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L’arte immersiva di Marsiglia per il Summeat Festival di Pescara

Poche ore ancora e la prima edizione del Summeat Abruzzo – Festival del Cibo e dei Piaceri, che dallo scorso 21 aprile ha invaso gli spazi dell’Aurum e del centro cittadino di Pescara, potrà dirsi definitivamente concluso.  Agli esperti del mondo della ristorazione lasciamo l’onere e l’onore di giudicare la proposta del Summeat – che abbiamo gradito e ci auguriamo di ritrovare rinvigorito il prossimo anno – a noi quella di valutare la connessione creatasi in questo contesto con il mondo dell’arte.

Ad accogliere i visitatori, infatti, in uno spazio allestito come una vera e propria stanza dal passaggio obbligato prima di accedere al festival, è l’Optical Room dell’artista Vincenzo Marsiglia. Il suo lavoro, che seguiamo sin dagli esordi, lo conosciamo bene ed è noto al mondo dell’arte per l’originale rivisitazione dei linguaggi optical che, senza tradire la primigenia vocazione all’illusione bidimensionale ottica degli anni Sessanta, riorganizza i concetti di movimento e la cinetica alla luce delle opportunità offerte dalle odierne tecnologie. Non solo, Marsiglia non accosta semplicemente e in modo appropriato determinati soggetti astratti geometrici ottenendo al contempo il massimo rendimento dal colore, ma rivisita tali precetti fondanti l’op artin modo completamente originale e soggettivo. Infatti, se caratteristica della maggioranza delle correnti artistiche di quel decennio era la “spersonalizzazione” dell’opera, la sua riduzione, un atteggiamento distaccato e freddo se vogliamo, cui anche l’Optical non si sottrae, a connotare il suo lavoro è soprattutto la componente emotiva e partecipativa stessa dell’artista. Componente che si traduce, innanzi tutto, nella forma della stella a quattro punte diventata nel tempo simbolo, marchio identificativo della sua opera, ma anche sinonimo di identità, di riconoscibilità, secondo un meccanismo che lega il suo lavoro alla contemporaneità, a quella esigenza tutta odierna di sentirsi protagonisti e testimoniare la propria presenza in modo – si direbbe oggi – immersivo. All’interno dell’Optical Room troviamo infatti, e non a caso, Minimal Op App, installazione tecnologica dove il pubblico può vedere riflessa la propria immagine, entrando letteralmente nell’opera dell’artista ed empaticamente in connessione con la sua ricerca.

Ma oltre la poetica dell’artista, quale è il valore di questo intervento nell’ambito di un festival dedicato al food? I legami fra l’arte e differenti mondi creativi si sa non sono nuovi, così le azioni trasversali, tuttavia se nei grandi centri urbani questo genere di operazioni sono oramai prassi – Marsiglia stesso è stato protagonista al Salone del Mobile appena conclusosi a Milano poiché da tempo pratica interessanti connessioni fra arte e design – in città periferiche il ragionamento non è poi così scontato. L’idea nasce, infatti, dalla volontà degli organizzatori del festival, in particolare grazie a Marina Tristani che ha voluto fortemente la presenza dell’arte all’interno del festival per lanciare innanzi tutto un messaggio culturale, dove l’arte, per sua stessa natura sinonimo di bellezza e di una certa concezione estetica, potesse essere in questo contesto il vettore di un pensiero alto.

Ma merito dell’operazione va soprattutto alla curatrice Marcella Russo e al team di Metamer luce+gas, coraggiosa azienda del territorio che ha sostenuto il progetto e che, investendo nella promozione del proprio brand in questa opera, ha percepito e creduto in un senso diverso di approccio e contatto con il pubblico. Prova della risposta positiva dei visitatori del Summeat sono i numerosi ritratti che le persone si sono scattate grazie all’Interactive Portrait, installazione collocata nell’ Info-Point di Metamer luce+gas,un’applicazione ideata dallo stesso Marsiglia e che ha permesso il realizzarsi di un vero e proprio selfie d’artista, visibile in questi giorni sulla pagina FB del Summeat.

Possiamo dunque concludere affermando che l’intervento di Vincenzo Marsiglia si mostra quale autentico esempio di come l’arte porti con sé sempre, laddove ci siano intelligenze pronte a coglierne il potenziale, un messaggio capace, anche quando apparentemente complesso, di generare una comunicazione sana e trasparente.

Optical Room e Interactive Portrait è stato ideato dall’Associazione Culturale GrandHotel di Pescara, con il supporto, oltre che di Metamer Luce+Gas, di YBRAND, HUB, Yoruba::diffusioneartecontemporanea, Hotel Salus e di SummitVai di Pescara.