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Dalla Nuova Didattica Popolare a mORALE di Cosimo Veneziano

A Guilmi, piccolo comune della provincia di Chieti di 428 abitanti, dal 2007 Federico Bacci e Lucia Giardino portano avanti il Guilmi Art Project (GAP): un impegnato progetto di residenza artistica finalizzato alla produzione di un’opera che – come specificato nella mission dettata dai due curatori – “si ponga in dialogo a vari livelli col paese e/o con la comunità”. GAP non prevede un application form e il percorso che conduce gli artisti invitati all’abitazione di Bacci e Giardino, allo svolgersi concreto della residenza, è lungo, lento e complesso. Durante l’anno è fondamentale la ricognizione sul territorio, ma soprattutto che in seguito a queste visite nascano affinità fra l’artista, il luogo e la comunità, affinità tali da mettere in moto azioni, processi e flussi che inneschino una sorta di trasformazione sociale e culturale, dove l’opera, al termine di questa esperienza, si configuri quale traccia di un’energia umana e non solo artistica.

L’edizione 2017 di GAP ha visto l’agire dell’artista torinese Cosimo Veneziano che ha ideato mORALE, un vero e proprio museo dove, tuttavia, non si conservano oggetti o opere ma la memoria stessa degli abitanti di Guilmi circa la loro esperienza con il mondo dell’arte e con GAP. mORALE  è, pertanto, un museo orale e diffuso nelle case dei guilmesi. Conforme allo spirito della residenza, l’idea di Veneziano nasce dalla vicinanza e da alcuni incontri avvenuti l’anno precedente con Pietro Gaglianò relativamente all’invito, esteso anche ad altri artisti, di interpretare, attraverso l’illustrazione, le interviste, le testimonianze e le tracce di quanto raccolto nel tempo dal critico e studioso dei linguaggi contemporanei, circa la Nuova Didattica Popolare.

La Nuova Didattica Popolare è un fondamentale progetto, anima stessa del GAP, nato nel 2013, pensato da Federico Bacci e Lucia Giardino proprio per Pietro Gaglianò, in virtù della filosofia che il critico da anni persegue, indirizzata a proporre un agire dell’arte “orizzontale”, di cui la NPD ne è esempio concreto e riuscito. La Nuova Didattica Popolare non è un tradizionale progetto educativo e non ha come prerogativa l’aggressiva idea di innalzare il livello culturale degli abitanti di Guilmi. Gaglianò, alla stregua di un regista, con NPD crea, di volta in volta, uno spazio di mediazione fra gli artisti in residenza, il loro agire, la loro produzione e gli abitanti del borgo, uno spazio comune e d’incontro dove scorrono immagini, statiche e in movimento, selezionate al fine di mostrare come l’arte possa essere un’alternativa alle narrazioni dominanti. Ci tiene a sottolineare Gaglianò che per lui ogni uomo può essere critico, un pensiero che lo accosta, sebbene con le dovute e doverose specifiche, a quello di Beuys che vedeva in ogni individuo un possibile artista, ossia un creatore con il dovere di plasmare il sociale. Se in ogni uomo non può esserci un artista, può esserci però per Gaglianò il desiderio di sviluppare kritikḗ, ovvero la possibilità di scegliere e giudicare in autonomia, per tale motivo il suo metodo pedagogico, affine in molti aspetti a quello warburghiano accosta immagini di cultura alta ad altre di matrice popular riuscendo a sollecitare in tal modo uno spirito di osservazione latente. Il vero risultato della Nuova Didattica Popolare si misura, non solo nella verifica di una maggiore attenzione acquisita da parte dei guilmesi circa le immagini dell’arte, ma soprattutto nella partecipazione da parte della comunità, nella frenesia dell’attesa per questi incontri, sempre più seguiti, la cui atmosfera è impossibile da descrivere. L’immagine dell’edizione 2017 di NDP è stata realizzata dalle artiste Isabella e Tiziana Pers, fondatrici (con Giovanni Marta) di Rave, East Village Artist Residency, a Soleschiano di Manzano, in provincia di Udine, che hanno ritratto primissimi piani di occhi di umani e animali abitanti a Guilmi.

