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MAMbo – That’s IT!

In italia l’arte ha da essere italiana / in polonia polacca / in turchia turca […] e a un metro e ottanta dal confine francese?

La poesia di Bruno Munari  Arte e Confini (Codice Ovvio, 1971) esprime molto bene i principi che ispirano la collettiva That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine, a cura di Lorenzo Balbi,  che resterà allestita al MAMbo di Bologna fino al prossimo autunno. A chiarirne il significato sono soprattutto i versi conclusivi dove Munari dichiara che l’arte in tutti i paesi deve semplicemente essere arte e ogni possibile etichetta viene dopo. Più che mai interprete degli argomenti che animano il dibattito della nostra epoca la multiforme collettiva, realizzata con le opere di cinquantasei artisti, vuole fare il punto sulla ricerca artistica dell’ultima generazione  in Italia. Vuole però al contempo muovere una riflessione sulla territorialità della cultura, facendo dell’interrogativo su confini uno dei temi portanti della mostra.

Riguardo a quanto detto e rammentando le dichiarazioni dello stesso curatore, la realizzazione della mostra ha effettivamente incontrato il problema di definire valori e opportunità nell’attribuire la “cittadinanza” agli artisti partecipanti. Uguale scrupolo è occorso per stabilire i confini generazionali, per comprendere se l’uso di specifici mezzi espressivi da parte degli artisti fosse da favorire.

Il criterio adottato per stabilire l’appartenenza al nostro paese  infine ha privilegiato un’idea che il curatore definisce “Ius soli culturale”, non è stato  posto alcun limite sull’uso degli strumenti espressivi, la fascia anagrafica definita invece racchiude gli artisti nati tra il 1980 e il 1992.

Assieme ai giovani nati e attivi nel nostro paese quindi espongono in mostra anche gli italiani che vivono e lavorano altrove, oppure coloro che nati e residenti all’estero hanno studiato o svolto periodi di attività in Italia. L’arte del resto è la disciplina che per  statuto trascende i confini ponendosi come zona franca non solo di collaborazione tra “diversi” ma come spazio aperto di dibattito che si estende anche agli argomenti “caldi” che compongono la diversità. Il dialogo che viene a instaurarsi tra artista e società infatti rende inevitabile la riflessione da parte di quest’ultimo su questioni esistenziali, oppure sui principi che regolano la vita associata e la distribuzione delle risorse.

La riflessione  sul tema delle aperture, in occasione di questo evento, si estende anche alla struttura dello spazio museale oltre che all’allestimento della collettiva. Le opere presentate dagli artisti  infatti sono collocate in modo da contaminare ambienti solitamente non destinati alle mostre temporanee, determinando corrispondenze osmotiche tra le diverse aree dell’edificio. Queste ultime del resto sono state oggetto di un recente intervento che ha rimosso i pannelli alle finestre e alle vetrate restituendo la Sala delle Ciminiere all’aspetto originale. La sala di piano terra dunque presenta nuovamente le aperture che si affacciano sulla strada e le finestre che la collegano ai corridoi del piano superiore destinati alla collezione permanente.

La volontà di accantonare il modello di spazio espositivo ispirato al “white cube” coincide con l’invito rivolto agli artisti a confrontarsi con l’ambiente e la sua storia. Anche in questo caso tuttavia è affascinante il corto circuito che viene a crearsi tra il principio di superamento dei confini e quello della valorizzazione di un particolare luogo, del riconoscimento implicito quindi di una specificità.

Il profilo degli artisti presenti in questa collettiva appare variegato per approccio e scelta delle tecniche espressive. I temi proposti, fra i quali ricorrono quelli economici, ambientali, o migratori mostrano come la fondamentale preoccupazione di questa generazione risulta quella di essere “nel” proprio tempo, offrire ad esso il proprio contributo facendosene interpreti.

Riguardo alla molteplicità delle tecniche espressive utilizzate Fabiola Naldi in uno dei testi in catalogo sottolinea l’attenzione e consapevolezza da parte dei “millennials” verso ciò che è stato realizzato nel passato, il loro rivolgere a quest’ultimo un sentimento di benevolenza e rispetto. Il riconoscimento nei confronti di ciò che è avvenuto tuttavia sembra non avere fini diversi da quello della conoscenza, non si intuisce alcun anelito a ripercorrere esperienze concluse. Muovendosi in modo trasversale tra metodi e strumenti questi giovani sembrano quindi adottare con disinvoltura le  prassi ritenute via via più opportune.

Riguardo alla ricettività di questa generazione per le questioni che animano il dibattito culturale contemporaneo  Cesare Pietroiusti  ricorda come dopo la fine degli anni ’80 si sia sempre più affermata nella coscienza degli artisti l’importanza di una solida preparazione teorica.

Diversi saggi in catalogo inoltre fanno riflettere sulla possibilità di un dialogo privilegiato tra i “millennials” le la generazione dei “baby boomers” che ha visto tra le sue fila i protagonisti delle neoavanguardie. Risulta evidente nelle ricerche odierne, non l’imitazione ma la memoria delle sperimentazioni che a partire dalla seconda metà dello scorso secolo ha svincolato la creazione artistica da luoghi e mezzi tradizionali. Molte ricerche seguite da quest’ultima generazione si svolgono all’insegna della multidisciplinarità, del coinvolgimento del pubblico e della sensibilità sociale, portando alle estreme conseguenze le prassi di quei movimenti che nello scorso secolo hanno abbattuto le barriere tra arte e natura, arte e vita, arte e spazi urbani.

Con questa mostra il MAMbo si pone in continuità con un passato che ha sempre visto l’istituzione  protagonista nell’osservazione dell’arte emergente, ricordiamo in merito a ciò la rassegna Spazi Aperti, curata da Dede Auregli  alla GAM dal 2000 al 2005, ricordiamo anche le numerose  mostre e rassegne che dal 2006 si sono rivolte alle ricerche artistiche coeve e a quegli artisti attivi in campo internazionale che  sono stati interpreti della cultura dei nostri giorni ma non sono stati ancora consegnati alla storia.

 

That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine

Fino all’11 novembre 2018

MAMbo – Sala delle Ciminiere

Via Don Giovanni Minzoni, 14
40121 Bologna
Telefono 051 6496611
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