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Nove domande ai critici | Claudio Libero Pisano

Per fortuna ci sono gli artisti: condividi, e in che misura, questa intonazione o inno che dir si voglia?
Condivido sicuramente! Se ci sono gli artisti ci sono tutti a seguire. Senza artisti non esisterebbero curatori, critici, gallerie, musei…..

Considerando la “liquidità” della nostra epoca, quali sono, se ci sono, i limiti del soggetto artista?
Non esisterebbero limiti per un artista. Ma quello che vedo oggi è una triste rinuncia del proprio potenziale. Hanno finito per comandare gli ultimi della filiera e gli artisti si sono messi in coda….

Qual è il tuo filo diretto con l’artista, il suo mondo, la sua vita privata? Ti sei mai innamorato di un artista?
Sono un curatore e per come concepisco il mio lavoro la relazione con l’artista è decisiva. I progetti sono sempre il risultato di questa intesa. Se non scatta meglio rinunciare. Entro nel suo mondo, vedo come lavora, cerco di capire ogni cosa. Mi innamoro dei progetti e della poetica di un artista.

“Eppur mi son scordato di te”, cantava Lucio Battisti, o un’amnesia momentanea: chi ne ha fatto le spese quel giorno?
Ne ha fatto le spese la lingua italiana, e le parole non hanno più il loro senso. I critici fanno un lavoro e i curatori un altro. Lavorano entrambi per un fine ma non fanno la stessa cosa. Esiste qualche raro esempio di personalità che assolve a entrambi i compiti, ma sono rari appunto. Il critico è un teorico, studia fenomeni e restituisce una teoria sull’arte del presente o del passato. Il curatore è un tecnico, vive la sua vita professionale accanto all’artista, costruisce con lui progetti. Sembra quasi che ci si vergogni un po’ di essere solo curatori e si aggiunge la qualifica di critico per rendere più chic la semplice artigianalità del ruolo di curatore. Dovrebbe esistere un’autorità che sanzioni l’uso improprio dei termini.

22 lezioni di vita imparate leggendo Harry Potter, o è sempre meglio il nostro Pinocchio? Chi è il Geppetto dell’arte?
Per limiti anagrafici e per consapevole scelta letteraria resto ancorato a Pinocchio. Non esistono padri amorevoli pronti a perdonare sempre il figlio discolo. Penso piuttosto che in arte ci sia qualche Pinocchio, che diventa buono solo dopo aver visto le conseguenze dei suoi atti sull’amico Lucignolo; qualche raro, noioso, Geppetto; poche Fatine buone e fuori dal tempo. Vedo, in compenso, lunghe code per vestire i panni del Gatto e la Volpe. Scarsi i pretendenti per la parte di Mangiafuoco, meno cattivo di come lo hanno sempre disegnato.

Qual è il difetto migliore nell’artista di successo?
Sono opportunista e quindi penso che il successo di un artista sia, per qualche strana combinazione, anche il mio. Non esistono difetti e il successo è un problema o una risorsa solo dell’artista. Per competenza e per scelta mi occupo solo di arte. Niente a proposito di come si gestisce un artista di successo.

A chi “l’uomo del Monte” dice si? A chi dice no?
L’uomo del Monte è Babbo Natale, se ci credi ricevi regali e inviti gratis alle mostre, se non ci credi sei fuori. E te la sei cercata.

 “Alla mediocrità chi ci pensa?”, si domandava Carmelo Bene…….
Non la vedo, penso ad altro.

Predicare bene e razzolare meglio….un trend?
Trovare una collocazione e mantenerla per il tempo giusto, non per sempre, anche solo per un po’. Ma saper star fermi intorno a un’idea, un punto di vista è cosa rara. Molto rara.