizzate permettono di accentuare l’impermanenza del soggetto conferendo ai polittici un’esistenza e presenza evanescente. Per accentuare questo, faccio ingrandimenti per diluire la presenza pittorica mentre si rivela un lavoro grafico vicino al sumi-e. Interrogando gli aspetti dialettici apparizione/scomparsa, iscrizione/cancellazione, mobilità/immobilità, le imperfezioni del processo rafforzano questa idea. Per far apparire il tratto, la linea, che ci rivela un tracciato, una traccia, un gesto. Attraverso questi polittici, cerco di allungare, estendere il paesaggio, rivelare la grafia e far apparire linee discontinue. Proporre un polittico permette di offrire il riflesso di uno spostamento, esso è l’invenzione di un percorso mentre cerchi l’armonia tra intenzione e gesto, è un gesto, un dispiegamento lineare della sua composizione. Permette di essere vicino alle forme e al loro slancio, ai paesaggi e alla loro luce, alle cose e al loro carattere. Dispiegare per leggere meglio la natura intrinseca di una cosa. Dispiegare un’idea, una nozione (cfr. Le pli di Deleuze). Presentare un polittico significa per me, citando David Hockney, “aumentare il tempo e proporre diversi punti di vista”.

Karine Maussière
Eaux et montagnes, fleurs
A cura di Laëtitia Bischoff

PROROGATA all’8 giugno 2018

Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – Roma)
Fino a martedì 5 giugno 2018 (ingresso libero)

Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00
sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento

Ufficio stampa: Galleria Gallerati, info@galleriagallerati.it