Tornando a mORALE. Cosimo Veneziano, sollecitato dalla filosofia generale sulla quale il GAP si è costruito nel tempo, dalle esperienze della NPD, incalzato dagli interrogativi che Federico Bacci e Lucia Giardino gli hanno posto: che cos’è l’oggetto artistico? cosa possono comunicare l’arte e/o l’arte contemporanea? come può quest’ultima fungere da decodificatore ai fatti della storia passata, della società contemporanea e anche delle piccole comunità come Guilmi? come demistificarla evitando logiche di consumo ed inserirla in un discorso di senso, anche rapportato al paese? l’agire dell’artista si può intendere come etico? ha senso parlare di opera d’arte come processo conoscitivo? ha risposto proponendo, come primo step al suo lavoro, una sorta di indagine finalizzata a scoprire dove fossero state allocate le opere realizzate dagli artisti delle precedenti edizioni e il loro stato di conservazione. Tuttavia, ciò che Veneziano ha inteso sondare realmente è se effettivamente i guilmesi, nel corso degli anni, avessero concretamente compreso di essere stati parte attiva di un processo artistico e dunque constatare il senso di valore assegnato all’opera – se e quando percepita tale – dai cittadini di Guilmi. In questo discorso non rientrano però soltanto manufatti e oggetti d’arte realizzati negli anni, ma Veneziano ha inteso come tali anche le testimonianze di relazioni intrattenute con gli artisti. Può succedere pertanto, che entrando nelle case dei guilmesi, secondo un percorso preordinato e stabilito dall’artista, regolarmente trascritto su mappa come in vero museo, (e accompagnati da ragazzi con tanto di maglietta come fossero hostess) ci si imbatta, oltre che in una qualche piccola opera, in signore intente a preparare il pranzo o a guardare la TV pronte a raccontarti tutto quello che ricordano e devi sapere sul GAP e su quelle curiose presenze che ogni estate invadono e animano le strade del loro addormentato paese. Si troverà una foto nascosta nella dispensa della cucina del bar/ristorante che sembra essersi fermato agli anni Sessanta, un’altra appesa in un soggiorno, altre opere chiuse nel cassetto della scrivania del Sindaco e non esposte per motivi “burocratici”, ma chiunque incontrerai a Guilmi per mORALE ti racconterà la storia che si cela dietro quell’oggetto – anche se – dobbiamo dirlo, potrebbe anche succedere che qualcuno non apra la porta.

L’importanza dell’oralità come strumento primario di socialità, come elemento fluido e trasformativo, antagonista rispetto alla fissità della parola scritta; l’oralità come storicamente appannaggio dei contesti e delle tradizioni popolari e atto di resistenza di una comunità che decide di raccontarsi e non farsi raccontare; infine come verifica dell’acquisizione di proprietà di linguaggio relativa all’arte, per vagliare se la centralità dell’opera possa avere un senso in un contesto come quello guilmese e in generale nei luoghi decentrati e nelle periferie dell’arte.

Con queste parole Federico Bacci, Lucia Giardino e Cosimo Veneziano affrontano con ironia e leggerezza temi fondanti al sistema dell’arte certamente ma che, a loro volta, aprono riflessioni serie sul vivere contemporaneo, e determinati e specifici luoghi che rischiano di perdere identità. 

Naturalmente mORALE ha una sua sede principale nel centro di Guilmi, dove sono esposte le serigrafie delle immagini fotografiche di ogni casa/cellula museale, opere di Cosimo Veneziano. Sia mORALE sia Nuova Didattica Popolare hanno un merchandising attraverso il quale è possibile sostenere il Guilmi Art Project (GAP).

Per visite e ulteriori informazioni

https://guilmiartproject.wordpress.com/about/

 

 

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